Spesso ci chiedono:" ma cosa fai mentre navighi???"
Io rispondo:" bah, che domanda, navigo, non basta???" Si perché la barca va da sola, ma insomma insomma un po' di attenzione ce la dovrai pur mettere. è come se ti chiedessero:" ma cosa fai mentre guidi???" molte meno cose di quando navigo, di sicuro. Non posso guardare il paesaggio, devo tenere il volante sempre nella posizione giusta, perché le strade son strette e fare a cozzi con uno che viene nell'altra direzione, oppure finire giù da una scarpata, è il tempo di un attimo di distrazione. e poi i semafori, le teste che ti svicolano davanti, i motorini, uno stress insomma. A navigare non sempre si tiene il timone in mano, c'è l'autopilota, le velocità sono modeste, si fa in tempo a scattare e prevenire guai; però c'è da regolar le vele, guardare la rotta di qualcuno e prendere le mire, controllare la carica delle batterie, fare pipì, andarsi a prendere un cappellino, guardare la rotta, dire al T. che oramai i suoni acuti non li sente più, che deve pigiare su Track del pilota automatico per seguire la rotta segnata, Guardare l'angolazione del vento sullo strumento e fare somme, sottrazioni e radici quadrate perchè da una parte abbonda e da quell'altra scade, menomale che le derive da piccina mi hanno fatto venire il sedere sensibile, come mi canzona l'invidioso T. E ascoltare il soffio del vento, sentire lo sciacquettio dell'onda ed emozionarsi quando un refolo più consistente fa inclinare e scattare in avanti la barca che sembra abbia preso il volo:"quantosifa, quantosifa????"
Sottocosta in particolare c'è sempre un gran daffare. Chi passa a destra, chi a sinistra, ma secondote chi ha la precedenza? (il T. non conosce le regole, e non solo in mare) e la rete, e la secca, ma si passa a destra oppure a sinistra come é meglio?, si guardano tre diverse cartografie, si discute si letica e si fa la pace, c'è tempo per decidere insieme, insomma non ci si annoia.
Per non parlare poi quando di vento ce ne è tanto, ma questo è un altro film, qui si descrivono delle giornate-tipo.
Poi, all'ancora, oltre a dormire, mangiare, fare il bagno, leggere e scrivere, c'è sempre un po' di teatro a cui assistere, vedere le altre barche ormeggiare è molto interessante, se non ti vengono addosso, nel qualcaso è molto coinvolgente:" ma quello ormeggia alla viareggina, con marcia avanti??? secondo me un gli prende, ormeggiare alla viareggina è un arte" " così poca catena???? contento lui. menomale che è a poppa" "certo, come può sperare che gli prenda, se va indietro come un tranvai ed ancora l'ancora non ha toccato il fondo"e così via. Il bello che tutte queste considerazioni, spesso e volentieri, si rivelano errate, infondendoci il dubbio che forse siamo solo noi l'unico equipaggio ad essere "punito" con una bella spedata, se non eseguiamo in maniera perfetta le manovre di ancoraggio. Boh.
Talvolta, in mancanza di queste occasioni di dibattito, ci diamo da fare per crearci da soli qualche diversivo ed aggiungere un po' di pathos alla nostra banale esistenza, ma procediamo con ordine.
Lasciata la confortevole cuccia del Leros Marina, che ha ospitato Acquacheta ed il T. per una ventina di giorni ad agosto, procediamo verso la dolce Lipsi. Grazie Francesca e Giovanni, per l'ottimo suggerimento, andiamo infatti ad ancorare in una bella baia a Sud est, a noi sconosciuta, tranquilla e dorata, con un'ottimo fondale di sabbia e ben riparata dal Nord Ovest. Che strano pensare che due punte più ad ovest ci sia il mondo, il pigiapigia di barche e barchini, mentre qui siamo soli, proprioproprio no
ci fanno compagnia questi chiassosi volatili che sembran corvi, ma non lo sono,non fanno cracra, ma un verso più simpatico, forse si tratta di gazze o taccole.
L'ora del tramonto ci regala riflessi dorati sulla parete e la lunga fila di scogli che orlano la baia. Il T. si mette ad osservare le barche da pesca ed i gullit che passano tra gli scogli, gli piace studiare le situazioni, più a destra, più a sinistra, al centro, potrebbe tornare utile, nel caso volessimo girare l'isola da nord e risparmiarci un po' di strada.
Io scuoto la testa, son fifona, i fordali bassi mi fanno venire le palpitazioni, tanto se domani si va a Patmos non conviene passare da nord, dico.
Ad un certo punto uno yacht a motore attraversa l'istmo sotto osservazione, non va velocissimo, ma neanche troppo piano e dopo l'istmo si blocca. E' successo qualcosa.
È una sensazione terribile, anche se non si vive sulla propria pelle, sulla propria barca, angoscia ed enorme dispiacere, anche se sai che nessuno è in pericolo di vita, ma tutte le barche sono vive, persino quelle lì, e ti metti nei panni del comandante, che si spera sia anche l'armatore, perchè almeno così non lo licenzierà nessuno.
Per fortuna passano in quella zona tanti pescherecci, e anche barche turistiche, lo yacht è subito circondato da gommoni e barchini che lo legano a terra, ed un Gullit si ferma a distanza e noi supponiamo che abbia caricato a bordo gli ospiti sfortunati, e abbia fatto loro la cena, e forse portati a terra, chissà. Il danno non deve essere enorme, Il cantiere Agmar è a poche miglia, sarebbe arrivata subito, anche se la notte si approssima, una nave per il traino; se possono aspettare la mattina è buon segno. Con il cuore stretto ma un po' risollevati da queste riflessioni andiamo a dormire.
La mattina dopo il primo pensiero è per lei, la barca ferita, e per il suo equipaggio. È sempre lì, ormeggiata, la prua un po' bassa, deve aver imbarcato acqua, ma la nave da traino è a neanche mezzo miglio, ce la faranno. Ecco, non era questo il diversivo di cui parlavo, ovviamente, ne avrei fatto volentieri a meno, di assistere a tutto quanto. Procedo con cose più amene, e con il VERO diversivo, quello cioè partorito dalla nostra perversa mente.
Salpiamo, sì, per andare a Patmos si fa il giro dall'altra parte, pericolosissimo quel passaggio tra gli scogli e le isole alla punta sudest di Lipsi, non lo fate, girate larghi, anche se si tratta di fare molta strada in più e sembra di tornare indietro.
Con il fiocco sempre armato, ho avuto la meglio, senza dover fare sceneggiate, sul T. che voleva armare il genova, allegramente sboliniamo verso Patmos, le andature strette sono fatte per Acquacheta, avremo deciso di fermarci nella baia a sud di Skala, dove non siamo mai stati.
Il luogo è veramente incantevole, uno specchio d'acqua circondato da rocce ed isole, ci sono molte barche, per lo più addossate al villaggio, ma è tutto molto silenzioso, niente gommoni, motoscafi, moto d'acqua. Idilliaco. Le barche sono tutte attaccate a grandi boe rosse, solo un grande motoryacht e un bastimento a vela sono sull'ancora, lontani dalle spiagge.
Ci attacchiamo ad una boa libera accanto ad un bellissimo Supermaramu olandese, e brindiamo, "stasera si va a cena a quella trattoria là," dico al T. "le boe son sicuramente sue, guarda un po' che nome c'è scritto sopra, sai non vorrei fare figuracce".
Il T. afferra il binocolo e comincia ad ossevare le grandi boe "sisi, hanno tutte lo stesso nome, deve essere quella taverna lassù.......c'è scritto prlive, che nome, nooooooooo c'è scritto prive, le boe son tutte private" e si precipita a prua per leggere lo scritto sulla nostra, di boa"Prive", naturalmente, per quale motivo avremmo dovuto esser diversi?????
E qui si comincia, con il diversivo.
"spostiamoci ora, allora, mangiamo e ce ne andiamo"
"certo, qui c'è molto fondo, e più in là siamo troppo a riva, dove la mettiamo l'ancora?"
E allora invece di mangiare si acchiappa il binocolo in cerca di un buon posto per ancorare" Laggiù, tra quelle due" "io proverei là invece, c'è anche caso che il fondo sia buono".
"certo che con tutte queste boe è un casino".
Dopo una mezz'ora di discussione a digiuno, una barca inglese ci toglie da ogni impiccio. Si ancora decisa davanti a noi, l'ancora sembra aver preso.
"bada ganzi questi inglesi, conoscono il posto, sicuramente" Sentenzia il T. con ammirazione.
Questa manovra ci tranquillizza un po' c'è speranza, mangiamo finalmente facciamo il bagno e poi mi metto a prua a fare un pisolo. dopo una mezzoretta apro un occhio e vedo la nobile poppa inglese ad un centimetro dalla nostra prua. Il loro motore è già in moto, levano l'ancora, ci riprovano.
"accidenti, hanno tirato su una foresta, qui non tiene" il commento del T. emerso dalla cabina
e allora si ricomincia, con il binocolo in mano, a scrutare le mosse della barca che si sposta in cerca di un posto migliore "ecco, lo sapevo, ora va lì dove avevo pensato di andare io, non è mica un piro, l'inglese, ale, prendi il portolano e studia un'altra baia, se ci cacciano di qui almeno siamo preparati".
Non prendo il portolano.
La barca inglese gira, gira, ci riprova laggiù, e un po' più in là, noi la seguiamo con apprensione, poi torna verso di noi, e mentre un'altra barca nuova in arrivo acchiappa la boa sulla nostra poppa, capitola e si rassegna a prendere l'ultimo Prive rimasto libero.
Certo, che se devo bacarmi e smoccolare per ancorare e poi domattina scopro che la nostra boa è libera, o, peggio, ci si è attaccato un tedesco, mi inca........ppero
Se arrivano di notte gli chiedo se ci possiamo attaccare a loro, di notte non possono farci spostare.
ale, aspetta a calare la pasta, non vorrei arrivassero mentre mangio.
si, ma quanto devo aspettare?
buio, buio
Ombre, anzi, boe rosse.
ora puoi calare
che scemi.











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