EGEO, il solo nome mi incuteva terrore.
Essai che il T.rex era deciso, nonostante i miei tentennamenti:" Acquacheta é in grado, benissimo."Eppoi voglio andare a rifare il teak in Turchia chè mi hanno detto che sono bravissimi e non ti spellano" aggiunge lapidario. Raggiungiamo un compromesso, Settembre e Ottobre, il MELTEMI non dovrebbe esserci più. "Si va bene, ma voglio fare anche il Peloponneso, ci sono stato da ragazzo con tenda e gommone, é bellissimo, voglio ritornarci. eppoi si fa Creta e risaliamo verso Rodi e quindi Marmaris"
"sisi va bene amoremio, come comandi tu, ma dovremo comprarci un fiocco"
"zut, va bene così, se proprio proprio, c'é il fiocchettino di Landicchia, quasi una trinchetta". Affermazioni in libertá.
Ingenua.
A Kalamata faceva molto caldo, i primi giorni di settembre, quando l'aereomobile, da una Roma sovrastata da nubi, lampi e tuoni, mi consegnò tra le braccia di Acquacheta e del capitano, nonchè tra le zampe del mozzo Greta, quell'anno eletta a nostra compagna di navigazione (povera ignara).
Stavo malissimo, anche fisicamente, perché quando sono in ansia, il mio fisico si ribella. Avevo letto commenti, richiesti da me, sul nostro andar per Creta e compagnia bella, con un 34 piedi. Lapidari.
"Non lo fate, soprattutto se non siete mai stati in Egeo. Eppoi, se proprio volete, un fiocco, un doppio strallo per la tormentina, una randa con tre mani...." insomma, quanto basta per farsi venire il mal di pancia.Partiamo dunque da Kalamata, lui arzillo, il mozzo, ignaro, io, con un cuoricino piccolissimo. Nessun consiglio ascoltato, anzi, una mattina mi sento tuonare" ma icchemenefoiodelfiocco, servirâ dú volte, solo la fatica di tirar giù questo genoa...."
Si passa Capo Matapam illesi, con un venticello quasi a favore intorno ai 12 15 knt, gradevole, ci fermiamo a Porto Cayo.
C'ero già stata lì, tanti anni prima, con una barca a vela di 17 metri, ma, giuro, non ricordavo nulla, perché quando si va in giro con quella roba lì, e, ovviamente, con equipaggio nutrito, anche se "nostrale", non ci si accorge di nulla, e, soprattutto, non si apprezza nulla, perché qualche maschio, prima di te, ti toglie di mano qualsiasi cosa tu stia facendo, in qualsiasi situazione dicendo: "lascia stare, faccio io". Fanculo maschi imbrancati, io mi ero appena fidanzata e me lo potevo permettere. Potevo tranquillamente fare a meno di scotte, drizze, timoni, tormentine, ormeggi, di tutto. Ci avevo da fare, io, a bordo, altro che scotte, drizze, tormentine, timoni.....
C'ero già stata lì, tanti anni prima, con una barca a vela di 17 metri, ma, giuro, non ricordavo nulla, perché quando si va in giro con quella roba lì, e, ovviamente, con equipaggio nutrito, anche se "nostrale", non ci si accorge di nulla, e, soprattutto, non si apprezza nulla, perché qualche maschio, prima di te, ti toglie di mano qualsiasi cosa tu stia facendo, in qualsiasi situazione dicendo: "lascia stare, faccio io". Fanculo maschi imbrancati, io mi ero appena fidanzata e me lo potevo permettere. Potevo tranquillamente fare a meno di scotte, drizze, timoni, tormentine, ormeggi, di tutto. Ci avevo da fare, io, a bordo, altro che scotte, drizze, tormentine, timoni.....
Porto Cayo, che billizza di posto, fuori dal mondo, eppure, una nicchia riparata da tutto, fuorché dal Sudest, orlata di vette altissime. Sparavano. Lì sparano sempre, me lo ricordavo, e l'eco si rifletteva tra le vette. Credevo fossero echi di battaglie mai estinte tra paesi arroccati tra i monti, famiglie in guerra da anni.
Illusa.
Caccia era, di frodo, fuori periodo, alle quaglie ed altri poveri volatili, forse anche conigli selvatici. La riprova erano la moltitudine di cani stipati in piccoli contenitori trainati da fuoristrada, parcheggiati dietro alla spiaggia. Ci passiamo due giorni, perché, invero, il luogo é fascinoso, e le taverne sulla spiaggia sono accoglienti, anche se durante il giorno, il vento gira quasi dal mare e ci fa ballare un po' e ci avvicina moltissimo alle barche stanziali ormeggiate alle boe, ma la notte tutto tace. Poi, dobbiamo andare ad Est, Kithyra, Creta.
Mi ero attrezzata con una chiavetta internet, per il portatile. Fino a quel momento, per i meteo, ascoltavo Olympia Radio, ed é grazie a quei meteo che ho imparato le mie prime parole in greco moderno: Βόρεια (Vorio, Nord) βορειοδυτικά (vorioditikì, NordOvest) Τέσσερα (tessera, quattro) τοπικα Πέντε (topika pende, localmente 5) Kalì (calmo). Rassicurante. ma é un meteo letto alla velocitá della luce, perchè i mari, in Grecia, sono numerosi, ed ognuno ha la sua peculiarità. Inoltre, anche nello stesso mare, Il bollettino del mare greco, inoltre, differenzia spesso nello stesso mare, zone diverse, in base alla longitudine e latitudine, con tanto di gradi, insomma, é una fatica sovraumana stargli dietro. Meglio guardare una carta dettagliata.
Ora ho le carte e i siti meteo.
Peccato che il consulto a porto Cayo fu per la prima volta, con una connessione praticamente inesistente (erano due anni fa, adesso le cose sono migliorate) e non ci capii nulla, essendo, in questo campo dei siti meteo greci, completamente vergine. C'erano, ad un certo punto della giornata, pomeriggio, freccettine gialle, provenienti proprio dalla direzione in cui volevamo andare noi, Elafonissos. A dire il vero qualcosa avevo capito, nel pomeriggio ci sarebbe stato un forza sei contrario, ma poi sarebbe cambiata l'intensità, non era chiaro se a crescere oppure decrescere. Al T rex avevo timidamente chiesto, quando, per tirar su le vele la mattina, aveva giustamente scelto di andare alla rada più a Nord, visto che fischiava, e anche a gettare l'ancora, per far le cose con calma: "Ma sei sicuro????"
Ora ho le carte e i siti meteo.
Peccato che il consulto a porto Cayo fu per la prima volta, con una connessione praticamente inesistente (erano due anni fa, adesso le cose sono migliorate) e non ci capii nulla, essendo, in questo campo dei siti meteo greci, completamente vergine. C'erano, ad un certo punto della giornata, pomeriggio, freccettine gialle, provenienti proprio dalla direzione in cui volevamo andare noi, Elafonissos. A dire il vero qualcosa avevo capito, nel pomeriggio ci sarebbe stato un forza sei contrario, ma poi sarebbe cambiata l'intensità, non era chiaro se a crescere oppure decrescere. Al T rex avevo timidamente chiesto, quando, per tirar su le vele la mattina, aveva giustamente scelto di andare alla rada più a Nord, visto che fischiava, e anche a gettare l'ancora, per far le cose con calma: "Ma sei sicuro????"
Siiiiiii qui ci rompe, iammuncenne, si va ad elafonissos.
Zitta, perché non ero attrezzata per replicare. in tutto questo, il mozzo Greta era con me, orecchie basse, come dico io, ad "elmetto", come per indicare perplessità, e sguardo rassegnato.
Navigazione frizzantissima, una mano, da me imposta, di bolina larga, con genoa (una cosa abnorme, giusta per i nostri mari) rullato. Ci sentiamo dei ganzi, la barca sbanda e corre, lasciandosi dietro schiuma bianca. Poi il vento si fa assente, veramente, in mezzo al golfo.
Accendiamo il motore, "dai che tra un po' arriviamo, è finito tutto." Lui dice.
Accendiamo il motore, "dai che tra un po' arriviamo, è finito tutto." Lui dice.
Io ho in memoria quelle freccettine gialle che non mi convincono affatto, ma taccio, anzi dico: amoremio, tanto si va a motore, che ne dici di un'altra mano? tutti sappiamo che "apré midì..."
Sbuffa, ma poi ascolta, ascolta sempre, quando la voce è perentoria, e non incerta, questo è il segreto, il tono di voce, perchè ormai Lui conosce ogni sfumatura, della mia voce.
Si prende la seconda (e ultima) mano..... per inciso, a me garbano le rande con tre mani, ora non va più di moda, anche se la seconda riduce di molto, ma non mi piace lo stesso, però tanto con il velaio ci ha trattato Lui e quindi taccio.
Meno male.
A sette, otto miglia da Elafonissos (leggi capo Maleas) si scatena il finimondo, prima 30, poi 40 knt in facca e onde di due, tre, forse quattro metri, ovviamente in faccia anch'esse, in un attimo. Forse esagero, non avevo dietro il metro, ma ricordo perfettamente che queste maledette si arrotolavano sulla prua di Acquacheta e dopo averla fatta sbatacchiare ben bene, la attraversavano tutta per andarsi ad infrangere sul pozzetto e tutto quello che c'era dentro, timoniere compreso.
IDIOTI.
Con il senno di poi sarebbe stato ragionevole puggiare e fare rotta verso il lato ovest di Kithira, percorrerlo tutto, e andare ad ormeggiare nella baia Sud dell'isola, in barba all'acqua da percorrere, ancora. Ma mancavano solo poche miglia alla meta.......
IDIOTI.
Con il senno di poi sarebbe stato ragionevole puggiare e fare rotta verso il lato ovest di Kithira, percorrerlo tutto, e andare ad ormeggiare nella baia Sud dell'isola, in barba all'acqua da percorrere, ancora. Ma mancavano solo poche miglia alla meta.......
E' stupido perseverare verso l'obiettivo programmato, quando il meltemi si incattivisce (era scritto, ma non ero stata in grado di leggerlo, il giallo è forza sette, ma poi ho imparato che sottocosta e nei golfi é anche forza otto), soprattutto con una barca piccola, anche se marina, e soprattutto ancora, se non si ha armato un fiocco; bisogna presentargli il sedere, al meltemi arrabbiato, a meno che non ci si trovi a mezzo miglio dalla meta, allora si può fare quasi tutto).
Insomma per percorrere cinque miglia abbiamo impiegato più di cinque ore, vale a dire, neanche un miglio all'ora, randa e motore, perchè il genoa rullato era inservibile e non stringeva un tubo.
"Ora si disalbera" ho pensato più volte mentre esseri invisibili ed urlanti abbattevano la barca in orizzontale e la falchetta entrava abbondantemente in acqua.
"Ora si fonde il motore" ho pensato più volte mentre il povero arrancava al max dei giri sulle montagne russe liquide.
In quell'occasione ci è tornata comunque comoda l'esperienza di volte passate, anche se vissute in situazioni diverse, per certi versi peggiori.
Mai farsi sopraffare dalla stanchezza, dal freddo e dalla debolezza.
Allora si fanno turni al timone di 40 minuti ciascuno, e mentre uno sta fuori a puntare i piedi, orzare e puggiare per contenere i danni, e a prendersi secchiate di acqua, l'altro sta chiuso dentro, ad asciugarsi, cambiarsi, pulire gli occhiali dalla crosta di sale, rifocillarsi, scaldarsi un po' abbracciando il mozzo peloso che in queste situazioni trova sempre un posto ottimo dove incastrarsi e non ruzzolare.
Due cerate ciascuno, ci siamo consumati, e se ce e fossero state tre, sarebbero servite.
Alla fine un miraggio all'orizzonte, ricoperto dalla nebbiolina che fa il mare spazzato dal vento. Sembra irraggiungibile, eppure è li che si approssima al rallentatore.
Una spiaggia favolosa, candida. In retroguardia dune altissime vegetate. In avanguardia, un mare che cambia colore e che, si vede, se ci arriveremo diventerà turchese.
La cosa incredibile è che ci avviciniamo, ed il mare cala un po', non ci sono più le onde che a me sembravano giganti, però...... onda ce n'è ancora, spumeggiante, e l'immagine è quella di una distesa biancoblu che passa al biancoturchese.
Ma quando accidenti finisce sta roba, dobbiamo buttare l'ancora sulle dune per stare un po' in pace?? Eppure ci son due barche a vela, ormeggiate vicino alla spiaggia. Se ci stanno loro ci staremo anche noi, è il pensiero di entrambi.
Insomma per percorrere cinque miglia abbiamo impiegato più di cinque ore, vale a dire, neanche un miglio all'ora, randa e motore, perchè il genoa rullato era inservibile e non stringeva un tubo.
"Ora si disalbera" ho pensato più volte mentre esseri invisibili ed urlanti abbattevano la barca in orizzontale e la falchetta entrava abbondantemente in acqua.
"Ora si fonde il motore" ho pensato più volte mentre il povero arrancava al max dei giri sulle montagne russe liquide.
In quell'occasione ci è tornata comunque comoda l'esperienza di volte passate, anche se vissute in situazioni diverse, per certi versi peggiori.
Mai farsi sopraffare dalla stanchezza, dal freddo e dalla debolezza.
Allora si fanno turni al timone di 40 minuti ciascuno, e mentre uno sta fuori a puntare i piedi, orzare e puggiare per contenere i danni, e a prendersi secchiate di acqua, l'altro sta chiuso dentro, ad asciugarsi, cambiarsi, pulire gli occhiali dalla crosta di sale, rifocillarsi, scaldarsi un po' abbracciando il mozzo peloso che in queste situazioni trova sempre un posto ottimo dove incastrarsi e non ruzzolare.
Due cerate ciascuno, ci siamo consumati, e se ce e fossero state tre, sarebbero servite.
Alla fine un miraggio all'orizzonte, ricoperto dalla nebbiolina che fa il mare spazzato dal vento. Sembra irraggiungibile, eppure è li che si approssima al rallentatore.
Una spiaggia favolosa, candida. In retroguardia dune altissime vegetate. In avanguardia, un mare che cambia colore e che, si vede, se ci arriveremo diventerà turchese.
La cosa incredibile è che ci avviciniamo, ed il mare cala un po', non ci sono più le onde che a me sembravano giganti, però...... onda ce n'è ancora, spumeggiante, e l'immagine è quella di una distesa biancoblu che passa al biancoturchese.
Ma quando accidenti finisce sta roba, dobbiamo buttare l'ancora sulle dune per stare un po' in pace?? Eppure ci son due barche a vela, ormeggiate vicino alla spiaggia. Se ci stanno loro ci staremo anche noi, è il pensiero di entrambi.
Ah, buttare l'ancora con 40 nodi di vento era una sensazione sconosciuta. Capisci subito se ha preso e non c'è bisogno di fare tremila prove con il motore. stop, indietro piano stop, indietro piano catena indietro, più forte, più forte..... guarda le mire.....
Niente di tutto questo, non importa neanche aspettare che la barca sia completamente ferma. La butti, mandi giù rapidamente catena, la barca si traversa fino a superare i 180 gradi, senti un colpo, la barca si raddrizza alla velocità della luce, spengi il motore, basta, brindiamo.
Non ho scattato neanche una foto al paradiso terrestre che ci aveva accolto. Eravamo troppo presi a far festa e a riempirci gli occhi di quello splendore, a scaricare la tensione accumulata. Poi non sono mai stata una che fotografava, di più il T. Rex; l'Egeo mi ha fatto cambiare anche in questo, giorno dopo giorno, fino a che non ho deciso di scrivere qualche pensiero in libertà, a proposito di quello che si prova, navigando in quel mare, toccando quei posti, incontrando quella gente.
E poi, visto che quello che stavo vivendo, non mi bastava, ho cominciato a scrivere anche qualcosa di quello che avevo già vissuto "unn'avessi, un giorno, a dar di barta e dimenticarmi tutto, sarebbe un peccato".
E quindi, basta poco, adesso, riguardare una foto appesa ad un muro, oppure seguire sulla rete le avventure di due entusiasti ragazzi che da giorni, prima di dormire, per un attimo pensano che fra poco dovranno doppiare Capo Maleas, con un misto di apprensione e di curiosità (beh, quest'ultima cosa me la sono immaginata io ma penso di andarci vicino, a come stanno le cose), per spalancare le porte che contengono i miei ricordi, e lasciarli correre su un foglio elettronico. Mi piace, mi fa stare bene. Grazie ragazzi, per avermi spalancato qualche porta.
Da quel giorno, e per più di un mese, il Meltemi lo abbiamo avuto sempre a favore, facendoci galoppare come neanche i nostri quattro equini messi insieme.
Ed arrivare a Creta è stata un'emozione indescrivibile
Non ho scattato neanche una foto al paradiso terrestre che ci aveva accolto. Eravamo troppo presi a far festa e a riempirci gli occhi di quello splendore, a scaricare la tensione accumulata. Poi non sono mai stata una che fotografava, di più il T. Rex; l'Egeo mi ha fatto cambiare anche in questo, giorno dopo giorno, fino a che non ho deciso di scrivere qualche pensiero in libertà, a proposito di quello che si prova, navigando in quel mare, toccando quei posti, incontrando quella gente.
E poi, visto che quello che stavo vivendo, non mi bastava, ho cominciato a scrivere anche qualcosa di quello che avevo già vissuto "unn'avessi, un giorno, a dar di barta e dimenticarmi tutto, sarebbe un peccato".
E quindi, basta poco, adesso, riguardare una foto appesa ad un muro, oppure seguire sulla rete le avventure di due entusiasti ragazzi che da giorni, prima di dormire, per un attimo pensano che fra poco dovranno doppiare Capo Maleas, con un misto di apprensione e di curiosità (beh, quest'ultima cosa me la sono immaginata io ma penso di andarci vicino, a come stanno le cose), per spalancare le porte che contengono i miei ricordi, e lasciarli correre su un foglio elettronico. Mi piace, mi fa stare bene. Grazie ragazzi, per avermi spalancato qualche porta.
Da quel giorno, e per più di un mese, il Meltemi lo abbiamo avuto sempre a favore, facendoci galoppare come neanche i nostri quattro equini messi insieme.
Ed arrivare a Creta è stata un'emozione indescrivibile


