martedì 29 settembre 2015

Master and Commander

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Il porto di Ayos Kirikos, ad Icaria, costa sud   - Sporadiorientali, è una trappola per topi. Intendiamoci. Si tratta di un porto. Con Diga foranea, aavamporto, Banchina commerciale. Banchina per i traghetti. 
Solo l'Est- Nord est può dare fastidio, far entrare mare. Il meltemi - Nord, talvolta nordovest, ci va giù duro, è risaputo. Le Alte montagne che sovrastano la cittadina, ne raddoppiano l'intensità. Il mare è piatto, ma diventa bianco, onde basse e schiumose, violentissime; le ancore devono essere ben salde. Per non danneggiare le barche. La terra è il peggior nemico di una barca. Non è un detto e basta. È vero, se non è tutto a posto. Se non hai ormeggiato come si deve.
il porto, comunque , è creato per i bastimenti e per i grossi pescherecci, Che si ormeggiano all'inglese, non buttano l'ancora, cioè,  lungo la altissima diga foranea, oppure per i traghetti, che stanno due minuti  fermi sulle cime di poppa, anch'essi senz'ancora, ma facendo mulinare, con motori a tutta forza, le loro eliche, fabbricando, di conseguenza, turbolenza nell'acqua, che si traduce in onda, onda che entra dentro, onda che non si spiaggia, perdendo forza, perchè la spiaggia non c'è, c'è una gradinata di pietra, al suo posto, bella ma perfida. L'onda baldanzosa si approssima ai bianchi gradini di granito, schiuma, ritorna indietro. e tu, soprattutto la tua barca, la deve accogliere. Meglio che può.


Non è giorno di meltemi. è uno dei motivi per cui siamo qui. I venti son da sud, ma, nell'aria, c'è molta elettricità. ti pare che ci sia il sole, ma è un abbaglio, dura poco, si tratta di un buco blu, tra le nuvole. grigie e nere. Sono quelle nere a non garbarmi. Non si arrotolano sull'acqua, ma potrebbero. Il temporale, quando arriva, manda il vento in confusione. Si, potrebbe farlo venire anche da est, anche da prua, o, peggio, da nordest, da là, dove la nuvolona stanziale sopra alla rupe che ci sovrasta, nerissima, potrebbe decidere di allargarsi. E sarebbero problemucci. Perchè farebbe entrare onda e abbatterebbe le prue di lato. prua su prua che pigia, ancore che lavorano, affaticate, su un fondale che fa i capricci, non tiene bene. il cemento è lì. Ad un passo. Ed è duro.



La cittadina è veramente bella. Diversa, dalle altre visitate fino a questo momento. Sa di ruspante, come il pollo buono. I turisti, adesso, non ci sono proprio. Ma la piazza è vivace, è domenica, dopo la messa son tutti lì, a godere del sole, ad appropriarsi dei loro spazi, davanti ad un caffè metrio.famiglie intere.


La piazza la vedrò dopo. Nel silenzio delle ore di religione, cammino, per la prima volta sola, quest'anno, in cerca di paesaggi, situazioni.

E mi sembra di esser ritornata piccina, all'Elba. I sassi, che continuo a chiamare sassi, nonostante gli studi, sono quelli. Quelli di casa mia, della mia infanzia.


Torniamo al porto, al protagonista di questa piccola storia vera, al porto che osserviamo dal caffè, affollato, dopo che le chiese hanno rilasciato i fedeli. i posti di transito, comodi, perchè vi è acqua e, se si è di buona volontà, anche corrente, per barche a vela, sono quattro. uno, intesta di molo, all'inglese( legato a prua e poppa sul pontile, senza ancora) e gli altri tre con l'ancora. La terza barca, quella più interna, deve pescare poco. non tanto per il fondale in banchina, che è oltre ai tre metri, quanto che, se si butta l'ancora alla giusta misura, fuori, senza sovrapporsi alle catene altrui, si attraversa un basso, veramente basso. E ci si incaglia. L'altro moletto interno che si vede nella foto, parallelo alla diga foranea, è gremito di barche locali, ognuna attaccata al suo masso di cemento, sott'acqua, riconoscibile, in superficie, grazie ad una boetta dai colori sgargianti.
Torno indietro, mi spiego meglio, partendo da noi, dal nostro ancoraggio, in calma di vento, con i goccioloni di pioggia sulle nostre teste, non attrezzate. Entriamo, alla solita velocità di 1,5 nodi, quella dei porti sconosciuti, quella che non sai cosa ti aspetta, nell'incedere.
Il portolano del Rod non segna pericoli. Lui lì, il Rod, non c'è stato, chiaramente. Se ci fosse stato sarebbe un criminale. Entriamo nel porto interno, sapendo che, qualora non vi fossero opportunità di ormeggio lì, torneremo fuori e ci sistemeremo, in qualche modo, protetti dalla diga foranea, quella lunga, quella che ripara da Sud. la piccola massicciata di sassi che raddoppia la difesa del porto interno, è insidiosissima. Qualche sassone deve essere franato , bisogna passare molto discosti. cento metri almeno. Ma anche dall'altra parte, quella del moletto e della gradinata, bisogna guardarsi. Il fondo è tutto buche e rialzi, fangoalghe e sassi. Quelli che fanno scivolare via l'ancora.. Testa del molo è occupata. Peccato.
chiediamo all'unica barca all'ancora se secondo loro c'è fondo, lì accanto. Ci dicono di si. usciamo fuori. buttiamo l'ancora. Poca catena, non tiene. molliamo l'ormeggio, il gigante buono che ci ha preso le cime dice, mentre ci aiuta a mollarle, no, non vi preoccupate, vi aspetto.
e noi andiamo ancor più fuori, oltre ai massi della diga interna. Son cinquanta metri di catena, ora tiene. Bene. Grazie gigante, grazie vicini di barca. Israeliani. Parliamo. Ci garbano. la mattina dopo riparliamo. ridiamo insieme, poi Ci salutiamo, loro prendono un'auto a noleggio e vanno a fare un giro.
Torniamo al caffè, ad una piccola barca francese, due tenerissimi ragazzi che si ormeggiano accanto a noi, la mattina dopo, quella mattina che ci vede gli unici guardiani del molo.
I ragazzi hanno commesso il nostro primo errore. Poca catena.



Arriva il traghetto. Non perdona. La sua onda, che non si arresta neanche quando è fermo ed imbarca motrici e vetture, costringe i ragazzi a stare piegati sul molo, le braccia tese a tener lontana la poppa della simpatica barca. Il T. corre, mezzo minuto ed è già lì, a controllare acquacheta e ad aiutare i ragazzi a mollare gli ormeggi. Lo osservo, dalla mia poltroncina di vimini. Pago, sono pronta a scattare, se qualcosa non quadrasse. Un attimo ancora, ed il T. è a prendere le loro cime dalla testa del molo, quel posto ganzo, dove non si butta l'ancora, lasciato vacante qualche ora prima dal precedente inquilino.
tutto tranquillo, si pranza, si riposa. 
alle cinque del pomeriggio, è un attimo, giro la testa, e c'è una piccola barca a vela accostata agli israeliani, ancora in giro per le bellezze dell'isola. La barca non ha ancora, si tiene a prua a quella israeliana, a poppa, è legata alla bitta in testa di molo. la piccola francese, dietro, è guardinga.
Il T. dice, nel suo inglese imparato qui in Grecia, ma, funzionale: vieni accanto a noi,  tu ci riesci, ad entrare.
lui, un altro francese, solitario, risponde che va bene, a patto che il T salga a bordo, e gli cali l'ancora.
È di nuovo un attimo, vedo il T. allontanarsi sulla barchina, lo saluto, sperando di essermi definitivamente liberata di lui, ci ripenso, sto in apprensione finchè non vedo la prua francese avvicinarsi a noi, il T. a poppa, che srotola metri di cima. bene. Adesso l'ormeggio è chiuso. Decine di metri di cima francese attraversano lo specchio acqueo. Sono molto in superficie. farebbero danni a chiunque volesse avvicinarsi. Non contento il Solitario ci chiede di potersi attaccare anche a noi, con un traversino, per non avvicinarsi a terra. dove è basso e la barca stava per incagliarsi. e vabbè, perchè no, ci hai l'ancora che tiene (l'ha calata il T. memore del nostro errore commesso, quindi è a cinquanta metri dalla banchina) diamoci mano.


Tornano gli Israeliani. Ignari. Nessuno racconta loro delle ultime evoluzioni. Non c'è motivo. Il cielo è grigio ed elettrico, ma siamo in calma di vento, anche se qui tutti, sappiamo, che tra un momento o l'altro, potrebbe scatenarsi qualcosa, forse anche no, ma non ci è dato saperlo. Per fortuna non siamo padroni del mondo, noi bipedi dotati di scatola cranica, capiente, ad ospitare qualcosa dentro, che, per quanto grande, non possiede la magia di predirre il futuro, anche se prossimo.
La banchina diventa una piccola comunità, αllietata da un felino che ci ha adottati tutti. parliamo lingue diverse, quella israeliana, poi, è davvero tosta, si, c'è molto arabo, mi ha confessato la signora, la vera Admiral., ma l'inglese, anche se primitivo, e l'amore per questo mare, aiutano le nostre conversazioni.
la sera siamo tutti in piazza, sotto ai lecci, a cenare, tavolini contigui, ma discreti. Il francese (chiAmiamolo Solitario, per distinguerlo dall'altro, quello fidanzato) no. Lui è veramente spartano. Forse si cucina qualcosa di maialoso, a bordo.
Alle due di notte sento l'albero pompare, nel sonno. la catena dell'ancora accenna uno sdrong sdrong. è segno che c'è vento, un pochino, e la barca si sposta un pò, e la catena struscia sui massi erratici immersi nel fango. Ho imparato a dormire, la notte, non lo facevo mai, anni fa, sapendo
 che il T. sapeva che c'ero io, con l'orecchio teso, e quindi dormiva beato. mi sono stufata, di far la sentinella al T. o, forse, anche tranquillizzata, nelle giuste condizioni. L'ancora ha preso, mi giro, mi riaddormento.
per poco. lo sdrong sdrong impersevera, sempre di più, i fischi sull'albero pure. vabbè, ma una cosa non quadra proprio. La conversazione notturna. In francese, in inglese. Sembra di essere al mercato e sono le quattro di notte.
mi alzo, esco fuori.
La barca israeliana, accanto a noi, scade con il vento, che è temporalesco. A bordo, non i soliti tre, Ma quattro, c'è un tizio che sembra Angelo Branduardi, sulla prua, tiene una cima in mano, la Admiral Israeliana, vestita di tutto punto, con grande flemma, conversa con Angelo, ma lui è sordo, fa i cavoli suoi, mentre un'altra prua, enorme, nuova, ben visibile in uno sprazzo di luna, si presenta a novanta gradi da quella israeliana.
Accanto ci sono problemi, dico al T. che ruggisce, nel sonno, eee sono arrivati alle due di notte, quelli lì, non potevano stare a casa loro?? li ho sentiti, c'era il mondo intorno, son tornato a letto.
Li ha sentiti???? Meraviglia delle Meraviglie, devo continuare con la mia tattica diversiva.
Si, ma...... Ora, ci sono problemi, dico, mentre, il Branduardi sta fermo con la cima in mano,  la barca israeliana va per i cavoli suoi, la poppa tenuta lontano dalla banchina dalle forti braccia del gigante buono, i giovani francesi, tanto per cambiare, sono stesi a tener discosta quella grande, nuova poppa di legno, che scodinzola alla grande, dalla loro prua. motori tutti accesi, vento che si fa sentire, al traverso, ecco, quella nuvola stanziale ha deciso di venirci a trovare. E qui siamo impreparati, e qui, qualcuno, in questo buco di mondo, con questo fondale assassino, in mezzo alle rocce, alle catenarie che affollano il fondo, e ai bassi, ha deciso che doveva entrare, alle due di notte, in un posto dove un posto non c'è, invece di ormeggiarsi più fuori, in sicurezza, sottolineo, Alla grande diga, al molo dei traghettini, in mezzo, cacchio, l'avamporto è enorme e protetto.  buttando un'ancora  ed aspettare la luce. Quando s'arrivava di notte in un porto sconosciuto, tanti anni fa, ci si metteva al distributore ( qui non c'è, ma vi sono situazioni affini). Aspettando l'alba, per fare le cose per bene.. questo mare aspro, ha un pregio. Le distanze. Tutte fattibili in una giornata. Autunnale. Se arrivi alle due di notte vuol dire che ci volevi arrivare, a quell'ora. E rompere i coglioni al prossimo. A meno che tu non sia un ganzo. I branduardi, i norvegesi, non lo erano. o, per lo meno, non si sono dimostrati, quella notte.
Pretendevano di stare lì appesi. con un'ancora assente, con il temporale in arrivo, tenendosi agli israeliani, che hanno spedato, perchè la barca era grossa, molto pesante. E i fidanzati francesi dietro, a tenerli discosti
il T. ruggendo, si piazza sul molo. " hai capito il mio progetto, vero?? ed intanto gli israeliani si erano legati a noi, glielo grida il T. in italiano, io traduco, gridando, ed intanto acchiappo la cima gettata dall'admiral, e l'assicuro all nostra prua. ma agli israeliani era legata anche quell'ancora inesistente del wahalla, e che cacchio, una barca di dieci metri con una piccola delta a reggere due bestioni, con il temporale, quanto potrà durare??Acquacheta piega la prua sotto alle raffiche, ma l'ancora, tracinata dal vento e tirata dalle altre due barche, orfane, regge ancora.
Il T pronuncia una parola in inglese. due bestemmie riferite ai norvegesi  e tre parole  in italiano. A correre, per mezzora, costanti. parlo inglese solo dopo le otto, si scusa con gli israeliani, ed io traduco, per mezzora, solo le parole. Le parolacce le tralascio, tanto si intendono ugualmente. zompa sul peschereccio ormeggiato  sul nostro molo sottovento, ordina ai norvegesi di andare fuori, staccare la prua dalla barca israeliana,  ai francesi pure. i norvegesi non capiscono nulla, sono inebetiti, i francesi, invece, hanno capito tutto. ci sono voluti venti minuti di traduzione accalorata, per far capire ai norvegesi che loro dovevano prendere il posto dei francesi, in testa di molo, ed i francesi si sarebbero affiancati a loro, successivamente. Piccola barca accanto a grande barca..... comprendi???
la testa di molo è piccola per la grande barca di Odino, il T. acchiappa le loro cime e le ferma alle bitte del peschereccio, smadonnando in toscano stretto, mentre mi ordina di saltare sulla barca vichinga ( bei legni sotto ai piedi nudi, devo dire ) ed ormeggiare i francesi rapidi, all'indietro scodinzolanti. Super!!! esclama il ragazzo francese entusiasta, mentre assicuro, al buio, laluna è ormai un ricordo, una cima sconosciuta su una bitta estranea.
I vichinghi , tre, eseguono tutto lenti, come degli automi. Mi ha un po' impressionato questo loro comportamento. Non sanno dire grazie. non lo diranno neanche la mattina dopo. Credo non si siano resi conto del rompimento di coglioni che hanno provocato, a tre barche, a notte fonda, per il capriccio di mettersi lì, dove diceva il portolano, quel Rod hikell che nemmeno c'è stato, vaffanculo anche a lui.
nel frattempo gli israeliani sono ancora legati alla nostra prua. La loro ancora, oramai inutile, è sul musone di prua. Ma ora siamo dritti. due no, ma Una barca la possiamo reggere. all'alba, cioè dopo un'ora, escono fuori, ancorano nuovamente. Sul pontile compare anche il solitario, in tenuta da tempesta, a raccogliere le cime. Bonjour, gli diciamo. Lui riceve, sorride, mostrando una bocca un po' sguarnita, mi fa simpatia, il furbone.

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l'admiral israeliana fa il caffè per tutti. Anche noi, mettiamo sul fuoco due moke, ce le beviamo, dribblando con eleganza il beverone israeliano.
Ed il T. da quel momento, è stato chiamato da tutti (no, i vichinghi no) Capitain, anzi, Master.
però. master e commander per una notte, anche se non c'erano i cannoni, anche se non eravamo nei mari del sud. C'erano i Francesi, si, ma non eravamo in guerra. Master and Commander, vabbè, ridimensioniamo; un Attempato diportista, che si ricorda dei porti nostri, quando non c'era il business, nè le trappe, nè i conforts. E si stava in terza fila. Sull'ancora, al Giglio Porto, con il temporale.








martedì 22 settembre 2015

Ios. quella senza acca

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Avevo vent'anni. L'estate si avvicinava e nei corridoi della mia facoltà, nelle aule e nelle sale studio, le disquisizioni sulle mete di vacanza erano il principale argomento di conversazione, secondo solo alla Fiorentina. D'altra parte erano quasi tutti maschi, cosa ci si poteva aspettare di diverso?
La Grecia era molto gettonata, nei desideri e nelle parole di tutti.
Mykonos, Paros, tra le isole più rammentate. Dai, si va si va, vespa e sacco a pelo, che ce ne importa della tenda? tanto in Egeo non piove mai, d'estate.
Ios, però, le batteva tutte.
"Ad Ios son tutte ignude" dicevano i ragazzi con gli occhi sognanti " si, ma non confondiamoci. Ios senz'acca. Quell'altra no, quell'altra è seria, per vecchietti". Quest'ultimo riferimento era per Chios, l'ho capito solo qualche anno fa. Allora di Grecia non me ne interessavo, avrei voluto, ma andavo con i miei genitori in barca a zonzo per la Corsica e la Sardegna, un mese tutta per loro, contro gli altri undici che passavo per conto mio. Immaginavo quindi che nell'infinito mare greco ci fosse un'isola che si chiamasse Hios. Un'isola grande e severa, dove non c'erano sacchi a pelo, musiche e, soprattutto tutti erano vestiti da capo a piedi.
Ios, quella senz'acca, la pensavo magnifica. Lo è. Lo è soprattutto a fine settembre. Lo è quando per arrivarci ti sei fatto tre ore con vento a 45 nodi. si, le carte davano un po' di rosso, ma noi, inebriati dalle esibizioni della Callas e di Nureiev, su Mar(t)e, e mettendo il naso fuori, la mattina, ci eravamo detti che ciò non poteva essere, perchè il rosso compariva anche lì, dove eravamo all'ormeggio.
Stupidi.
Eravamo su Marte.Lì il rosso è domestico. 
Altrove no.
La rotta da Skinoussa ad Ios porto sfiora Iraclia e procede lungo il canale tra le due isole passando da Nord. 
calma piatta. con il rosso nel sangue, e soprattutto nelle carte, ciò appare stonato. non degno della Callas, che, vegliando su di noi, mi suggerisce, con i toni suoi, quelli da usignolo, di acchiappare il binocolo, e guardare oltre. A Nord. E a nord, oltre la punta di Iraclia,  il mare è bianco. non sono paperelle. Sono onde, vere. E le avremo in faccia. non faccio in tempo ad avvertire il T. di questa situazione, squilla il telefono. No, non il telefono. Il Vhf. è Hans. ha visto quello che ho appena visto anche io. glielo ha bisbigliato Nureyev, volteggiando, di acchiappare il binocolo, a lui.
la decisione è immediata. Unanime. 
Al porto ci andremo un'altra volta. Giriamo le prue. Si va a Ios Sud. Si va a Manganari.



mai decisione fu così azzeccata. Il rosso, marziano, arriva rapidamente, ma altrettanto rapidamente si trasforma in verde ( venusiani? addirittura) e forse anche in qualche altro colore, in qualche altro pianeta, in qualche altro alieno dispettosissimo. Lo sappiamo. È colpa di Ios, l'isola matematica, quella che moltiplica le forze. La sorella di Amorgos. Secondo me se Amorgos ed Ios, invece di essere così distanti, fossero vicine, farebbero una rivoluzione. facciamocele prestare. Per metterle in tasca. e tirare fuori all'occorrenza, quando qualcuno ci dà noia.
onde frangenti alle nostre spalle, leggiamo 38 nodi sul segnavento, ne facciamo 8 noi di velocità,  con fiocco ridotto, son 46. E come sempre le foto più belle sono quelle che ci rimangono in testa, andare giù a prendere la macchina fotografica ci appare una follia, come pure scattare una foto senza mani.
Manganari è meravigliosa, e ci accoglie a braccia aperte, con zero vento, stranamente. E, ancor più strano, quello zerovirgola proviene da Sud. Dal mare. Assenti le famose raffiche da terra, dalle montagne. Pasticci Venusiani. Verdi (forza otto beufort, secondo il meteo locale HNMS) come ramarri.
Manganari è una delle spiagge più famose di Ios, una di quelle sognate dai miei amici, più di trenta anni fa. Come è cambiato il mondo, ma si, forse è anche la stagione tarda, ma non sono del tutto sicura di questo. A terra, i ristoranti sono per metà chiusi. I pochi turisti passeggiano, in costume, senza sottofondo musicale. la taverna, che ha lo stesso nome di quella accanto, e di quella accanto ancora, entrambe chiuse, ci ospita festosa. tre equipaggi. due ormai in flottiglia da giorni, uno aggiunto, all'ultimo momento, verso sera. Una bella sorpresa, Francesca e Giovanni.
A tarda notte ci salutiamo, noi vorremmo andare al porto, a visitare la chora, e vedere il tramonto dall'alto. Loro, dal porto, hanno appena sradicato i fermi. vogliono muoversi dove li porta il vento. 


La mattina seguente tentiamo l'approccio. Le istruzioni, sia di Francesca che di Nicla, combaciano. Due donne, una sicurezza. Se non è in darsena, preferibilmente il più vicino possibile al Carrefour, via. Tentate un'altra volta. Le miglia che ci separano dal porto sono rafficate. L'effetto  Manganari è svanito. Il verde non esiste più, permane il rosso. in faccia non fa piacere. E, soprattutto, valorizza i consigli delle Signore. La darsena, quella dei consigli, è strapiena. Il piano B. prevede Milopotamus, rada accanto al golfo che ospita il porto. Torniamo indietro, si butta l'ancora su sabbia e poi, vento, raffica quanto ti pare. Tiriamo su la Capote, lo spryhood, come si dice per fare i ganzi, Meltemi, ciao, ciao, oramai ti conosco, e mi sento un po' Cetto Laqualunque.


E a Milopotamous arriva Carlo.
Meraviglioso Carlo.
Drammatico Carlo.
Doveva accadere, prima o poi.
È accaduto.
È stato un piacere.
Lo sarà ancora.



Ios seduce persino il pigro T. che, all'inizio riluttante, ma poi sempre più convinto, si lascia portare alla fermata del Bus, dentro al bus, che si inerpica su per la strada, poi dentro alla chora, su per le stradine.


È pomeriggio. I pochi turisti sono in spiaggia, la chora è semideserta, i locali, tantissimi, troppi, devo dire, chiusi. Solo qualche negozietto e qualche caffè sono aperti.
È un isola per ragazzi, è evidente. Numerose le birrerie ed i sottoscala dove si fanno i tatuaggi. Si, i miei amici ci avevano visto giusto, all'epoca



Però questo sabato pomeriggio la Chora è ritornata in mano loro, le persone che ci abitano


E anche la sera. Ceniamo in una piazzetta, tutta ricoperta da una pergola di uva e bucanvillee, accanto alla grande chiesa dove si sono appena celebrati i battesimi di alcuni bambini. Tanti, a giudicare dagli invitati, credo tutto il paese, e dai babbi e le mamme che vanno in giro carichi di pacchi e pacchettini


E anche la mattina dopo. Quella delle elezioni, è teatro di un battesimo, nella chiesa in alto, vicino al cielo. Una bimba, come suggeriscono i metri di tulle rosa, adagiati sulle ripide scalette.
"venite, non siate timide" ci invita la mamma, in cima alle scale, bellissima, nella sua tunica bianca, con la bimba in braccio, mentre sorride, mentre il fotografo le fa mettere in posa, sullo sfondo blu. Niente effetti speciali, per queste foto. Non servono.



Il tramonto, ce lo hanno consigliato da qui. Ci hanno consigliato bene. Persino il vino è squisito e la musica, nei giusti toni, è quella di Ennio Morricone. Facciamo i complimenti per il locale, siamo gli ultimi ospiti, il giorno dopo chiuderà. Mia moglie  ha studiato a Firenze, ci dice il boss, si, la signora dolce, con i lunghi capelli biondi, che, pochi minuti prima, si è offerta di scattarci delle foto, nel sunset.
Ingrid ed Hans sono estasiati. Che ce ne importa di andare a Santorini, dopo aver visto tutto ciò?
Non si può non essere d'accordo.


Questa è stata per noi, la Ios senz'acca. quella giovane.
beh, il prossimo anno..... acche, e acche ancora. E chissà che non ci garbi!












lunedì 21 settembre 2015

vita su Mar(t)e ? Life in Mars?




Il mio amico Carlo descrive i navigatori di queste zone, egeomeridionale, in questo periodo, come dei marziani. Ecco, forse lui si riferiva al fatto che in fondo, siamo rimasti in pochi, e le rade, i porti,  sono quasi tutti per noi, anche se non sempresempre. A volte i marziani viaggiano in gruppo, riempiono gli anfratti, si buttano sulla tua ancora, per il gusto di esser vicini. Ma, ciò è accaduto due ore orsono, non è il momento di parlarne. Piuttosto, nei giorni scorsi, ho avuto anche io l'impressione di essere sbarcata su Marte. Per un motivo differente.


I marziani hanno cominciato a manifestarsi a Koufonissi, nelle Piccole cicladi. La bellissima isola che abbiamo visitato, in due anni, per la terza volta. intanto, il meltemi infuriava, sollevando una fitta polvere fine e rossa, come deve essere quella di Marte, che, mulinando per aria, prima in verticale, poi in orizzontale, come una nube ardente semisolida, si abbatteva dentro alle barche all'ormeggio. Nonostante Acquacheta fosse blindata e serrata, ci sono voluti tre giorni, per togliere quella polvere, dal letto, dalla dispensa, dai cassetti. Non abbiamo avvistato nessuna astronave, ma mi immagino uno sbarco, al tramonto su katokufonisi, nel rosso del sole e della terra portata dal vento, quello reale e quello prodotto dai reattori o campi di forza o quelchediavolo sono, che sbuffano, mentre il disco volante sfiora il suolo. I marziani sono affamati, e si leticano per uno strano alimento, una gelatina nettarina, e, tanto per cambiare, macchiata di rosso, come il sole, come la roccia, come le Ciliege. 
I marziani hanno i capelli ritti, tinti di bianco, quel punto di colore che neanche David Bowie era riuscito a trovare. Il loro ghigno è agghiacciante. Sono solo maschi.
Il T preoccupato, soprattutto dal fatto che non vede femmine, di quella razza, e quindi sospetta che siano tutti, per così dire, aggressivi, incurante del meltemi, decide di partire, di portarmi in salvo. Hans è d'accordo. "non sopportavo più quella polvere rossa che mi entrava anche nelle mutande", dice.
E aggiunge " il vento è alle spalle, andiamo a Sud".


Skinoussa è un'altra piccola Ciclade, si decide di andare a Sud, in una baia dove siamo già stati la scorsa estate. A pensarci bene, ma questo mi viene in mente solo dopo che abbiamo ancorato sia noi che Aeolus, non è un posto sicuro, nel senso, potrebbero esserci anche qui i marziani. Lo scorso anno credo di averne avvistati un gruppetto, evanescente, praticamente invisibile, che faceva la spola tra una bellissima, isolata villa sulla spiaggia ed un motoryacht molto somigliante ad un'astronave, e, cosa ancor più strana, legato ad una boa, si, una boa, in mezzo alla piccola rada. un'astronave leggerissima, chissà di che materiale era fatta. Tutte donne, cioè, sembravano donne, e bambine. 
L'astronave non c'è, adesso, ci siamo solo noi. ha però lasciato un macabro segno: una enorme ancora ammiragliato piantata in maniera inamovibile, sul fondo sabbioso, una catena di maglia ragguardevole ed una cima lunghissima, nuova, per fortuna non galleggiante. Tornerà??
Il T. non ha dubbi:" andate, andate a passeggiare. io sto qui, sorveglio".
Lo sbarco, e, soprattutto l'atterraggio, non è dei più semplici. Fin dai primi passi ci rediamo conto di essere prigionieri della spiaggetta bellissima; gli ombrelloni, due o tre, le eleganti sdraio aperte, vuote. sono le ore del sole, queste, eppure, non c'è nessuno a godersele. un muro infinito di pietre squadrate sbarra la nostra salita; Attenti al cane, avvertono inequivocabilmente minacciosi cartelli posti sulle scalette, costruite con la stessa pietra squadrata dei muri.
fiori, ulivi, palme ed orti. verdissimo, roba che se non hai un dissalatore non te la puoi permettere.
beh, siamo persone perbene, non ci dobbiamo vergognare di nulla, avvistiamo due figure solide, umane, in cima alla scalinata, e chiediamo: scusate, vorremmo andare a fare una passeggiata, dove è che non disturbiamo?" 
no, no, di qua (indicando la strada lastricata, con le solite pietre, che si protende verso la penisola) no, è tutta proprietà privata. - dice preoccupata la guardiana. 
"va benissimo, andiamo verso la chora, le proprietà non ci interessano, quindi dalla parte opposta... ma... c'è un cancello.... poi dobbiamo tornare indietro, adesso è aperto, ma dopo?" 
indichiamo con tre dita degne di ET quel portone di legno massello, quell'ingresso di fort knox, quello Stargate che ci apre una via verso il mondo reale.
"andate, rimane aperto"
riluttanti andiamo. Siamo persone perbene, non ci può succedere nulla.


cammina, cammina, cammina, soli, in mezzo alla polvere rossa, eh, brutto segno, arriviamo ad una spiaggetta, deserta. Eleganti e ben costruiti  studios occupano un fronte. Disabitati. Il mare frange, di brutto, siamo sul lato dell'isola sopravento. Un cartello attira la nostra attenzione.
Non è possibile. In un'isola greca, tutti questi divieti, sono per i Marziani, sicuramente.
hans scalpita, è l'ora dell'ouzo, torniamo indietro. Domani, cambiamo baia, non vogliamo trovarci di nuovo difronte a muri, cancelli, portoni da città medioevale, per poter fare due passi.



Ecco, questa sarà la nostra baia di domani. Libera, senza recinzioni. Domani si va alla Chora, e poi si scende al porto di Mirsini, Jaro, la barca marziana, ci aspetta per una bevuta ed una chiacchierata. Su Santorini, altro che Marte.



la chora è graziosa. la raggiungiamo grazie a due replicanti cyborg, motorizzati Vespa, che ci aprono un varco tra le reti di ferro arrugginito, quelle per tener lontane le capre. Già più normale. sappiamo che al ritorno, potremmo fare a meno di loro, dei cyborg, intendo, perchè basta slegare e legare di nuovo il fil di ferro. Anche la chora è deserta, assolata, silenziosa. i pochi negozi, chiusi, solo due locali aperti, e, 
uno di loro, costituirà la nostra sosta di ritorno.
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Pensavamo, cambiando ormeggio, di esserci liberati dei Marziani. Non è stato così.
Davanti alla nostra prua, una costruzione impossibile. Priva di alcun senso logico, Funzionale. Potrebbe essere un teatro, ma, se così fosse, vi sarebbe tanto spazio inutilizzato, tra una gradinata e l'altra. "un luogo dove mettere a seccare i fichi", Ipotizza il T. Ma il numero delle piante non giustifica tutta quella superficie. Poi, quelle pietre liscie, squadrate, tutte uguali. troppo lusso per i fichi.
Siamo dall'altra parte della penisola, ne vediamo il retro. Il muro c'è sempre, ma, ad un certo punto, finisce. La spiaggia, lunga e calda, ornata di tamerici, ne è fuori.
È la notte, a regalarci la risposta, mentre ceniamo in pozzetto, in calma di vento, mentre fuori infuria, e piovono stelle cadenti.
No. Non sono stelle. sono astronavi. Portano a bordo Maria Callas e Rudolf Nureiev.. Atterrano sull'incredibile forma lastricata e si esibiscono. Per noi.









mercoledì 9 settembre 2015

Distratta




Questo secondo round di Egeo 2015 mi ha trovato distratta.
da molte cose. 
prima cosa. Una delusione cocente che non riesco a togliermi dalla testa ma me la caverò con le tenaglie perché a star male non godo e invece voglio godere finchè ne ho la forza e lo spirito.
cosa due. assistere inerme a migrazioni di persone che cercano di vivere dignitosamente, come è umano che sia. Questa è storia e da sola la storia non la cambio. La cambieranno loro, che sono tanti e pieni di voglia di fare e ricostruire altrove.
Cosa tre. Un turbinio di belle persone intorno, trovati, cercati e ritrovati ancora. Amicizie di Egeo, importanti. Si parlano tante lingue su queste coste, e ci si capisce proprio bene. Contrasti enormi. Dissoluzione e ricostruzione. E noi lì a guardare. Tamponando piccolissime cose.


Maltezana è diventata la mia Arki in mezzo all'Egeo. 
Son partita dall'Italia con questa idea nella testa. Ricordavo il moletto e le case dei pescatori, quando ci si passò davanti un anno fa, quando ci cacciarono dal porto, perchè arrivavano le barche di una famosa regata. Il moletto allora era pieno di barche da pesca, e anche la baia di barche all'ancora, più svelte di noi, recalcitranti, ad uscire dal porto, quello, di Skala, quello della Chora. Quindi andammo oltre e Maltezana rimase un desiderio. Da esaudire. Da Maltezana la chora si vede bene, in tutta la sua maestosità, e sinuosità, adagiata sul monte, come un gatto acciambellato.


A Maltezana adesso il moletto è quasi vuoto, solo qualche pigro pescatore mette a posto la barca e risistema le reti. L'unica ad uscire a pesca è una signora dai capelli rosso fuoco, innamoratissima del suo cane, che porta in barca con se'. No, non è questa, la bella pescatrice, lei è una di passaggio, che gesticola per farsi capire, sisi, cosa hai pescato oggi?? pesce pappagallo ? ok va bene . una grulla, insomma.


siamo veramente quattro gatti qui, adesso, i primi di settembre. Acquacheta, Elina, (si kiriako, si viene anche  noi, chatta Gigi da Nisiros), poi Aeolus - Too nice to meet you again - chatta Ingrid da Leros e, successivamente alle 7.00 di mattina, appena fuori da Levitha, dove, è noto, non c'è campo. Poi un Supermaramao olandese, sisi, ci conosciamo, sorride la Admiral, bella, in tutta la sua statura.
poi ancora Baloss. Doveva fare una regata. Rinuncia, per essere qui.


-A maltezana è finita la stagione - ci dice la signora dello smilzo minimarket.  - Menomale perchè ero stanchissima, ad agosto ho lavorato tutto il giorno - mi dice mollemente sventolandosi con un'antica cartolina in biancoenero della chora. - Adesso, finalmente,apro solo la mattina - 
sono incredibili gli abitanti di queste isole del Sud, fa loro fatica persino pronunciare per intero il breve saluto.  "yaa" dicono, invece di yassu, che è, evidentemente, troppo lungo.


La taverna dei pescatori, dei quali qui apprezziamo due attempati esemplari, chiude già. Facciamo in tempo a cenarvi una sera, con pesce superlativo. Cioè. Chiude, ma, al tempo stesso, non chiude. una finestra è aperta. poi, di sguincio, anche una porta. i vecchi del paese siedono con il caffè, con una birra. C'è anche un Pope inquietante, che trinca trincerandosi dietro ad uno scurissimo rayban. Magari se la sono portati da casa, la birra, magari il caffè glielo ha fatto la signora. Da noi si chiamerebbe "casa del popolo", nel vecchio senso del termine. chiusa, ma aperta ai soci. Il personale non lavora. Fa volontariato. I turisti sono, giustamente, timidi. Non vi entrano più. vanno dove le porte sono spalancate, non accostate. Niente acqua, niente corrente.
Si va a lavare le mutande alla fontana, non è una gran fatica, e, visto che ci siamo, ci si toglie di dosso anche il sale accumulato dai tuffi dalla barca, oppure, dai bagni fatti in spiaggia, dove i lettini sono gratis e una spremuta di arance fresche costa due euri. Come a Viareggio.


A skala si va con il bus. che fa l'orario che vuole e si ferma dove vuole. E fa anche da postale, fermandosi nel nulla, e carica vettovaglie, provenienti da piccolissimi orti, da stalle sperdute. sigà sigà. piano piano, e noi ci adattiamo, tanto, che ci importa?


La pigrizia è seducente e pericolosa, anche. "diamoci una mossa" dice Hans, facciamo un po' di miglia, andiamo a Vathi. giriamo l'isola e ci siamo, in questo lago spettrale, dove regna il silenzio, interrotto solo dal canto dei galli, a tutte le ore del giorno e della notte. L'acqua non è trasparente come a maltezana, era ovvio, il ricambio è lento e le rocce sono friabilissime e vanno per il verso del mare. però è pulita e calda. A mollo si potrebbero passare delle ore.


il meltemi sta arrivando. è tempo di migrare. di cambiare situazione. Amorgos ci sfila davanti, rapida, nel suo lato B, aspro e disabitato. Il monastero, l'unica macchia bianca in mezzo al giallo delle rocce. Cicladi, torniamo.

























mercoledì 22 luglio 2015

Bagninoooooo

intrappolati qui. A koufonissi. In porto. Con il vento al traverso ed un turco, anzi, due turchi maschi  con marinaio filippino accanto, che nonostante i nostri spring, nonostante siamo ben discosti, ci guardano torvi. Ad un  certo punto esclamano, notevolmente arrabbiati:" c'eravamo prima noi!". Alle trappe aggiungo io. Posti comandati. Il T. letica. Ha ragione. hanno un motoryacht e dei parabordi che sventolano in aria. Non tocchiamo, neanche sotto raffica, ma se ti prude, abbassali, quei parabordi, porcamiseria. Ci vuole poco. Li abbassano di notte, dopo aver vociato, di giorno, per non darci soddisfazione.
Torniamo alle cose serie.

 Che bella trappola, però. Se il topo che ci fosse entrato in barca, ad Arki, tanti giorni fa (ahimè) si fosse lasciato intrappolare, sarebbe ancora vivo. lo avremmo liberato. Nella sua terra, stupido topo.
Invece lui no, si credeva furbo. Ed è finito a ramazzate in testa. Dolore, sinceramente. A volte, cari topi, conviene farsi intrappolare. è inutile, se non dannoso, fare bei gesti. quaranta son quaranta. Ma dove vuoi andare? a nordest, dico io. Si, ma io vengo da nord Est, risponde lui, il vento, che quest'anno, possiede una, anzi, tante parole per tutti. mi ci porta Naxos, a Nordest che colpa ne ho? poi, caramia, mi allargo un po', diciamo che vengo da Nord. Però ricordati. c'è Amorgos. Pare nulla, ma influisce. Rinforza, devia, torna a ritroso, fa confusione, insomma. L'onda ride, alza la cresta, bisboccia con quell'altra. la prende in giro. Quell'altra si offende, ritorna in dietro, dice, ti dò un cazzotto nel capo. Schiuma. Schiumano. Loro si divertono. E tu rimbalzi


E allora, da saggi topi, si sta qui. È un marina privato, piccolissimo. Molto difeso. In Egeo una rarità. Lo conosciamo. per noi son 17 euro a notte. acqua e corrente. tanto, per la Grecia, ma, Se si pensa che intorno c'è la Costa smeralda, 17 euro fanno sorridere.


E che questi puntini in mezzo al mare, in gergo chiamate "Piccole Cicladi", ricordino, in meglio, la Costa Smeralda, deve essere filtrata, come informazione. A giudicare dal numero di corse giornaliere di traghetti, più grandi del molo di attracco, e dalla moltitudine di persone che scende. Tutti a piedi. Nessuna automobile, nessuna moto. E per forza, son quattro kmq!

Molti ragazzi. Però non noleggiano motorini, se noleggiano, ovviamente. Usano biciclette. Mountain Bikes, o qualcosa di simile. Le strade sono per lo più sterrate, e non in piano.

ho pensato, ma tutte queste persone, dove vanno?? il paesino è minuscolo, e, la sera, nemmeno poi affollatissimo. Cara. I giovanissimi, dormono in spiaggia. Mi ha detto Isabella, il mio Cicerone di questi quattro giorni. Quelli più grandicelli, le coppie e le famiglie, vanno in case in affitto, oppure residences. Domani vieni con me, andiamo alle spiagge.
Isabella è una ragazza. Non per l'anagrafe, ma questo è un dettaglio. guizza per i viottoli, sulle scarpette di plastica con una civettissima, accennata zeppa, come una gazzella, si arrampica come uno stambecco, il vestitino, la sciarpa elegantissima, svolazzano al vento.


sai, vent'anni fa, qui, non c'era nulla. Guarda che scempio, guarda che scempio. Dice concitata, ma con rammarico, mentre si accende e, mi accende, una sigaretta, con un lanciafiamme da forza otto. Si riferisce ai residences, alle villette sparse, ai longue bars prossimi alle spiagge, sdraio e piscine. Vuoti. Si, ma alla sera si riempiono, dice lei.


Sinceramente, non mi pare un grande scempio. Ma, non l'ho visto venti anni fa. Capisco che, quando un posto lo senti tuo, perchè ti sembra di averlo scoperto, da esploratore, quando ancora qui ti portava il pescatore, o giù dilì, e poi lo vedi trasformare, anno dopo anno, sempre di più, tu possa sentire una fitta allo stomaco. A me è accaduto con l'Elba, che ho rifiutato per anni, anche se ora mi sono rappacificata.


Quello che mi colpisce, piuttosto, è la sproporzione tra il minuscolo nucleo abitato, dove ci sono l'alimentari, qualche taverna, la farmacia, il centro medico, e le villette sparse. Numerosissime, costruite anche bene, lontane tra loro, ma tristi. Non ci sono punti di aggregazione, e quelli che ci sono, suonano una musica stonata. Falsa.


Pensa, dice Isabella con una punta di malinconia. Qui c'era un campeggio. Bellissimo. Le dune, alte e le tamerici, offrivano ombra alle tende. I ragazzi se lo potevano permettere. Siamo state tutte e due ragazze.  Il pensiero di queste cose quasi ci commuove. Siamo sedute nel nostro salotto, due minuscole pietre piatte che risparmiano alle nostre natiche il pungere della sabbia. Dura. E non poteva essere diversamente, considerata la limpidezza ed i colori del mare davanti a noi.
Ora le dune le hanno rase al suolo, quasi tutte, per far passare la strada. Quella che porta ai residences. Penso che comunque i ragazzi di ora abbiano qualche soldo in tasca più di noi, a giudicare dal numero di schiene arrossate, di bikini, di gambe che corrono allegre nell'acqua. Si, alcuni dormiranno in spiaggia, ma, non credo tutti. E per lungo tempo.
Certo è che passeggiando, gli angoli tranquilli e solitari abbondano. Ma, in tutto questo, il T. che fa????
Torno, poco prima di pranzo, da Acquacheta.

Oh, buon giorno signora. Guardi, il bagnino le ha preparato una bella doccia calda, dice, indicando la nostra doccia sacco appesa al boma, Qui c'è l'asciugamano, poi, se vuole, le preparo anche l'aperitivo. Poi guarda, stasera, ci hanno invitato per un bicchiere i signori della barca là, Gigi e Cristina e hanno invitato anche Isabella e Marco, e poi si va a cena in quel posto sempre pieno dove si spende poco e c'è quella ragazza che serve ai tavoli, fa le piroette e va che pare un tranvai.


La Cristina, la sera, con il vino fresco, quello di casa, serve la pizza. Fatta da lei, buonissima. Dice, si, il forno fa un po' caldo, ma con questo vento, poi, non guasta molto. Loro son qui da due giorni prima di noi, aspettano anche loro la finestra.
Pareva ce ne fosse una domani, ma, era piccolissima, si è già chiusa, sparita, dice la Cristina che studia le carte più di me, ogni cinque ore circa.


E aspetteremo la prossima, diciamonoi, anche se c'è quell'appuntamento, quello con il genoa pesante che sognamo da tempo.
Si. Turista. per qualche giorno. Bagni, passeggiate e cene in taverna.


Bagninooooooooo mi parcheggia il tender per favore????
Ma come è gentile lei