martedì 22 settembre 2015

Ios. quella senza acca

o

Avevo vent'anni. L'estate si avvicinava e nei corridoi della mia facoltà, nelle aule e nelle sale studio, le disquisizioni sulle mete di vacanza erano il principale argomento di conversazione, secondo solo alla Fiorentina. D'altra parte erano quasi tutti maschi, cosa ci si poteva aspettare di diverso?
La Grecia era molto gettonata, nei desideri e nelle parole di tutti.
Mykonos, Paros, tra le isole più rammentate. Dai, si va si va, vespa e sacco a pelo, che ce ne importa della tenda? tanto in Egeo non piove mai, d'estate.
Ios, però, le batteva tutte.
"Ad Ios son tutte ignude" dicevano i ragazzi con gli occhi sognanti " si, ma non confondiamoci. Ios senz'acca. Quell'altra no, quell'altra è seria, per vecchietti". Quest'ultimo riferimento era per Chios, l'ho capito solo qualche anno fa. Allora di Grecia non me ne interessavo, avrei voluto, ma andavo con i miei genitori in barca a zonzo per la Corsica e la Sardegna, un mese tutta per loro, contro gli altri undici che passavo per conto mio. Immaginavo quindi che nell'infinito mare greco ci fosse un'isola che si chiamasse Hios. Un'isola grande e severa, dove non c'erano sacchi a pelo, musiche e, soprattutto tutti erano vestiti da capo a piedi.
Ios, quella senz'acca, la pensavo magnifica. Lo è. Lo è soprattutto a fine settembre. Lo è quando per arrivarci ti sei fatto tre ore con vento a 45 nodi. si, le carte davano un po' di rosso, ma noi, inebriati dalle esibizioni della Callas e di Nureiev, su Mar(t)e, e mettendo il naso fuori, la mattina, ci eravamo detti che ciò non poteva essere, perchè il rosso compariva anche lì, dove eravamo all'ormeggio.
Stupidi.
Eravamo su Marte.Lì il rosso è domestico. 
Altrove no.
La rotta da Skinoussa ad Ios porto sfiora Iraclia e procede lungo il canale tra le due isole passando da Nord. 
calma piatta. con il rosso nel sangue, e soprattutto nelle carte, ciò appare stonato. non degno della Callas, che, vegliando su di noi, mi suggerisce, con i toni suoi, quelli da usignolo, di acchiappare il binocolo, e guardare oltre. A Nord. E a nord, oltre la punta di Iraclia,  il mare è bianco. non sono paperelle. Sono onde, vere. E le avremo in faccia. non faccio in tempo ad avvertire il T. di questa situazione, squilla il telefono. No, non il telefono. Il Vhf. è Hans. ha visto quello che ho appena visto anche io. glielo ha bisbigliato Nureyev, volteggiando, di acchiappare il binocolo, a lui.
la decisione è immediata. Unanime. 
Al porto ci andremo un'altra volta. Giriamo le prue. Si va a Ios Sud. Si va a Manganari.



mai decisione fu così azzeccata. Il rosso, marziano, arriva rapidamente, ma altrettanto rapidamente si trasforma in verde ( venusiani? addirittura) e forse anche in qualche altro colore, in qualche altro pianeta, in qualche altro alieno dispettosissimo. Lo sappiamo. È colpa di Ios, l'isola matematica, quella che moltiplica le forze. La sorella di Amorgos. Secondo me se Amorgos ed Ios, invece di essere così distanti, fossero vicine, farebbero una rivoluzione. facciamocele prestare. Per metterle in tasca. e tirare fuori all'occorrenza, quando qualcuno ci dà noia.
onde frangenti alle nostre spalle, leggiamo 38 nodi sul segnavento, ne facciamo 8 noi di velocità,  con fiocco ridotto, son 46. E come sempre le foto più belle sono quelle che ci rimangono in testa, andare giù a prendere la macchina fotografica ci appare una follia, come pure scattare una foto senza mani.
Manganari è meravigliosa, e ci accoglie a braccia aperte, con zero vento, stranamente. E, ancor più strano, quello zerovirgola proviene da Sud. Dal mare. Assenti le famose raffiche da terra, dalle montagne. Pasticci Venusiani. Verdi (forza otto beufort, secondo il meteo locale HNMS) come ramarri.
Manganari è una delle spiagge più famose di Ios, una di quelle sognate dai miei amici, più di trenta anni fa. Come è cambiato il mondo, ma si, forse è anche la stagione tarda, ma non sono del tutto sicura di questo. A terra, i ristoranti sono per metà chiusi. I pochi turisti passeggiano, in costume, senza sottofondo musicale. la taverna, che ha lo stesso nome di quella accanto, e di quella accanto ancora, entrambe chiuse, ci ospita festosa. tre equipaggi. due ormai in flottiglia da giorni, uno aggiunto, all'ultimo momento, verso sera. Una bella sorpresa, Francesca e Giovanni.
A tarda notte ci salutiamo, noi vorremmo andare al porto, a visitare la chora, e vedere il tramonto dall'alto. Loro, dal porto, hanno appena sradicato i fermi. vogliono muoversi dove li porta il vento. 


La mattina seguente tentiamo l'approccio. Le istruzioni, sia di Francesca che di Nicla, combaciano. Due donne, una sicurezza. Se non è in darsena, preferibilmente il più vicino possibile al Carrefour, via. Tentate un'altra volta. Le miglia che ci separano dal porto sono rafficate. L'effetto  Manganari è svanito. Il verde non esiste più, permane il rosso. in faccia non fa piacere. E, soprattutto, valorizza i consigli delle Signore. La darsena, quella dei consigli, è strapiena. Il piano B. prevede Milopotamus, rada accanto al golfo che ospita il porto. Torniamo indietro, si butta l'ancora su sabbia e poi, vento, raffica quanto ti pare. Tiriamo su la Capote, lo spryhood, come si dice per fare i ganzi, Meltemi, ciao, ciao, oramai ti conosco, e mi sento un po' Cetto Laqualunque.


E a Milopotamous arriva Carlo.
Meraviglioso Carlo.
Drammatico Carlo.
Doveva accadere, prima o poi.
È accaduto.
È stato un piacere.
Lo sarà ancora.



Ios seduce persino il pigro T. che, all'inizio riluttante, ma poi sempre più convinto, si lascia portare alla fermata del Bus, dentro al bus, che si inerpica su per la strada, poi dentro alla chora, su per le stradine.


È pomeriggio. I pochi turisti sono in spiaggia, la chora è semideserta, i locali, tantissimi, troppi, devo dire, chiusi. Solo qualche negozietto e qualche caffè sono aperti.
È un isola per ragazzi, è evidente. Numerose le birrerie ed i sottoscala dove si fanno i tatuaggi. Si, i miei amici ci avevano visto giusto, all'epoca



Però questo sabato pomeriggio la Chora è ritornata in mano loro, le persone che ci abitano


E anche la sera. Ceniamo in una piazzetta, tutta ricoperta da una pergola di uva e bucanvillee, accanto alla grande chiesa dove si sono appena celebrati i battesimi di alcuni bambini. Tanti, a giudicare dagli invitati, credo tutto il paese, e dai babbi e le mamme che vanno in giro carichi di pacchi e pacchettini


E anche la mattina dopo. Quella delle elezioni, è teatro di un battesimo, nella chiesa in alto, vicino al cielo. Una bimba, come suggeriscono i metri di tulle rosa, adagiati sulle ripide scalette.
"venite, non siate timide" ci invita la mamma, in cima alle scale, bellissima, nella sua tunica bianca, con la bimba in braccio, mentre sorride, mentre il fotografo le fa mettere in posa, sullo sfondo blu. Niente effetti speciali, per queste foto. Non servono.



Il tramonto, ce lo hanno consigliato da qui. Ci hanno consigliato bene. Persino il vino è squisito e la musica, nei giusti toni, è quella di Ennio Morricone. Facciamo i complimenti per il locale, siamo gli ultimi ospiti, il giorno dopo chiuderà. Mia moglie  ha studiato a Firenze, ci dice il boss, si, la signora dolce, con i lunghi capelli biondi, che, pochi minuti prima, si è offerta di scattarci delle foto, nel sunset.
Ingrid ed Hans sono estasiati. Che ce ne importa di andare a Santorini, dopo aver visto tutto ciò?
Non si può non essere d'accordo.


Questa è stata per noi, la Ios senz'acca. quella giovane.
beh, il prossimo anno..... acche, e acche ancora. E chissà che non ci garbi!












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