Il mio amico Carlo descrive i navigatori di queste zone, egeomeridionale, in questo periodo, come dei marziani. Ecco, forse lui si riferiva al fatto che in fondo, siamo rimasti in pochi, e le rade, i porti, sono quasi tutti per noi, anche se non sempresempre. A volte i marziani viaggiano in gruppo, riempiono gli anfratti, si buttano sulla tua ancora, per il gusto di esser vicini. Ma, ciò è accaduto due ore orsono, non è il momento di parlarne. Piuttosto, nei giorni scorsi, ho avuto anche io l'impressione di essere sbarcata su Marte. Per un motivo differente.
I marziani hanno cominciato a manifestarsi a Koufonissi, nelle Piccole cicladi. La bellissima isola che abbiamo visitato, in due anni, per la terza volta. intanto, il meltemi infuriava, sollevando una fitta polvere fine e rossa, come deve essere quella di Marte, che, mulinando per aria, prima in verticale, poi in orizzontale, come una nube ardente semisolida, si abbatteva dentro alle barche all'ormeggio. Nonostante Acquacheta fosse blindata e serrata, ci sono voluti tre giorni, per togliere quella polvere, dal letto, dalla dispensa, dai cassetti. Non abbiamo avvistato nessuna astronave, ma mi immagino uno sbarco, al tramonto su katokufonisi, nel rosso del sole e della terra portata dal vento, quello reale e quello prodotto dai reattori o campi di forza o quelchediavolo sono, che sbuffano, mentre il disco volante sfiora il suolo. I marziani sono affamati, e si leticano per uno strano alimento, una gelatina nettarina, e, tanto per cambiare, macchiata di rosso, come il sole, come la roccia, come le Ciliege.
I marziani hanno i capelli ritti, tinti di bianco, quel punto di colore che neanche David Bowie era riuscito a trovare. Il loro ghigno è agghiacciante. Sono solo maschi.
Il T preoccupato, soprattutto dal fatto che non vede femmine, di quella razza, e quindi sospetta che siano tutti, per così dire, aggressivi, incurante del meltemi, decide di partire, di portarmi in salvo. Hans è d'accordo. "non sopportavo più quella polvere rossa che mi entrava anche nelle mutande", dice.
E aggiunge " il vento è alle spalle, andiamo a Sud".
Skinoussa è un'altra piccola Ciclade, si decide di andare a Sud, in una baia dove siamo già stati la scorsa estate. A pensarci bene, ma questo mi viene in mente solo dopo che abbiamo ancorato sia noi che Aeolus, non è un posto sicuro, nel senso, potrebbero esserci anche qui i marziani. Lo scorso anno credo di averne avvistati un gruppetto, evanescente, praticamente invisibile, che faceva la spola tra una bellissima, isolata villa sulla spiaggia ed un motoryacht molto somigliante ad un'astronave, e, cosa ancor più strana, legato ad una boa, si, una boa, in mezzo alla piccola rada. un'astronave leggerissima, chissà di che materiale era fatta. Tutte donne, cioè, sembravano donne, e bambine.
L'astronave non c'è, adesso, ci siamo solo noi. ha però lasciato un macabro segno: una enorme ancora ammiragliato piantata in maniera inamovibile, sul fondo sabbioso, una catena di maglia ragguardevole ed una cima lunghissima, nuova, per fortuna non galleggiante. Tornerà??
Il T. non ha dubbi:" andate, andate a passeggiare. io sto qui, sorveglio".
Lo sbarco, e, soprattutto l'atterraggio, non è dei più semplici. Fin dai primi passi ci rediamo conto di essere prigionieri della spiaggetta bellissima; gli ombrelloni, due o tre, le eleganti sdraio aperte, vuote. sono le ore del sole, queste, eppure, non c'è nessuno a godersele. un muro infinito di pietre squadrate sbarra la nostra salita; Attenti al cane, avvertono inequivocabilmente minacciosi cartelli posti sulle scalette, costruite con la stessa pietra squadrata dei muri.
fiori, ulivi, palme ed orti. verdissimo, roba che se non hai un dissalatore non te la puoi permettere.
beh, siamo persone perbene, non ci dobbiamo vergognare di nulla, avvistiamo due figure solide, umane, in cima alla scalinata, e chiediamo: scusate, vorremmo andare a fare una passeggiata, dove è che non disturbiamo?"
no, no, di qua (indicando la strada lastricata, con le solite pietre, che si protende verso la penisola) no, è tutta proprietà privata. - dice preoccupata la guardiana.
"va benissimo, andiamo verso la chora, le proprietà non ci interessano, quindi dalla parte opposta... ma... c'è un cancello.... poi dobbiamo tornare indietro, adesso è aperto, ma dopo?"
indichiamo con tre dita degne di ET quel portone di legno massello, quell'ingresso di fort knox, quello Stargate che ci apre una via verso il mondo reale.
"andate, rimane aperto"
riluttanti andiamo. Siamo persone perbene, non ci può succedere nulla.
cammina, cammina, cammina, soli, in mezzo alla polvere rossa, eh, brutto segno, arriviamo ad una spiaggetta, deserta. Eleganti e ben costruiti studios occupano un fronte. Disabitati. Il mare frange, di brutto, siamo sul lato dell'isola sopravento. Un cartello attira la nostra attenzione.
Non è possibile. In un'isola greca, tutti questi divieti, sono per i Marziani, sicuramente.
hans scalpita, è l'ora dell'ouzo, torniamo indietro. Domani, cambiamo baia, non vogliamo trovarci di nuovo difronte a muri, cancelli, portoni da città medioevale, per poter fare due passi.
Ecco, questa sarà la nostra baia di domani. Libera, senza recinzioni. Domani si va alla Chora, e poi si scende al porto di Mirsini, Jaro, la barca marziana, ci aspetta per una bevuta ed una chiacchierata. Su Santorini, altro che Marte.
la chora è graziosa. la raggiungiamo grazie a due replicanti cyborg, motorizzati Vespa, che ci aprono un varco tra le reti di ferro arrugginito, quelle per tener lontane le capre. Già più normale. sappiamo che al ritorno, potremmo fare a meno di loro, dei cyborg, intendo, perchè basta slegare e legare di nuovo il fil di ferro. Anche la chora è deserta, assolata, silenziosa. i pochi negozi, chiusi, solo due locali aperti, e,
uno di loro, costituirà la nostra sosta di ritorno.
l
Pensavamo, cambiando ormeggio, di esserci liberati dei Marziani. Non è stato così.
Davanti alla nostra prua, una costruzione impossibile. Priva di alcun senso logico, Funzionale. Potrebbe essere un teatro, ma, se così fosse, vi sarebbe tanto spazio inutilizzato, tra una gradinata e l'altra. "un luogo dove mettere a seccare i fichi", Ipotizza il T. Ma il numero delle piante non giustifica tutta quella superficie. Poi, quelle pietre liscie, squadrate, tutte uguali. troppo lusso per i fichi.
Siamo dall'altra parte della penisola, ne vediamo il retro. Il muro c'è sempre, ma, ad un certo punto, finisce. La spiaggia, lunga e calda, ornata di tamerici, ne è fuori.
È la notte, a regalarci la risposta, mentre ceniamo in pozzetto, in calma di vento, mentre fuori infuria, e piovono stelle cadenti.
No. Non sono stelle. sono astronavi. Portano a bordo Maria Callas e Rudolf Nureiev.. Atterrano sull'incredibile forma lastricata e si esibiscono. Per noi.







Bello, si respirava il profumo del mare e l'esperienza che avete vissuto. Amo le Cicladi ma non sono un cyborg :D
RispondiEliminaahahah, grazie. Ma neanche io sono un cyborg, o forse...... aaaaaah cosa mi sta succedendo??? mi avete fregatooooo, mi avete fatto credere che ero umana, tutte quelle sensazioni, quei sentimenti.......
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