Ci siamo buttati di là, e subito c'è stato da attendere, ci sarebbe stato anche prima, ma noi cocciuti, paghiamo con undici ore di bolina per fare trentaquattro miglia.
poi c'è Paros, la bella, elegante, accecante Naussa
mettiamo il naso dentro al porto, vuoto, e ci cacciano via. Motivo:" so se ho posti disponibili solo dopo le sei. Stand by. " Immaginiamo che questa espressione, nel caso specifico, significhi buttare l'ancora a picco corto fuori dal porto, ripeto, vuoto, insieme ad altre tre barche che stanbyano pure loro. Capisco le prenotazioni. No, non le capisco, specialmente in Grecia, però ci posso arrivare. Ma cosa vuol dire, lo so dopo le sei, che son le cinque e mezzo, Speri che ti prenoti ancora qualcuno, in quest'ora??? magari qualcuno di trenta metri che ti ordina le aragoste?
Si butta l'ancora, consapevoli che le sei possono diventare le dieci della mattina dopo. Hanno imparato a prendere le prenotazioni, ma, sicuramente, il greco che è in loro non ha imparato che l'ora consta di sessanta minuti. Non uno in più. Accetto l'ora greca, con spensieratezza, perchè fa parte del sistema, che, complessivamente, amo molto, altrimenti non sarei qui. Ma il sistema non prevede lo stand by, e questo urta. Alle sei, non si muove foglia, comincia, invece, a muoversi il mare. Era previsto, la finestra comincia a chiudersi. Arrivano altre barche, a standbyare, e noi, togliamo il disturbo, cediamo, con piacere, il nostro posto, anche se abbiamo poca acqua, ed il nostro motore si mette in moto con lentezza, a freddo, un consiglio meccanico ci farebbe comodo. Ma si, c'è il rimessaggio sulla baia della punta, chiama, chiama, si va lì, che con questa previsione, dovremmo stare bene.
La baia è affollata, ce lo ricordavamo. Nella chiesetta si celebra un matrimonio. folla in mare, folla in terra. Inoltre ci sono motoscafini velocissimi che trainano sciatori nautici più o meno esperti, e bambini su strani aggeggi che sembrano le zattere di sicurezza delle imbarcazioni. Il vrooooooom vroooooom dei motori e le urla, di gioia di paura, di avvertimento, la fanno da padrone. Non è proprio il nostro ambiente, siamo scappati da posti così, in Tirreno.
Cerchiamo di ormeggiare davanti al carnayo, ma una fila di piccole boe ci insospettisce. Ci sistemiamo appena fuori. La fila di boe si rivela la rampa di lancio degli acquatici, i motoscafisti si arrabbiano, non possono più far fare evoluzioni ai loro clienti. Uno di loro, in perfetto inglese, si inventa persino che esiste, in corrispondenza delle boe, un cavo sottomarino, ad un metro e mezzo di profondità, e quindi oltrepassarlo, è pericolosissimo.
Ride Yorgo al telefono, ma ti pare, variamo le navi qui, togli l'ancora, vieni, vieni avanti, così, sei passata? Hai visto cavi nell'acqua??? prendi la boa rossa. Domattina arriviamo, alle nove. Alle undici e mezzo - ora greca, ma, noi, si era tranquilli. - arrivano, a remi, con un gommone sgonfio. Yorgo&Yorgo, Stupendi. Mi hanno riappacificato con l'intorno, no, non è ancora cambiato tutto, ho pensato. Controllano il motore, per un'ora circa, dicono, la compressione è un po' fiacca, le nostre barche son tutte così, state tranquilli, fatelo revisionare questo inverno. Non vogliono nulla, regalo loro due fix gelate, se le berranno alla salute nostra e di Acquacheta, dicono, sisi, arriva brutto, potete stare alla boa quanto volete.
E alla boa si sta benissimo. Siamo a pochi metri dalla spiaggettina, si può gonfiare il tender, andare a remi e chiamare un taxi per la spesa, siamo ridossati, i motoscafi passano lontano, oltre le boe, non arrivano rumore ed ondine, l'acqua è limpidissima e quasi calda,
C'è Salvatore, che vara la barca, lo fotografiamo, si ormeggia accanto, deve lavorare, dopo molti mesi.
passiamo l'attesa della finestra, benissimo.
Ci sentiamo persino utili, con il nostro tenderino a remi, a far da taxi a Salvatore e Daniela, che lo hanno rotto, e lo devono far riparare, prima di cominciare la navigazione. Peccato che un dieci cavalli non si possa mettere sul nostro bombardino. Lo affonderebbe. E allora si va di pagaia, oppure di teleferica.
Per un'attesa così, metterei la firma. Quello che conta è avere tempo, e non avere appuntamenti. Eppure uno, noi, ce lo abbiamo, con un genoa pesante, nuovo.
appena molla l'ululato e rimane solo il fischio, beninteso, continuo notte e giorno, leviamo l'ancora e salutiamo. Canale tra paros e Naxos e dritti a kufonissi. Lì potremo far acqua finalmente.
ci arriviamo rapidamente, vento in poppa, ma ha ricominciato ad ululare, quest'anno sembra non si voglia rinfrescare un attimo l'ugola, luilì. son trentacinque nodi, il porto, ad un'occhiata fugace, pare pieno, se posti disponibili ci fossero, sarebbero con il vento al traverso. Il porto è stretto, ci siamo già stati, e c'è da acchiappare una trappa. Con trentacinque al traverso. Non ci pare cosa, preferiamo non far danni ed ormeggiarci in rada, tra i pescherecci, ancora una volta quasi a secco di acqua.
E tra i pescherecci si balla la rumba. Tutta la notte. Il mattino seguente, è peggio. Caro, dobbiamo inventarci qualcosa per l'acqua. Salvi ci ha regalato dieci litri, e ce ne avrebbe regalati di più, se noi, se tu, non avessi fatto il vergognoso.
sotto sale, che ti fa bene. Ordina lui..... a me, che sono l'admiral, e questi ordini mi paiono non pertinenti. Sto zitta e penso.
intanto, il nostro ormeggio tra i pescherecci, comincia a vacillare. Abbiamo cinquanta metri di catena e gironzoliamo troppo. Alle nove, dopo il caffè, decidiamo di spostarci, più fuori, dove si balla di più, ma perlomeno non rischiamo un urto contro ad un peschereccio.
Non è semplice togliere e rimettere l'ancora con quaranta nodi di vento in mezzo ad una moltitudine di barche. Però si fa, vincendo la fatica.
Noooo qui non va bene, urla il capitano di una barca turistica, e ha ragione, siamo nello spazio di manovra dei ferry, e qui, in questo sputo di isola, ne passano almeno quattro al giorno, tutti, di dimensioni ragguardevoli. e si ritira su. Meno male che hanno inventato i salpaancore. Sarebbe stato diverso. O forse no. quando ancora non li avevano inventati, qui, i pochi turisti, li portava il pescatore.
finalmente tranquilli, si fa per dire, l'ululato seguita, si tiran su le capottine per non rimbecillire. Si pranza si fa il caffè.
Avevo deciso di pensare molto, quel giorno, per mantenere il mio ruolo di Admiral, al quale tengo assai.
E soprattutto, di stare molto attenta.
Domedomedomedome...... è andato via un grosso motoryacht dal porto!
Domedomedomedme. sono venticinque, ora, forse venti, non sotto raffica.
Domedomedomedome, tira su, ti porto io.
e ci incamminiamo verso quelle splendide prigioni, che mi vergogno un po' ad usare questo termine, perchè blasfemo, perchè Silvio Pellico si arrabbierebbe, e ne avrebbe ben donde, ma significa semplicemente che ti intrappolano. Sono meravigliose







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