martedì 14 luglio 2015

Finestre

Quest'anno ho avuto dei dubbi, sul continuare, o meno, il blog. Prima il campeggio, in posti visti e rivisti. "che sugo c'è" direbbero dalle mie parti, a riderscrivere, rimostrare immagini, infondo, tra loro, sempre simili. Però qualcosa, ne è uscito fuori. Magari più introspettivo, legato alle sensazioni del momento, perchè, alla fine, tutti gli anni è diverso. D'altra parte non sono un reporter, non devo documentare, non devo e basta, soprattutto.
poi, vinciamo l'indolenza, tipica dei luoghi e delle atmosfere accattivanti, e decidiamo di andar di là. Nel nostro mare 50 miglia fanno ridere, se ne faceva duecento in un botto, senza batter ciglio. Bastava organizzarsi, cara, il primo turno lo fai tu, sisi, caro, son ben sveglia, e così, a correre, anche nelle ore diurne. Il male di incontrarsi per una mezzoretta, ogni tanto, fare un caffè insieme, berlo, a turno, ogni tre ore. La solitudine delle calme piatte, dell'umido notturno, un libro, un po' di musica, tanto, si sta insieme sempre, quelle ore intime son preziose. Si, ogni tanto, le flotte di pescherecci, le lampare, la mamma grossa e i piccolini intorno, che a momenti non capisci nulla, percheè lei è ferma, magari con le luci di navigazione accese, ed intorno, lucine impazzite che vanno a destra e a sinistra. Radio accesa, pronti a sentire grida di attenzione. Finito lì.
 qui, è un pochino diverso.
duecento miglia di fila, in due, non le fai. Se ti vuoi bene. ne puoi fare quaranta, e son giaà troppe, se devi risalire, perchè diventano ottanta. Non c'è umido, no, ma ci sono altre cose. Si chiamano onde. 
Quindi, se devi andare di là, ti occorre una finestra. Di almeno due giorni. uno e mezzo, và. Ti prendi una botta a partire, di qualche ora, ed una ad arrivare, ma nel mezzo ti sei riposato, e magari riesci anche a fare una sosta, cenare, per esempio, ridere insieme, e accucciolarsi, in due nella cabina, comodi, e magari, riesci pure a farti un giro in Fb.
Approfittiamo quindi della prima finestra disponibile, e attraversiamo





Levita è un semaforo. È come un rifugio alpino, quello che necessita per spezzare un tragitto. Ed infatti, l'ho trovato sempre  gremito. Claudio, Con Monica, che era a Patmos e deve andare a Mikonos, quindi progetta una giusta rotta verso Ikaria, cambia idea all'ultimo minuto, senza dircelo, e quindi li vediamo arrivare nella famosa baia del pecoraio, urlando allegramente, Alessandraaa Domenicoooo. E pensare, che quando avevo visto arrivare quella barca lì ho pensato, ma guarda che bella, piccola, compatta, elegante, marina, come piace a me. 


la baia di levita è un bunker. Sicurissima. Solo un po' di onda fastidiosa, anche se non pericolosa, quando è Ovest teso. Ecco, abbiamo l'Ovest teso. Le finestre, anche quando si aprono, non è detto che si faccia un po' di fatica, ad aprirle. Controvento. 
Che belle queste sorprese. C'è l'ondina, e per incontrarci, e cenare insieme, bisogna gonfiare, e poi remare. Nessuno possiede il motore. Il pigro T. fa anche questo, per la compagnia di Claudio e Monica, e fa bene. Lo vedo veramente contento.


la tappa successiva è Denussa. Saltiamo Amorgos per evitare i suoi effetti rimbalzanti. Dice che è nord ma è falso. È quasi Ovest, il vento viene proprio dalla direzione della nostra meta. E non è affatto poco. La finestra è aperta, ma le persiane sbattono.
Nel giro di mezzora, tra le sette e trenta della mattina alle otto, Levita si svuota. Partono tutti, rimane solo Adventure, pigra. Quelli che vanno ad est issano i fiocchi e, sparati, si allontanano.
Quelli che vanno ad Ovest, tornano indietro.
Oioioi, penso io
Oioioio, dice ad alta voce il T, mentre issiamo la randa, sotto raffiche a venticinque nodi, con l' isola a ripararci dall'onda grossa.
Forza e coraggio, facciamo un bordo fuori, allontaniamoci da quel diavolo di Amorgos, che ci devia l'onda e ci aumenta il vento.
Ore, ore, ore. Ed Amorgos sempre lì. Incombente. E pure lunga. Troppo per i miei gusti.
undici ore di bolina con l'onda alta ed incrociata, non sono il massimo, nella vita. Tutto per percorrere trentaquattro miglia. Ci grazia alla fine, l'ultima ora. Caliamo tutto ed andiamo ad ormeggiarci in questa baia incantevole, dove siamo soli.
Mi sa che Claudio è rimasto a Levita, gufa il T.
Ma noooo, son sicura che arriva.
Eccolo, no, non è lui.
Ohh, è questo, no, non è lui. 
Siamo già in tre. 
Sisi, questo è lui. Al tramonto. Nella tranquillità più assoluta. Il vento, non parla.
Il mare è piatto. La prima volta in più di venti giorni.
La finestra c'era. Qualche burlone l'aveva spostata di alcuni metri. Perfidi architetti!





























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