Quest'anno, è cominciata così. S'è detto, abbiamo un sacco di tempo davanti a noi. Questo era vero. Ma tutto è relativo. παντα ρει, dicevano, da queste parti, ed anche il nostro tempo scorre veloce. Poi. Sarà perché sono tre anni chi navighiamo in queste acque, sarà perché abbiamo un anno in più, io, me ne sento addosso sette, in più, ma dice che la cosa poi si stabilizza, sarà perché abbiamo, cercandoci, ritrovato i nostri amici olandesi con i quali, due anni fa, abbiamo passato giornate autunnali indimenticabili, in questa luce surreale, insomma, per venti giorni abbiamo campeggiato. Dimenticavo un particolare. Lui, il Meltemi, in Dodecanneso ha deciso, a Giugno, che doveva farsi sentire, perché lo scorso anno, no, ne aveva avuta poca voglia. Bisogna garantire la presenza, questo ha soffiato , con forza, nelle nostre orecchie, pensando forse che eravamo sordi. Ho provato a rispondergli, a Lui:" si, il T. forse, un pochino, ma io ci sento benissimo, non insistere per favore. " Ma Lui voleva assicurarsi che tutti avessero capito, compreso il T. e forse anche qualcun altro perché qui, a giugno, a bordo, anzi ai vari bordi, l'età media è altina, ed i timpani non sono propriamente elastici.
Insomma. Leros, Arcanghelos, Lipsi plati yalos, Arki, lipsi ancora, ma al porto, Lipsi ancora ma koklaura, Leros Lakki, Leros Xerocampos. Con il T. guardiamo le rotte dell'anno scorso. Nello stesso tempo avevamo percorso il 90 per cento delle Cicladi ed inserito almeno 35 nuovi Way Points. Il T. scuote la testa, un po' avvilito, forse pensa di non avere più l'età.
Provo a consolarlo, apportando motivazioni:
" Tesoro, Lui non ci ha dato un momento di tregua".
Scuote la testa.
"tesoro, c'erano gli amici che dovevano tirare su la barca il primo luglio, e con questo vento non volevano allontanarsi troppo dalla zona"
Scuote la testa.
"tesoro, dovevamo aspettare quel pezzo del fuoribordo"
Scuote la testa , per inciso il pezzo non è ancora arrivato.
"tesoro, avevamo mezzo fissato con il velaio di Bodrum, per i primi di luglio"
Scuote la testa, anche se, alla fin fine, questo campeggiare è tornato utile perchè il velaio, a bordo, è venuto veramente, e ci ha preso le misure per un fiocco con i fiocchi.
"tesoro, ma ti eri quasi maciullato un dito. Dovevamo andare all'ospedale, e poi, non lo muovevi, e a me la randa, chi me la tira su??? Dove è il mio meraviglioso prodiere???"
Questa volta, non scuote la testa, finalmente, cominciavo anche a preoccuparmi, ma ammette: " beh, sei stata brava, io, all'ospedale non ci volevo andare, invece, mi hai fregato con un trucchetto dei tuoi, e hai avuto ragione. In effetti, questo riposo, mi ha fatto bene, dopo l'intervento della bella dottoressa mora e forse anche un po' baffuta, ma rapida, efficace e pure spiritosa.
Bene, superato lo sforzo di convincere, ed autoconvincersi, che in fondo ce la potessimo ancora fare, ci siamo goduti queste belle, pigre giornate, accompagnate da un'unica costante, l'ululare del vento, notte e giorno. Incontri voluti, incontri improvvisati. Alla banchina comunale di Leros sono venuti ad accoglierci in otto. Raffaello, Mario, Ingrid, Hans, la Rosanna, Franco e Teti, e poi la Nicla, che ha detto:" bah, e ho visto arrivare una barca dove si vociava e si faceva casino, e mi son detta, quella è l'Alessandra". Accoglienza stupenda, in Italia non mi era mai capitato. Come non mi era mai capitato di fare tavolate di dieci, dodici, quattordici persone, tutte in barca, tutte vicine, dove si parla inglese, greco ed italiano. Sarà che siamo stati sempre un po' orsi, sarà che non abbiamo mai frequentato associazioni o club nautici, sarà che stiamo cambiando, ma qui, siamo proprio come a casa. Non l'Italia. La casa, quella nostra, dove si invitano le persone che ci piacciono, e dove tutti sono a loro agio.
A Xerocampos, eravamo soli.
Noi, le papere, e tante barche intorno.
Campeggiavano tutti.
Beh, non siamo gli unici, si è consolato il T. osservando come il supermaramao - noi lo si chiama amorevolmente così - e lo swann rispettivamente ormeggiati alla nostra destra e sinistra, praticamente non avessero equipaggio a bordo, dal momento che lo stesso passava le intere giornate transitando dal lettino sulla spiaggia alla sedia del tavolino sotto la pergola della taverna.
A bordo di Acquacheta, confrontando le situazioni, ci siamo sentiti dei pionieri. Basta poco per sollevare il morale. Beh, alla taverna siamo andati anche noi, un paio di volte, perchè lui, l'oste, non voleva assolutamente farci pagare l'ormeggio, e noi a dire, ma,
non abbiamo il tender, c'è vento, lui, non può remare, e qui mi sono vergognata, perchè avrei potuto remare io ma il T. non si fidava, insomma, è finita che bastava fare un fischio e dal moletto partiva una barchina a prenderci. Che lusso. Quasi imbarazzante.
Il giorno del Referendum, sotto alla pergola, c'era una grande festa. musiche, canti e sirtaki a sfare, ballato sui tavoli. Osservavamo questo dal nostro palco sul mare, attaccato alla boa, e ci siamo detti: quando andiamo a cena, chiediamo aggiornamenti, dovrebbero già sapere qualcosa.
Non sapevano nulla, evitavano proprio la domanda. Abbiamo quindi smesso subito, di domandare. La festa, era altra cosa, e non c'entrava nulla, con gli accadimenti politici.
dopo quattro giorni, l'ululato si è affievolito. Appena appena. Ci ha chiamato Claudio, sto andando a Patmos, poi vado a Mikonos, venite?
Si, basta fare i campeggiatori. Torniamo navigatori.


Quest'anno è diverso anche per me... dallo smartphone faccio tanta fatica a leggere ed i blog hanno righe piccolissime! Stamani, un attimo di tregua in ufficio, mi sono bevuta l'utlimo post. Coinvolgente, come sempre!
RispondiEliminaUn abbraccio a te e al mitico T.
Barbara