mercoledì 22 luglio 2015

Bagninoooooo

intrappolati qui. A koufonissi. In porto. Con il vento al traverso ed un turco, anzi, due turchi maschi  con marinaio filippino accanto, che nonostante i nostri spring, nonostante siamo ben discosti, ci guardano torvi. Ad un  certo punto esclamano, notevolmente arrabbiati:" c'eravamo prima noi!". Alle trappe aggiungo io. Posti comandati. Il T. letica. Ha ragione. hanno un motoryacht e dei parabordi che sventolano in aria. Non tocchiamo, neanche sotto raffica, ma se ti prude, abbassali, quei parabordi, porcamiseria. Ci vuole poco. Li abbassano di notte, dopo aver vociato, di giorno, per non darci soddisfazione.
Torniamo alle cose serie.

 Che bella trappola, però. Se il topo che ci fosse entrato in barca, ad Arki, tanti giorni fa (ahimè) si fosse lasciato intrappolare, sarebbe ancora vivo. lo avremmo liberato. Nella sua terra, stupido topo.
Invece lui no, si credeva furbo. Ed è finito a ramazzate in testa. Dolore, sinceramente. A volte, cari topi, conviene farsi intrappolare. è inutile, se non dannoso, fare bei gesti. quaranta son quaranta. Ma dove vuoi andare? a nordest, dico io. Si, ma io vengo da nord Est, risponde lui, il vento, che quest'anno, possiede una, anzi, tante parole per tutti. mi ci porta Naxos, a Nordest che colpa ne ho? poi, caramia, mi allargo un po', diciamo che vengo da Nord. Però ricordati. c'è Amorgos. Pare nulla, ma influisce. Rinforza, devia, torna a ritroso, fa confusione, insomma. L'onda ride, alza la cresta, bisboccia con quell'altra. la prende in giro. Quell'altra si offende, ritorna in dietro, dice, ti dò un cazzotto nel capo. Schiuma. Schiumano. Loro si divertono. E tu rimbalzi


E allora, da saggi topi, si sta qui. È un marina privato, piccolissimo. Molto difeso. In Egeo una rarità. Lo conosciamo. per noi son 17 euro a notte. acqua e corrente. tanto, per la Grecia, ma, Se si pensa che intorno c'è la Costa smeralda, 17 euro fanno sorridere.


E che questi puntini in mezzo al mare, in gergo chiamate "Piccole Cicladi", ricordino, in meglio, la Costa Smeralda, deve essere filtrata, come informazione. A giudicare dal numero di corse giornaliere di traghetti, più grandi del molo di attracco, e dalla moltitudine di persone che scende. Tutti a piedi. Nessuna automobile, nessuna moto. E per forza, son quattro kmq!

Molti ragazzi. Però non noleggiano motorini, se noleggiano, ovviamente. Usano biciclette. Mountain Bikes, o qualcosa di simile. Le strade sono per lo più sterrate, e non in piano.

ho pensato, ma tutte queste persone, dove vanno?? il paesino è minuscolo, e, la sera, nemmeno poi affollatissimo. Cara. I giovanissimi, dormono in spiaggia. Mi ha detto Isabella, il mio Cicerone di questi quattro giorni. Quelli più grandicelli, le coppie e le famiglie, vanno in case in affitto, oppure residences. Domani vieni con me, andiamo alle spiagge.
Isabella è una ragazza. Non per l'anagrafe, ma questo è un dettaglio. guizza per i viottoli, sulle scarpette di plastica con una civettissima, accennata zeppa, come una gazzella, si arrampica come uno stambecco, il vestitino, la sciarpa elegantissima, svolazzano al vento.


sai, vent'anni fa, qui, non c'era nulla. Guarda che scempio, guarda che scempio. Dice concitata, ma con rammarico, mentre si accende e, mi accende, una sigaretta, con un lanciafiamme da forza otto. Si riferisce ai residences, alle villette sparse, ai longue bars prossimi alle spiagge, sdraio e piscine. Vuoti. Si, ma alla sera si riempiono, dice lei.


Sinceramente, non mi pare un grande scempio. Ma, non l'ho visto venti anni fa. Capisco che, quando un posto lo senti tuo, perchè ti sembra di averlo scoperto, da esploratore, quando ancora qui ti portava il pescatore, o giù dilì, e poi lo vedi trasformare, anno dopo anno, sempre di più, tu possa sentire una fitta allo stomaco. A me è accaduto con l'Elba, che ho rifiutato per anni, anche se ora mi sono rappacificata.


Quello che mi colpisce, piuttosto, è la sproporzione tra il minuscolo nucleo abitato, dove ci sono l'alimentari, qualche taverna, la farmacia, il centro medico, e le villette sparse. Numerosissime, costruite anche bene, lontane tra loro, ma tristi. Non ci sono punti di aggregazione, e quelli che ci sono, suonano una musica stonata. Falsa.


Pensa, dice Isabella con una punta di malinconia. Qui c'era un campeggio. Bellissimo. Le dune, alte e le tamerici, offrivano ombra alle tende. I ragazzi se lo potevano permettere. Siamo state tutte e due ragazze.  Il pensiero di queste cose quasi ci commuove. Siamo sedute nel nostro salotto, due minuscole pietre piatte che risparmiano alle nostre natiche il pungere della sabbia. Dura. E non poteva essere diversamente, considerata la limpidezza ed i colori del mare davanti a noi.
Ora le dune le hanno rase al suolo, quasi tutte, per far passare la strada. Quella che porta ai residences. Penso che comunque i ragazzi di ora abbiano qualche soldo in tasca più di noi, a giudicare dal numero di schiene arrossate, di bikini, di gambe che corrono allegre nell'acqua. Si, alcuni dormiranno in spiaggia, ma, non credo tutti. E per lungo tempo.
Certo è che passeggiando, gli angoli tranquilli e solitari abbondano. Ma, in tutto questo, il T. che fa????
Torno, poco prima di pranzo, da Acquacheta.

Oh, buon giorno signora. Guardi, il bagnino le ha preparato una bella doccia calda, dice, indicando la nostra doccia sacco appesa al boma, Qui c'è l'asciugamano, poi, se vuole, le preparo anche l'aperitivo. Poi guarda, stasera, ci hanno invitato per un bicchiere i signori della barca là, Gigi e Cristina e hanno invitato anche Isabella e Marco, e poi si va a cena in quel posto sempre pieno dove si spende poco e c'è quella ragazza che serve ai tavoli, fa le piroette e va che pare un tranvai.


La Cristina, la sera, con il vino fresco, quello di casa, serve la pizza. Fatta da lei, buonissima. Dice, si, il forno fa un po' caldo, ma con questo vento, poi, non guasta molto. Loro son qui da due giorni prima di noi, aspettano anche loro la finestra.
Pareva ce ne fosse una domani, ma, era piccolissima, si è già chiusa, sparita, dice la Cristina che studia le carte più di me, ogni cinque ore circa.


E aspetteremo la prossima, diciamonoi, anche se c'è quell'appuntamento, quello con il genoa pesante che sognamo da tempo.
Si. Turista. per qualche giorno. Bagni, passeggiate e cene in taverna.


Bagninooooooooo mi parcheggia il tender per favore????
Ma come è gentile lei










lunedì 20 luglio 2015

attese


Ci siamo buttati di là, e subito c'è stato da attendere, ci sarebbe stato anche prima, ma noi cocciuti, paghiamo con undici ore di bolina per fare trentaquattro miglia.



poi c'è Paros, la bella, elegante,  accecante Naussa
mettiamo il naso dentro al porto, vuoto, e ci cacciano via. Motivo:" so se ho posti disponibili solo dopo le sei. Stand by. " Immaginiamo che questa espressione, nel caso specifico, significhi buttare l'ancora a picco corto fuori dal porto, ripeto, vuoto, insieme ad altre tre barche che stanbyano pure loro. Capisco le prenotazioni. No, non le capisco, specialmente in Grecia, però ci posso arrivare. Ma cosa vuol dire, lo so dopo le sei, che son le cinque e mezzo, Speri che ti prenoti ancora qualcuno, in quest'ora??? magari qualcuno di trenta metri che ti ordina le aragoste?
Si butta l'ancora, consapevoli che le sei possono diventare le dieci della mattina dopo. Hanno imparato a prendere le prenotazioni, ma, sicuramente, il greco che è in loro non ha imparato che l'ora consta di sessanta minuti. Non uno in più. Accetto l'ora greca, con spensieratezza, perchè fa parte del sistema, che, complessivamente, amo molto, altrimenti non sarei qui. Ma il sistema non prevede lo stand by, e questo urta. Alle sei, non si muove foglia, comincia, invece, a muoversi il mare. Era previsto, la finestra comincia a chiudersi. Arrivano altre barche, a standbyare, e noi, togliamo il disturbo, cediamo, con piacere, il nostro posto, anche se abbiamo poca acqua, ed il nostro motore si mette in moto con lentezza, a freddo, un consiglio meccanico ci farebbe comodo. Ma si, c'è il rimessaggio sulla baia della punta, chiama, chiama, si va lì, che con questa previsione, dovremmo stare bene.



La baia è affollata, ce lo ricordavamo. Nella chiesetta si celebra un matrimonio. folla in mare, folla in terra. Inoltre ci sono motoscafini velocissimi che trainano sciatori nautici più o meno esperti, e bambini su strani aggeggi che sembrano  le zattere di sicurezza delle imbarcazioni. Il vrooooooom vroooooom dei motori e le urla, di gioia di paura, di avvertimento, la fanno da padrone. Non è proprio il nostro ambiente, siamo scappati da posti così, in Tirreno.
Cerchiamo di ormeggiare davanti al carnayo, ma una fila di piccole boe ci insospettisce. Ci sistemiamo appena fuori. La fila di boe si rivela la rampa di lancio degli acquatici, i motoscafisti si arrabbiano, non possono più far fare evoluzioni ai loro clienti. Uno di loro, in perfetto inglese, si inventa persino che esiste, in corrispondenza delle boe, un cavo sottomarino, ad un metro e mezzo di profondità, e quindi oltrepassarlo, è pericolosissimo.
Ride Yorgo al telefono, ma ti pare, variamo le navi qui, togli l'ancora, vieni, vieni avanti, così, sei passata? Hai visto cavi nell'acqua???  prendi la boa rossa. Domattina arriviamo, alle nove. Alle undici e mezzo - ora greca, ma, noi, si era tranquilli. - arrivano, a remi, con un gommone sgonfio. Yorgo&Yorgo, Stupendi. Mi hanno riappacificato con l'intorno, no, non è ancora cambiato tutto, ho pensato. Controllano il motore, per un'ora circa, dicono, la compressione è un po' fiacca, le nostre barche son tutte così, state tranquilli, fatelo revisionare questo inverno. Non vogliono nulla, regalo loro due fix gelate, se le berranno alla salute nostra e di Acquacheta, dicono, sisi, arriva brutto, potete stare alla boa quanto volete.
 E alla boa si sta benissimo. Siamo a pochi metri dalla spiaggettina, si può gonfiare il tender, andare a remi e chiamare un taxi per la spesa, siamo ridossati, i motoscafi passano lontano, oltre le boe, non arrivano rumore ed ondine, l'acqua è limpidissima e quasi calda, 

C'è Salvatore,  che vara la barca, lo fotografiamo, si ormeggia accanto, deve lavorare, dopo molti mesi. 
passiamo l'attesa della finestra, benissimo.


Ci sentiamo persino utili, con il nostro tenderino a remi, a far da taxi a Salvatore e Daniela, che lo hanno rotto, e lo devono far riparare, prima di cominciare la navigazione. Peccato che un dieci cavalli non si possa mettere sul nostro bombardino. Lo affonderebbe. E allora si va di pagaia, oppure di teleferica.
Per un'attesa così, metterei la firma. Quello che conta è avere tempo, e non avere appuntamenti. Eppure uno, noi, ce lo abbiamo, con un genoa pesante, nuovo.  
appena molla l'ululato e rimane solo il fischio, beninteso, continuo notte e giorno, leviamo l'ancora e salutiamo. Canale tra paros e Naxos e dritti a kufonissi. Lì potremo far acqua finalmente.


ci arriviamo rapidamente, vento in poppa, ma ha ricominciato ad ululare, quest'anno sembra non si voglia rinfrescare un attimo l'ugola, luilì.  son trentacinque nodi, il porto, ad un'occhiata fugace, pare pieno, se posti disponibili ci fossero, sarebbero con il vento al traverso. Il porto è stretto, ci siamo già stati, e c'è da acchiappare una trappa. Con trentacinque al traverso. Non ci pare cosa, preferiamo non far danni ed ormeggiarci in rada, tra i pescherecci, ancora una volta quasi a secco di acqua.
E tra i pescherecci si balla la rumba. Tutta la notte. Il mattino seguente, è peggio. Caro, dobbiamo inventarci qualcosa per l'acqua. Salvi ci ha regalato dieci litri, e ce ne avrebbe regalati di più, se noi, se tu, non avessi fatto il vergognoso.
sotto sale, che ti fa bene. Ordina lui..... a me, che sono l'admiral, e questi ordini mi paiono non pertinenti. Sto zitta e penso.
intanto, il nostro ormeggio tra i pescherecci, comincia a vacillare. Abbiamo cinquanta metri di catena e gironzoliamo troppo. Alle nove, dopo il caffè, decidiamo di spostarci, più fuori, dove si balla di più, ma perlomeno non rischiamo un urto contro ad un peschereccio.
Non è semplice togliere e rimettere l'ancora con quaranta nodi di vento in mezzo ad una moltitudine di barche. Però si fa, vincendo la fatica.
Noooo qui non va bene, urla il capitano di una barca turistica, e ha ragione, siamo nello spazio di manovra dei ferry, e qui, in questo sputo di isola, ne passano almeno quattro al giorno, tutti, di dimensioni ragguardevoli. e si ritira su. Meno male che hanno inventato i salpaancore. Sarebbe stato diverso. O forse no. quando ancora non li avevano inventati, qui, i pochi turisti, li portava il pescatore.
finalmente tranquilli, si fa per dire, l'ululato seguita, si tiran su le capottine per non rimbecillire. Si pranza si fa il caffè.
Avevo deciso di pensare molto, quel giorno, per mantenere il mio ruolo di Admiral, al quale tengo assai.
E soprattutto, di stare molto attenta.
Domedomedomedome...... è andato via un grosso motoryacht dal porto!
Domedomedomedme. sono venticinque, ora, forse venti, non sotto raffica.
Domedomedomedome, tira su, ti porto io.
e ci incamminiamo verso quelle splendide prigioni, che mi vergogno un po' ad usare questo termine, perchè blasfemo, perchè Silvio Pellico si arrabbierebbe, e ne avrebbe ben donde, ma significa semplicemente che ti intrappolano. Sono meravigliose

martedì 14 luglio 2015

Finestre

Quest'anno ho avuto dei dubbi, sul continuare, o meno, il blog. Prima il campeggio, in posti visti e rivisti. "che sugo c'è" direbbero dalle mie parti, a riderscrivere, rimostrare immagini, infondo, tra loro, sempre simili. Però qualcosa, ne è uscito fuori. Magari più introspettivo, legato alle sensazioni del momento, perchè, alla fine, tutti gli anni è diverso. D'altra parte non sono un reporter, non devo documentare, non devo e basta, soprattutto.
poi, vinciamo l'indolenza, tipica dei luoghi e delle atmosfere accattivanti, e decidiamo di andar di là. Nel nostro mare 50 miglia fanno ridere, se ne faceva duecento in un botto, senza batter ciglio. Bastava organizzarsi, cara, il primo turno lo fai tu, sisi, caro, son ben sveglia, e così, a correre, anche nelle ore diurne. Il male di incontrarsi per una mezzoretta, ogni tanto, fare un caffè insieme, berlo, a turno, ogni tre ore. La solitudine delle calme piatte, dell'umido notturno, un libro, un po' di musica, tanto, si sta insieme sempre, quelle ore intime son preziose. Si, ogni tanto, le flotte di pescherecci, le lampare, la mamma grossa e i piccolini intorno, che a momenti non capisci nulla, percheè lei è ferma, magari con le luci di navigazione accese, ed intorno, lucine impazzite che vanno a destra e a sinistra. Radio accesa, pronti a sentire grida di attenzione. Finito lì.
 qui, è un pochino diverso.
duecento miglia di fila, in due, non le fai. Se ti vuoi bene. ne puoi fare quaranta, e son giaà troppe, se devi risalire, perchè diventano ottanta. Non c'è umido, no, ma ci sono altre cose. Si chiamano onde. 
Quindi, se devi andare di là, ti occorre una finestra. Di almeno due giorni. uno e mezzo, và. Ti prendi una botta a partire, di qualche ora, ed una ad arrivare, ma nel mezzo ti sei riposato, e magari riesci anche a fare una sosta, cenare, per esempio, ridere insieme, e accucciolarsi, in due nella cabina, comodi, e magari, riesci pure a farti un giro in Fb.
Approfittiamo quindi della prima finestra disponibile, e attraversiamo





Levita è un semaforo. È come un rifugio alpino, quello che necessita per spezzare un tragitto. Ed infatti, l'ho trovato sempre  gremito. Claudio, Con Monica, che era a Patmos e deve andare a Mikonos, quindi progetta una giusta rotta verso Ikaria, cambia idea all'ultimo minuto, senza dircelo, e quindi li vediamo arrivare nella famosa baia del pecoraio, urlando allegramente, Alessandraaa Domenicoooo. E pensare, che quando avevo visto arrivare quella barca lì ho pensato, ma guarda che bella, piccola, compatta, elegante, marina, come piace a me. 


la baia di levita è un bunker. Sicurissima. Solo un po' di onda fastidiosa, anche se non pericolosa, quando è Ovest teso. Ecco, abbiamo l'Ovest teso. Le finestre, anche quando si aprono, non è detto che si faccia un po' di fatica, ad aprirle. Controvento. 
Che belle queste sorprese. C'è l'ondina, e per incontrarci, e cenare insieme, bisogna gonfiare, e poi remare. Nessuno possiede il motore. Il pigro T. fa anche questo, per la compagnia di Claudio e Monica, e fa bene. Lo vedo veramente contento.


la tappa successiva è Denussa. Saltiamo Amorgos per evitare i suoi effetti rimbalzanti. Dice che è nord ma è falso. È quasi Ovest, il vento viene proprio dalla direzione della nostra meta. E non è affatto poco. La finestra è aperta, ma le persiane sbattono.
Nel giro di mezzora, tra le sette e trenta della mattina alle otto, Levita si svuota. Partono tutti, rimane solo Adventure, pigra. Quelli che vanno ad est issano i fiocchi e, sparati, si allontanano.
Quelli che vanno ad Ovest, tornano indietro.
Oioioi, penso io
Oioioio, dice ad alta voce il T, mentre issiamo la randa, sotto raffiche a venticinque nodi, con l' isola a ripararci dall'onda grossa.
Forza e coraggio, facciamo un bordo fuori, allontaniamoci da quel diavolo di Amorgos, che ci devia l'onda e ci aumenta il vento.
Ore, ore, ore. Ed Amorgos sempre lì. Incombente. E pure lunga. Troppo per i miei gusti.
undici ore di bolina con l'onda alta ed incrociata, non sono il massimo, nella vita. Tutto per percorrere trentaquattro miglia. Ci grazia alla fine, l'ultima ora. Caliamo tutto ed andiamo ad ormeggiarci in questa baia incantevole, dove siamo soli.
Mi sa che Claudio è rimasto a Levita, gufa il T.
Ma noooo, son sicura che arriva.
Eccolo, no, non è lui.
Ohh, è questo, no, non è lui. 
Siamo già in tre. 
Sisi, questo è lui. Al tramonto. Nella tranquillità più assoluta. Il vento, non parla.
Il mare è piatto. La prima volta in più di venti giorni.
La finestra c'era. Qualche burlone l'aveva spostata di alcuni metri. Perfidi architetti!





























venerdì 10 luglio 2015

campeggiatori




Quest'anno, è cominciata così. S'è detto, abbiamo un sacco di tempo davanti a noi. Questo era vero. Ma tutto è relativo. παντα ρει, dicevano, da queste parti, ed anche il nostro tempo scorre veloce. Poi. Sarà perché sono tre anni chi navighiamo in queste acque, sarà perché abbiamo un anno in più, io, me ne sento addosso sette, in più, ma dice che la cosa poi si stabilizza, sarà perché abbiamo, cercandoci, ritrovato i nostri amici olandesi con i quali, due anni fa, abbiamo passato giornate autunnali indimenticabili, in questa luce surreale, insomma, per venti giorni abbiamo campeggiato. Dimenticavo un particolare. Lui, il Meltemi, in Dodecanneso ha deciso, a Giugno, che doveva farsi sentire, perché lo scorso anno, no, ne aveva avuta poca voglia. Bisogna garantire la presenza, questo ha soffiato , con forza, nelle nostre orecchie, pensando forse che eravamo sordi. Ho provato a rispondergli, a Lui:" si, il T. forse, un pochino, ma io ci sento benissimo, non insistere per favore. " Ma Lui voleva assicurarsi che tutti avessero capito, compreso il T. e forse anche qualcun altro perché qui, a giugno, a bordo, anzi ai vari bordi, l'età media è altina, ed i timpani non sono propriamente elastici.
Insomma. Leros, Arcanghelos, Lipsi plati yalos, Arki, lipsi ancora, ma al porto, Lipsi ancora ma koklaura, Leros Lakki, Leros Xerocampos. Con il T. guardiamo le rotte dell'anno scorso. Nello stesso tempo avevamo percorso il 90 per cento delle Cicladi ed inserito almeno 35 nuovi Way Points. Il T. scuote la testa, un po' avvilito, forse pensa di non avere più l'età.
Provo a consolarlo, apportando motivazioni:
" Tesoro, Lui non ci ha dato un momento di tregua".
Scuote la testa.
"tesoro, c'erano gli amici che dovevano tirare su la barca il primo luglio, e con questo vento non volevano allontanarsi troppo dalla zona"
Scuote la testa.
"tesoro, dovevamo aspettare quel pezzo del fuoribordo"
Scuote la testa , per inciso il pezzo non è ancora arrivato.
"tesoro, avevamo mezzo fissato con il velaio di Bodrum, per i primi di luglio"
Scuote la testa, anche se, alla fin fine, questo campeggiare è tornato utile perchè il velaio, a bordo, è venuto veramente, e ci ha preso le misure per un fiocco con i fiocchi.
"tesoro, ma ti eri quasi maciullato un dito. Dovevamo andare all'ospedale, e poi, non lo muovevi, e a me la randa, chi me la tira su??? Dove è il mio meraviglioso prodiere???"
Questa volta, non scuote la testa, finalmente, cominciavo anche a preoccuparmi, ma ammette: " beh, sei stata brava, io, all'ospedale non ci volevo andare, invece, mi hai fregato con un trucchetto dei tuoi, e hai avuto ragione. In effetti, questo riposo, mi ha fatto bene, dopo l'intervento della bella dottoressa mora e forse anche un po' baffuta, ma rapida, efficace e pure spiritosa.
Bene, superato lo sforzo di convincere, ed autoconvincersi, che in fondo ce la potessimo  ancora fare, ci siamo goduti queste belle, pigre giornate, accompagnate da un'unica costante, l'ululare del vento, notte e giorno. Incontri voluti, incontri improvvisati. Alla banchina comunale di Leros sono venuti ad accoglierci in otto. Raffaello, Mario, Ingrid, Hans, la Rosanna, Franco e Teti, e poi la Nicla, che ha detto:" bah, e ho visto arrivare una barca dove si vociava e si faceva casino, e mi son detta, quella è l'Alessandra". Accoglienza stupenda, in Italia non mi era mai capitato. Come non mi era mai capitato di fare tavolate di dieci, dodici, quattordici  persone, tutte in barca, tutte vicine, dove si parla inglese, greco ed italiano. Sarà che siamo stati sempre un po' orsi, sarà che non abbiamo mai frequentato associazioni o club nautici, sarà che stiamo cambiando, ma qui, siamo proprio come a casa. Non l'Italia. La casa, quella nostra, dove si invitano le persone che ci piacciono, e dove tutti sono a loro agio.
A Xerocampos, eravamo soli.



Noi, le papere, e tante barche intorno.
Campeggiavano tutti.
Beh, non siamo gli unici, si è consolato il T. osservando come il supermaramao - noi lo si chiama amorevolmente così - e lo swann rispettivamente ormeggiati alla nostra destra e sinistra, praticamente non avessero equipaggio a bordo, dal momento che lo stesso passava le intere giornate transitando dal lettino sulla spiaggia alla sedia del tavolino sotto la pergola della taverna. 
A bordo di Acquacheta, confrontando le situazioni, ci siamo sentiti dei pionieri. Basta poco per sollevare il morale. Beh, alla taverna siamo andati anche noi, un paio di volte, perchè lui, l'oste, non voleva assolutamente farci pagare l'ormeggio, e noi a dire, ma, 
non abbiamo il tender, c'è vento, lui, non può remare, e qui mi sono vergognata, perchè avrei potuto remare io ma il T. non si fidava, insomma, è finita che bastava fare un fischio e dal moletto partiva una barchina a prenderci. Che lusso. Quasi imbarazzante. 
Il giorno del Referendum, sotto alla pergola, c'era una grande festa. musiche, canti e sirtaki a sfare, ballato sui tavoli. Osservavamo questo dal nostro palco sul mare, attaccato alla boa, e ci siamo detti: quando andiamo a cena, chiediamo aggiornamenti, dovrebbero già sapere qualcosa.
Non sapevano nulla, evitavano proprio la domanda. Abbiamo quindi smesso subito, di domandare. La festa, era altra cosa, e non c'entrava nulla, con gli accadimenti politici.
dopo quattro giorni, l'ululato si è affievolito. Appena appena. Ci ha chiamato Claudio, sto andando a Patmos, poi vado a Mikonos, venite?
Si, basta fare i campeggiatori. Torniamo navigatori.