venerdì 19 giugno 2015

Leros. Domenico Mikanovios


Questo è il secondo anno che siamo di base a Leros. Dopo, non si sa. I programmi, oramai, sono delle pie illusioni. Di per certo, rimarremo in questo mare, che, pur con le sue asperità, offre qualcosa che altrove, in questi ultimi anni, non abbiamo trovato, e, che ci piace.

Leros è un'isola del Dodecanneso, sconosciuta ai più. Ai turisti di terra, intendo. Chi va per mare, la conosce sicuramente. Ma, anche loro, a volte, i naviganti, se vi capitano per la prima volta, senza viverla, almeno qualche giorno, rischiano di prendere un abbaglio. "Accidenti, sono arrivato a Tirrenia! " Ha esclamato il mio amico Claudio, mentre la barca si avvicinava a Lakki, ed i palazzoni Bianchi, di tipico stile fascista, svettavano sopra i pini, le tamerici, gli olivi. Insomma, erano cospicui e dicevano, si, hai centrato il Way Point, spengi quel gps, fai come si facevaunavolta e non sprecare batterie inutilmente.

Da vicino, poi, questi palazzi appaiono abbandonati, fatiscenti. O meglio, gli occhi vedono, per primi, quelli abbandonati, fatiscenti. Chissá perchè, gli occhi, ci vogliono male. O bene. Forse, in Grecia, nell'Egeo remoto, vorrebbero solo farci vedere casine bianche e blu, e chiesette, arroccate sui monti, sedie multicolori, tovaglie a quadretti, ninnoli e parei di seta che sventolano in aria, nelle botteghine. Il blu del cielo, lo smeraldo del mare, il bianco dei sassi e delle poche spiagge. Leros anche no. è verde, di alberi e di campi. qualche sedia colorata, i parei (pochi) in vetrine riparate, indossati da manichini. Come da noi È vivo. Abitato tutto l'anno da molte persone, e questo, si percepisce, vivendoci qualche giorno. Ti accorgi che quel palazzo bruttissimo è una scuola vociante di adolescenti. Quell'altro è una galleria d'arte. Quell'altro ancora, la sede di mostre fotografiche. quell'altro.... un centro commerciale, no, non come lo intendiamo noi, ma una sfilza di negozietti dove vendono tutto. Alcuni accessori per la casa, altri, ferramenta, altri, arie condizionate, altri computer, altri, stereo e Autoradio. Altri.....non è possibile, una clinica odontoiatrica, a Leros, e pare funzioni anche bene, per cose complicate, così mi hanno detto Cettina ed Enzo, una sera, sulla barca di Piera e Loris (loris lo conoscevamo 25 anni fa, per lavoro, e per regate a bocca d'Arno, come è piccolo il mondo). Tiro un sospiro di sollievo. Il dente molto malato, che non avevo fatto in tempo a curare in Italia,  mi sta concedendo una gradita tregua. Forse proprio perchè ha saputo che anche qui esiste qualcuno che può intervenire su di lui, senza estrarlo. Dente, tiè. Ti sistemo io, e ti sistema Leros.

Arrivo dal T., un mercoledì notte. Distrutta. Dalle cose dell'Ovest. Dormo due giorni interi, cullata dal din  din familiare del lazy jack sull'albero. Poi, però, cominciano i lavori. A Leros si sta per lavorare, mica per poltrire.


Abbiamo trovato, in paese, una catena italiana, in acciaio galvanizzato, con tanto di certificazione. La marca, è di quelle note. Che bellezza, possiamo sostituire la nostra, ormai tutta rugginosa e, soprattutto CORTA. No, altri due giorni e due notti nelle cicladi, con 55 nodi di vento, alla ruota con rocce o altre barche sempre lì, incombenti, a girare come una trottola sempre a sentire uno scossone e poi STUMP prima a mano destra e poi a mano mancina, non ce li vorrei più passare. Anche se poi, si fa l'abitudine a tutto e la stanchezza prende il sopravvento. Le lezioni servono. Le voci delle esperienze passate vanno ascoltate. Le orecchie, in Acquacheta, son sempre dritte, come quelle dei cani.
100 metri son pesanti, però, soprattutto se non te li possono scaricare davanti alla barca. Si lanciano messaggeri, si fanno pochi metri alla volta. passo passo. Peccato che così da 100 son diventati 500, prendendoli a piccole dosi.


Meno male che a cena non devo cucinare e lavare i piatti. Rosa e Manolis ci accolgono a braccia aperte, e, come sempre, ci trattano come figli. Una volta si paga (pochi euro) e una volta no. La conversazione è, rigorosamente, con loro, in greco, non sanno neanche una parola di inglese, e forse conoscono quattro vocaboli in italiano. Faticoso, ma anche di grande soddisfazione. Annoto tutti i nuovi vocaboli imparati sull'ipad, con la traduzione. Mi piace più che consultare il dizionario.
DOMENICO MIKANOVIOS esclama manolis vedendoci arrivare con lo scooter, lui, non abituato a vederci così attrezzati. Merito del motore fuoribordo ormai morto e la distanza che separa l'ormeggio di Acquacheta, proprio sotto al fanale verde d'entrata, dalla taverna di Rosa e Manolis. Al T. non garba camminare, cede alla tentazione di un motorino a noleggio, e diventa così un Biker, un Mikanovios, appunto.


Dueparole sulla Kritikos Taverna sento il dovere di esprimerle, per gratitudine, per affetto, e anche perché penso di fornire un'utile informazione a tutti coloro che sbarcano a Leros. 
La taverna si trova proprio di fronte all'entrata del marina di Evros. Rosa e Manolis, fino all'anno scorso, facevano solo polli arrosto, e cuocevano due uova ai pescatori che d'inverno, tengono le loro barchine lì davanti. Una taverna invernale, quindi, ricavata nel garage di casa con tanto di pavimenti di graniglia e arredamento anni 50. Poi, per dare una mano ai figli, hanno costruito un fuori, estivo. Che non riescono a valorizzare. Non si sanno far vedere. Ho detto: " rosa, qui vi conoscono solo per il pollo, per il kotopoulos, fai delle foto ai piatti che cucini, ed esponile fuori, grandi, con i prezzi accanto".


che so, minestra di fagioli, fasolakia, e polpo in agrodolce


Moussakà saporitissima e leggerissima, e polpette di zucchine


insalata dell'orto, verde , marouli, appunto, con olive e cipolle, sempre dell'orto, condita con salsa di olio di creta, mostarda e lime, dell'orto anche quello. E tante altre cose, che, se uno entra un minimo in confidenza, può anche andare a controllare in cucina, scoperchiando le pentole. Certo, bisogna affidarsi a quello che ha cucinato lei, quel giorno, e buttare da una parte lo scarno, stereotipato menù, ma funziona sempre.
Se qualcuno vi capita, faccia pure il nostro nome, le pentole potranno essere scoperchiate senza indugio.


La generosità di queste persone è enorme. Chiediamo di comprare dell' olio dei loro olivi di creta, e dobbiamo inventarci teatri metafisici per pagarlo. tutte le sere, il mikanovios porta in barca un presente, quando il basilico, quando l'aglio, quando il formaggio caprino (e lì, c'è stato veramente da combattere).
Insomma. Amici. 


Fare cambusa a Leros è un godimento, specie se si è mikanovios. Salendo un po' nelle stradine esistono negozi di frutta e verdura levantini, pieni di colori e di ogni ben di Dio. Mancano solo gli specchi a raddoppiare la scena, e ti sembra di essere a Tunisi, oppure a Creta. Eppoi quest'anno ha fatto la sua bella entrata un negozietto che macina un caffè per la Moka, profumato e squisito, e vende vino bianco biologico molto buono. 
I lavori son terminati, non saremo mai perfetti, ci sarà sempre qualcosa che non è per il giusto verso.
Gigi e Nicla, tornati da Amorgos, ci aspettano ad Arcanghelos. Il piede marino ancora si deve riprendere, lottiamo in rada per armare le vele, e si va.


Ha ragione Francesca quando definisce, questo grande luogo, questa combinazione di sassi, vento, cielo e mare, quartiere Egeo. Tutti insieme e poi ognuno a casa sua, e per la sua strada, per ritrovarsi, poi, prima o poi. Stupendo.


e suonare il violino con il proscutto, in rada, l'ho visto fare solo qui



Ad Arcanghelos.





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