venerdì 5 settembre 2014

Ombre rosse




Spesso ci chiedono:" ma cosa fai mentre navighi???"
Io rispondo:" bah, che domanda, navigo, non basta???" Si perché la barca va da sola, ma insomma insomma un po' di attenzione ce la dovrai pur mettere. è come se ti chiedessero:" ma cosa fai mentre guidi???" molte meno cose di quando navigo, di sicuro. Non posso guardare il paesaggio, devo tenere il volante sempre nella posizione giusta, perché le strade son strette e fare a cozzi con uno che viene nell'altra direzione, oppure finire giù da una scarpata, è il tempo di un attimo di distrazione. e poi i semafori, le teste che ti svicolano davanti, i motorini, uno stress insomma. A navigare non sempre si tiene il timone in mano, c'è l'autopilota, le velocità sono modeste, si fa in tempo a scattare e prevenire guai; però c'è da regolar le vele, guardare la rotta di qualcuno e prendere le mire, controllare la carica delle batterie, fare pipì, andarsi a prendere un cappellino, guardare la rotta, dire al T. che oramai i suoni acuti non li sente più, che deve pigiare su Track del pilota automatico per seguire la rotta segnata, Guardare l'angolazione del vento sullo strumento e fare somme, sottrazioni e radici quadrate perchè da una parte abbonda e da quell'altra scade, menomale che le derive da piccina mi hanno fatto venire il sedere sensibile, come mi canzona l'invidioso T.  E ascoltare il soffio del vento, sentire lo sciacquettio dell'onda ed emozionarsi quando un refolo più consistente fa inclinare e scattare in avanti la barca che sembra abbia preso il volo:"quantosifa, quantosifa????"
Sottocosta in particolare c'è sempre un gran daffare. Chi passa a destra, chi a sinistra, ma secondote chi ha la precedenza? (il T. non conosce le regole, e non solo in mare) e la rete, e la secca, ma si passa a destra oppure a sinistra come é meglio?, si guardano tre diverse cartografie, si discute si letica e si fa la pace, c'è tempo per decidere insieme, insomma non ci si annoia.
 Per non parlare poi quando di vento ce ne è tanto, ma questo è un altro film, qui si descrivono delle giornate-tipo.
Poi, all'ancora, oltre a dormire, mangiare, fare il bagno, leggere e scrivere, c'è sempre un po' di teatro a cui assistere, vedere le altre barche ormeggiare è molto interessante, se non ti vengono addosso, nel qualcaso è molto coinvolgente:" ma quello ormeggia alla viareggina, con marcia avanti??? secondo me un gli prende, ormeggiare alla viareggina è un arte" " così poca catena???? contento lui. menomale che è a poppa" "certo, come può sperare che gli prenda, se va indietro come un tranvai ed ancora l'ancora non ha toccato il fondo"e così via. Il bello che tutte queste considerazioni, spesso e volentieri, si rivelano errate, infondendoci il dubbio che forse siamo solo noi l'unico equipaggio ad essere "punito" con una bella spedata,  se non eseguiamo in maniera perfetta le manovre di ancoraggio. Boh.
Talvolta, in mancanza di queste occasioni di dibattito, ci diamo da fare per crearci da soli qualche diversivo ed aggiungere un po' di pathos alla nostra banale esistenza, ma procediamo con ordine.


Lasciata la confortevole cuccia del Leros Marina, che ha ospitato Acquacheta ed il T. per una ventina di giorni ad agosto, procediamo verso la dolce Lipsi. Grazie Francesca e Giovanni, per l'ottimo suggerimento, andiamo infatti ad ancorare in una bella baia a Sud est, a noi sconosciuta, tranquilla e dorata, con un'ottimo fondale di sabbia e ben riparata dal Nord Ovest. Che strano pensare che due punte più ad ovest ci sia il mondo, il pigiapigia di barche e barchini, mentre qui siamo soli, proprioproprio no


ci fanno compagnia questi chiassosi volatili che sembran corvi, ma non lo sono,non fanno cracra, ma un verso più simpatico, forse si tratta di gazze o taccole.


L'ora del tramonto ci regala riflessi dorati sulla parete e la lunga fila di scogli che orlano la baia. Il T. si mette ad osservare le barche da pesca ed i gullit che passano tra gli scogli, gli piace studiare le situazioni, più a destra, più a sinistra, al centro, potrebbe tornare utile, nel caso volessimo girare l'isola da nord e risparmiarci un po' di strada.
Io scuoto la testa, son fifona, i fordali bassi mi fanno venire le palpitazioni, tanto se domani si va a Patmos non conviene passare da nord, dico.


Ad un certo punto uno yacht a motore attraversa l'istmo sotto osservazione, non va velocissimo, ma neanche troppo piano e dopo l'istmo si blocca. E' successo qualcosa. 
È una sensazione terribile, anche se non si vive sulla propria pelle, sulla propria barca, angoscia ed enorme dispiacere, anche se sai che nessuno è in pericolo di vita, ma tutte le barche sono vive, persino quelle lì, e ti metti nei panni del comandante, che si spera sia anche l'armatore, perchè almeno così non lo licenzierà nessuno. 
Per fortuna passano in quella zona tanti pescherecci, e anche barche turistiche, lo yacht è subito circondato da gommoni e barchini che lo legano a terra, ed un Gullit si ferma a distanza e noi supponiamo che abbia caricato a bordo gli ospiti sfortunati, e abbia fatto loro la cena, e forse portati a terra, chissà. Il danno non deve essere enorme, Il cantiere Agmar è a poche miglia, sarebbe arrivata subito, anche se la notte si approssima, una nave per il traino; se possono aspettare la mattina è buon segno. Con il cuore stretto ma un po' risollevati da queste riflessioni andiamo a dormire.
La mattina dopo il primo pensiero è per lei, la barca ferita, e per il suo equipaggio. È sempre lì, ormeggiata, la prua un po' bassa, deve aver imbarcato acqua, ma la nave da traino è a neanche mezzo miglio, ce la faranno. Ecco, non era questo il diversivo di cui parlavo, ovviamente, ne avrei fatto volentieri a meno, di assistere a tutto quanto. Procedo con cose più amene, e con il VERO diversivo, quello cioè partorito dalla nostra perversa mente.

Salpiamo, sì, per andare a Patmos si fa il giro dall'altra parte, pericolosissimo quel passaggio tra gli scogli e le isole alla punta sudest di Lipsi, non lo fate, girate larghi, anche se si tratta di fare molta strada in più e sembra di tornare indietro.


Con il fiocco sempre armato, ho avuto la meglio,  senza dover fare sceneggiate, sul T. che voleva armare il genova, allegramente sboliniamo verso Patmos, le andature strette sono fatte per Acquacheta, avremo deciso di fermarci nella baia a sud di Skala, dove non siamo mai stati.



Il luogo è veramente incantevole, uno specchio d'acqua circondato da rocce ed isole, ci sono molte barche, per lo più addossate al villaggio, ma è tutto molto silenzioso, niente gommoni, motoscafi, moto d'acqua. Idilliaco. Le barche sono tutte attaccate a grandi boe rosse, solo un grande motoryacht e un bastimento a vela sono sull'ancora, lontani dalle spiagge.
Ci attacchiamo ad una boa libera accanto ad un bellissimo Supermaramu olandese, e brindiamo, "stasera si va a cena a quella trattoria là," dico al T. "le boe son sicuramente sue, guarda un po' che nome c'è scritto sopra, sai non vorrei fare figuracce".


Il T. afferra il binocolo e comincia ad ossevare le grandi boe "sisi, hanno tutte lo stesso nome, deve essere quella taverna lassù.......c'è scritto prlive, che nome, nooooooooo c'è scritto prive, le boe son tutte private" e si precipita a prua per leggere lo scritto sulla nostra, di boa"Prive", naturalmente, per quale motivo avremmo dovuto esser diversi?????

E qui si comincia, con il diversivo.

" Beh, se arriva qualcuno, ci spostiamo"
"spostiamoci ora, allora, mangiamo e ce ne andiamo"
"certo, qui c'è molto fondo, e più in là siamo troppo a riva, dove la mettiamo l'ancora?"

E allora invece di mangiare si acchiappa il binocolo in cerca di un buon posto per ancorare" Laggiù, tra quelle due"  "io proverei là invece, c'è anche caso che il fondo sia buono".
"certo che con tutte queste boe è un casino".
Dopo una mezz'ora di discussione a digiuno, una barca inglese ci toglie da ogni impiccio. Si ancora decisa davanti a noi, l'ancora sembra aver preso.
"bada ganzi questi inglesi, conoscono il posto, sicuramente" Sentenzia il T. con ammirazione.
Questa manovra ci tranquillizza un po' c'è speranza, mangiamo finalmente facciamo il bagno e poi mi metto a prua a fare un pisolo.  dopo una mezzoretta apro un occhio e vedo la nobile poppa inglese ad un centimetro dalla nostra prua. Il loro motore è già in moto, levano l'ancora, ci riprovano.
"accidenti, hanno tirato su una foresta, qui non tiene" il commento del T. emerso dalla cabina
e allora si ricomincia, con il binocolo in mano, a scrutare le mosse della barca che si sposta in cerca di un posto migliore "ecco, lo sapevo, ora va lì dove avevo pensato di andare io, non è mica un piro, l'inglese, ale, prendi il portolano e studia un'altra baia, se ci cacciano di qui almeno siamo preparati".
Non prendo il portolano.
La barca inglese gira, gira, ci riprova laggiù, e un po' più in là, noi la seguiamo con apprensione, poi torna verso di noi, e mentre un'altra barca nuova in arrivo acchiappa la boa sulla nostra poppa, capitola e si rassegna a prendere l'ultimo Prive rimasto libero.

Certo, che se devo bacarmi e smoccolare per ancorare e poi domattina scopro che la nostra boa è libera, o, peggio, ci si è attaccato un tedesco, mi inca........ppero

Se arrivano di notte gli chiedo se ci possiamo attaccare a loro, di notte non possono farci spostare.
ale, aspetta a calare la pasta, non vorrei arrivassero mentre mangio.

si, ma quanto devo aspettare?

buio, buio

Ombre, anzi, boe rosse.
ora puoi calare
che scemi.



E su questa impietosa immagine che mi ritrae mentre scrivo questa serie di scemenze, buona notte

mercoledì 20 agosto 2014

di quella volta che l'Egeo, appena ci furono le presentazioni, ci disse educatamente"buonaseeera"


Creta, Laguna di Spinalonga


EGEO, il solo nome mi incuteva terrore.
Essai che il T.rex era deciso, nonostante i miei tentennamenti:" Acquacheta é in grado, benissimo."Eppoi voglio andare a rifare il teak in Turchia chè mi hanno detto che sono bravissimi e non ti spellano" aggiunge lapidario. Raggiungiamo un compromesso, Settembre e Ottobre, il MELTEMI non dovrebbe esserci più. "Si va bene, ma voglio fare anche il Peloponneso, ci sono stato da ragazzo con tenda e gommone, é bellissimo, voglio ritornarci. eppoi si fa Creta e risaliamo verso Rodi e quindi Marmaris"
"sisi va bene amoremio, come comandi tu, ma dovremo comprarci un fiocco"
"zut, va bene così, se proprio proprio, c'é il fiocchettino di Landicchia, quasi una trinchetta". Affermazioni in libertá.
Ingenua.
A Kalamata faceva molto caldo, i primi giorni di settembre, quando l'aereomobile, da una Roma sovrastata da nubi, lampi e tuoni,  mi consegnò tra le braccia di Acquacheta e del capitano, nonchè tra le zampe del mozzo Greta, quell'anno eletta a nostra compagna di navigazione (povera ignara).      
 Stavo malissimo, anche fisicamente, perché quando sono in ansia, il mio  fisico si ribella. Avevo letto commenti, richiesti da me, sul nostro andar per Creta e compagnia bella, con un 34 piedi. Lapidari. 
"Non lo fate, soprattutto se non siete mai stati in Egeo. Eppoi, se proprio volete, un fiocco, un doppio strallo per la tormentina, una randa con tre mani...." insomma, quanto basta per farsi venire il mal di pancia.Partiamo dunque da Kalamata, lui arzillo, il mozzo, ignaro, io, con un cuoricino piccolissimo. Nessun consiglio ascoltato, anzi, una mattina mi sento tuonare" ma icchemenefoiodelfiocco, servirâ dú volte, solo la fatica di tirar giù questo genoa...."

Matapam

Si passa Capo Matapam illesi, con un venticello quasi a favore intorno ai 12 15 knt, gradevole, ci fermiamo a Porto Cayo. 
C'ero già stata lì, tanti anni prima, con una barca a vela di 17 metri, ma, giuro, non ricordavo nulla, perché quando si va in giro con quella roba lì, e, ovviamente, con equipaggio nutrito, anche se "nostrale", non ci si accorge di nulla, e, soprattutto, non si apprezza nulla, perché qualche maschio, prima di te, ti toglie di mano qualsiasi cosa tu stia facendo, in  qualsiasi situazione dicendo: "lascia stare, faccio io". Fanculo maschi imbrancati, io mi ero appena fidanzata e me lo potevo permettere. Potevo tranquillamente fare a meno di scotte, drizze, timoni, tormentine, ormeggi, di tutto. Ci avevo da fare, io, a bordo, altro che scotte, drizze, tormentine, timoni.....

Porto Cayo

Porto Cayo, che billizza di posto, fuori dal mondo, eppure, una nicchia riparata da tutto, fuorché dal Sudest, orlata di vette altissime. Sparavano. Lì sparano sempre, me lo ricordavo, e l'eco si rifletteva tra le vette. Credevo fossero echi di battaglie mai estinte tra paesi arroccati tra i monti, famiglie in guerra da anni. 
Illusa. 
Caccia era, di frodo, fuori periodo, alle quaglie ed altri poveri volatili, forse anche conigli selvatici. La riprova erano la moltitudine di cani stipati in piccoli contenitori trainati da fuoristrada, parcheggiati dietro alla spiaggia. Ci passiamo due giorni, perché, invero, il luogo é fascinoso, e le taverne sulla spiaggia sono accoglienti, anche se durante il giorno, il vento gira quasi dal mare e ci fa ballare un po' e ci avvicina moltissimo alle barche stanziali ormeggiate alle boe, ma la notte tutto tace. Poi, dobbiamo andare ad Est, Kithyra, Creta.
Mi ero attrezzata con una chiavetta internet, per il portatile. Fino a quel momento, per i meteo, ascoltavo Olympia Radio, ed é grazie a quei meteo che ho imparato le mie prime parole in greco moderno: Βόρεια (Vorio, Nord) βορειοδυτικά (vorioditikì, NordOvest) Τέσσερα (tessera, quattro) τοπικα Πέντε (topika pende, localmente 5) Kalì (calmo). Rassicurante. ma é un meteo letto alla velocitá della luce, perchè i mari, in Grecia, sono numerosi, ed ognuno ha la sua peculiarità. Inoltre, anche nello stesso mare, Il bollettino del mare greco, inoltre, differenzia spesso nello stesso mare, zone diverse, in base alla longitudine e latitudine, con tanto di gradi, insomma, é una fatica sovraumana stargli dietro. Meglio guardare una carta dettagliata. 
Ora ho le carte e i siti meteo. 
Peccato che il consulto a porto Cayo fu per la prima volta, con una connessione praticamente inesistente (erano due anni fa, adesso le cose sono migliorate) e non ci capii nulla, essendo, in questo campo dei siti meteo greci, completamente vergine. C'erano, ad un certo punto della giornata, pomeriggio, freccettine gialle, provenienti proprio dalla direzione in cui volevamo andare noi, Elafonissos. A dire il vero qualcosa avevo capito, nel pomeriggio ci sarebbe stato un forza sei contrario, ma poi sarebbe cambiata  l'intensità, non era chiaro se a crescere oppure decrescere. Al T rex avevo timidamente chiesto, quando, per tirar su le vele la mattina, aveva giustamente scelto di andare alla rada più a Nord, visto che fischiava, e anche a gettare l'ancora, per far le cose con calma: "Ma sei sicuro????"
Siiiiiii qui ci rompe, iammuncenne, si va ad elafonissos. 
Zitta, perché non ero attrezzata per replicare. in tutto questo, il mozzo Greta era con me, orecchie basse, come dico io, ad "elmetto", come per indicare perplessità, e sguardo rassegnato.
Navigazione frizzantissima, una mano, da me imposta, di bolina larga, con genoa (una cosa abnorme, giusta per i nostri mari)  rullato. Ci sentiamo dei ganzi, la barca sbanda e corre, lasciandosi dietro schiuma bianca. Poi il vento si fa assente, veramente, in mezzo al golfo. 
Accendiamo il motore, "dai che tra un po' arriviamo, è finito tutto." Lui dice. 
Io ho in memoria quelle freccettine gialle che non mi convincono affatto, ma taccio, anzi dico: amoremio, tanto si va a motore, che ne dici di un'altra mano? tutti sappiamo che "apré midì..." 
Sbuffa, ma poi ascolta, ascolta sempre, quando la voce è perentoria, e non incerta, questo è il segreto, il tono di voce, perchè ormai Lui conosce ogni sfumatura, della mia voce. 
Si prende la seconda (e ultima) mano..... per inciso, a me garbano le rande con tre mani, ora non va più di moda, anche se la seconda riduce di molto, ma non mi piace lo stesso, però tanto con il velaio ci ha trattato Lui e quindi taccio.
Meno male.
A sette, otto miglia da Elafonissos (leggi capo Maleas) si scatena il finimondo, prima 30, poi 40 knt in facca e onde di due, tre, forse quattro metri, ovviamente in faccia anch'esse, in un attimo.  Forse esagero, non avevo dietro il metro, ma ricordo perfettamente che queste maledette si arrotolavano sulla prua di Acquacheta e dopo averla fatta sbatacchiare ben bene, la attraversavano tutta per andarsi ad infrangere sul pozzetto e tutto quello che c'era dentro, timoniere compreso.
IDIOTI.
Con il senno di poi sarebbe stato ragionevole puggiare e fare rotta verso il lato ovest  di Kithira, percorrerlo tutto, e andare ad ormeggiare nella baia Sud dell'isola, in barba all'acqua da percorrere, ancora. Ma mancavano solo poche miglia alla meta....... 
E'  stupido perseverare verso l'obiettivo programmato, quando il meltemi si incattivisce (era scritto, ma non ero stata in grado di leggerlo, il giallo è forza sette, ma poi ho imparato che sottocosta e nei golfi é anche forza otto), soprattutto con una barca piccola, anche se marina, e soprattutto ancora, se non si ha armato un fiocco; bisogna presentargli il sedere, al meltemi arrabbiato, a meno che non ci si trovi a mezzo miglio dalla meta, allora si può fare quasi tutto).
Insomma per percorrere cinque miglia abbiamo impiegato più di cinque ore, vale a dire, neanche un miglio all'ora, randa e motore, perchè il genoa rullato era inservibile e non stringeva un tubo.
"Ora si disalbera" ho pensato più volte mentre esseri invisibili ed urlanti abbattevano la barca in orizzontale e la falchetta entrava abbondantemente in acqua.
"Ora si fonde il motore" ho pensato più volte mentre il povero arrancava al max dei giri sulle montagne russe liquide.
In quell'occasione ci è tornata comunque comoda l'esperienza di volte passate, anche se vissute in situazioni diverse, per certi versi peggiori.
Mai farsi sopraffare dalla stanchezza, dal freddo e dalla debolezza.
Allora si fanno turni al timone di 40 minuti ciascuno, e mentre uno sta fuori a puntare i piedi, orzare e puggiare per contenere i danni, e a prendersi secchiate di acqua, l'altro sta chiuso dentro, ad asciugarsi, cambiarsi, pulire gli occhiali dalla crosta di sale, rifocillarsi, scaldarsi un po' abbracciando il mozzo peloso che in queste situazioni trova sempre un posto ottimo dove incastrarsi e non ruzzolare.
Due cerate ciascuno, ci siamo consumati, e se ce e fossero state tre, sarebbero servite.
Alla fine un miraggio all'orizzonte, ricoperto dalla nebbiolina che fa il mare spazzato dal vento. Sembra irraggiungibile, eppure è li che si approssima al rallentatore.
Una spiaggia favolosa, candida. In retroguardia dune altissime vegetate. In avanguardia, un mare che cambia colore e che, si vede, se ci arriveremo diventerà turchese. 
La cosa incredibile è che ci avviciniamo, ed il mare cala un po', non ci sono più le onde che a me sembravano giganti, però...... onda ce n'è ancora, spumeggiante, e l'immagine è quella di una distesa biancoblu che passa al biancoturchese.
Ma quando accidenti finisce sta roba, dobbiamo buttare l'ancora sulle dune per stare un po' in pace?? Eppure ci son due barche a vela, ormeggiate vicino alla spiaggia. Se ci stanno loro ci staremo anche noi, è il pensiero di entrambi.
Ah, buttare l'ancora con 40 nodi di vento era una sensazione sconosciuta. Capisci subito se ha preso e non c'è bisogno di fare tremila prove con il motore. stop, indietro piano stop, indietro piano catena indietro, più forte, più forte..... guarda le mire.....
Niente di tutto questo, non importa neanche aspettare che la barca sia completamente ferma. La butti, mandi giù rapidamente catena, la barca si traversa fino a superare i 180 gradi, senti un colpo, la barca si raddrizza alla velocità della luce, spengi il motore, basta, brindiamo.
Non ho scattato neanche una foto al paradiso terrestre che ci aveva accolto. Eravamo troppo presi a far festa e a riempirci gli occhi di quello splendore, a scaricare la tensione accumulata. Poi non sono mai stata una che fotografava, di più il T. Rex; l'Egeo mi ha fatto cambiare anche in questo, giorno dopo giorno, fino a che non ho deciso di scrivere qualche pensiero in libertà, a proposito di quello che si prova, navigando in quel mare, toccando quei posti, incontrando quella gente.

E poi, visto che quello che stavo vivendo, non mi bastava, ho cominciato a scrivere anche qualcosa di quello che avevo già vissuto "unn'avessi, un giorno, a dar di barta e dimenticarmi tutto, sarebbe un peccato".

E quindi, basta poco, adesso, riguardare una foto appesa ad un muro, oppure seguire sulla rete le avventure di due entusiasti ragazzi che da giorni, prima di dormire, per un attimo pensano che fra poco dovranno doppiare Capo Maleas, con un misto di apprensione e di curiosità (beh, quest'ultima cosa me la sono immaginata io ma penso di andarci vicino, a come stanno le cose), per spalancare le porte che contengono i miei ricordi, e lasciarli correre su un foglio elettronico. Mi piace, mi fa stare bene. Grazie ragazzi, per avermi spalancato qualche porta.

Da quel giorno, e per più di un mese, il Meltemi lo abbiamo avuto sempre a favore, facendoci galoppare come neanche i nostri quattro equini messi insieme.
Ed arrivare a Creta è stata un'emozione indescrivibile


Creta, O Granvousa





mercoledì 23 luglio 2014

l'accoglienza:"l'avvolgente abbraccio di una antica, elegante signora" Astipalaia. blognovela in 2 puntate. seconda e ultima (pfiuu) puntata.


Un luogo, per essere accogliente e per farti sentire veramente a casa, deve possedere una Taverna degna di questo nome. Si perchè quando l'hai individuata, quella giusta, fai amicizia con i proprietari, le cuoche, i camerieri, i lavapiatti, che solitamente fanno parte tutti della stessa famiglia e, semplicemente, ti siedi, e non cerchi nient'altro, perchè tanto, loro, i familiari, ti tratteranno benissimo ed ogni sera ti faranno sperimentare pietanze diverse, cucinate con amore.
questa è la Taverna di Eleni, non ricordo il nome del locale, ma tanto è inconfondibile, perchè l'unica con i tavolini sulla spiaggia, in faccia al molo e quasi (diciamo spostata un po' più a Nord) alle prue delle barche


Eleni è una meravigliosa signora di 84 anni, che parla un italiano fluente e ricco, avendolo imparato a scuola durante la Guerra e l'occupazione Italiana del Dodecanneso, vispa e lucidissima. Pur avendo sempre lavorato tanto, ancora non si sente in pensione e aiuta le figlie (64 e 60 anni) nella conduzione della taverna. E' per me stato un piacere immenso andare, nel pomeriggio, alla spiaggetta, con il mio asciugamanino da spiaggia (mai usato durante tutta la crociera), e stendermi al sole, rigorosamente di schiena perchè, si sa, in barca le gambe dietro rimangan bianche, a meno che non ti spiaccichi a prua tipo polena, ma non è il mio stile e poi io a bordo ci ho sempre da fare, e tempo per stendermi non lo trovo, insomma a stendermi in spiaggia insieme alle mamme greche e ai bambini festosi e alle coppie che momrmorano tra loro in maniera complice. Si, ma ad un certo punto, alle quattro del pomeriggio, appena vedevo comparire figurette femminili sotto al loggiato, andare lì, prendermi una fix e chiedere: " Eleni???" e subito Eleni, dopo il riposino, in arrivo, a sedere al suo tavolino, e con lei le figlie, cuoche, e la sorella, che non parla italiano, ma inglese benissimo, perchè per tanti anni ha vissuto in America. e mettersi a sedere anche io, al fresco, e tra donne abbiam parlato, per interi pomeriggi, di tante cose, in italiano, in inglese ed in greco. Di madri, di figli di nipoti, di zie e di sorelle, della vita e delle scelte che tutti abbiamo fatto, delle disgrazie e delle cose belle che ci son capitate. Come essere in pensione nelle nostre spiagge quando ero bambina, insomma. e da allora io sono stata Alèxia ed il capitano Kiriako, e ci siamo sentiti, per qualche giorno, un po' greci anche noi.




Stasera cosa vuoi mangiare Alèxia? Mah, ho un po' di nausea oggi, hai barbuni??? (triglie). si si, vieni a vedere, te le faccio come le ho mangiate io a pranzo, leggere, grigliate, con una salsa olio e limone

e per contorno patate lesse, che ti fanno bene allo stomaco, sei magra, devi mangiare, te le insaporisco con le mie cipolle, che non fanno male, le digerisci bene


e Kiriako, tuo marito, che mangia, lui sta bene vero???
sisi Eleni, scatenati
avrei del capretto in umido, di qui, nostrale, può andar bene????
Senza consultare il capitano mi butto " ma certamente Eleni, perfetto"

pensare che in questa taverna, dopo qualche anno in Grecia, un giorno son riuscita anche a mangiare la Mussakà  che di solito è per me un mattone incommestibile. Ma l'aveva cucinata Eleni in persona, e mi sono fidata, e ho fatto bene.

e poi se stai qualche giorno su un molo, piccolo come questo, si diventa una grande famiglia. sia a dritta che a manca avevamo barche con a bordo coppie greche, gommonauti, i più maturi, e velisti, i più giovani, e devo dire che sentirmi più volte chiamare Alèxia dalla voce di Nicholas mi ha dato un certo turbamento (si, mi ero indispettita con il T. Rex nella precedente puntata, e Nicholas era sicuramente all'altezza, ma : a) io amo il T. Rex.   b) Nicholas aveva giovane compagnia e la lotta , anche se non persa in partenza, sarebbe stata faticosa, e io son per la conservazione dell'energia, nel senso, quando serve veramente, ce la devo avere a disposizione.

comunque a Nicholas ho fatto omaggio di questo scatto, rubato dalla chora, perchè lui aveva noleggiato un motorino, mentre io ero a piedi, eppure, non aveva colto queste immagini, le differenze, tra Noi e Loro (per la cronaca noi siamo quelli con la barca a vela più piccola, vicino ai gommoni, e lui è accanto, non dico il doppio ma quasi), e i gommoni degli altri amici Greci. Dove sarà andato con quel motorino? alla chora, mi ha detto. beh, sono contenta di avergli mandato queste immagini.

allora c'era il forza sette, e noi avevamo prudentemente calato due ancore, anche perchè non abbiamo in dotazione chilometri di catena (ma ad agosto si comprano, perchè qui possono servire). Nicholas lo sapeva, gli abbiamo reso confortevole l'ancoraggio mollandogli la cima della seconda. e da bravo marinaio, si è subito preoccupato di dirci: " se volete andare via prima di me vi prendo sulla mia prua la cima della seconda" e noi .... noooo non ti preoccupare, andremo via sicuramente dopo di te.
Ed invece siamo andati via insieme, lui un attimo prima e noi un secondo dopo. La mattina arriva una specie di marine con occhiali a specchio e anfibi ai piedi che, dopo aver detto educatamente kalimera, per richiamare la nostra pigra attenzione, ci ha avvertiti del fatto che entro mezzogiorno il porto doveva essere vuoto, per ospitare le barche di una regata. E meno male che il giorno prima il suo collega senza occhiali a specchio e senza anfibi, che tra l'altro ci ha fatto pagare lo stazionamento di due giorni invece di quattro (ma forse si sentiva in colpa, così, preventivamente) aveva annunciato che sarebbero arrivate tante barche, ma c'era tanto vento e noi, che eravam piccini, potevamo stare in porto, perchè la sicurezza è avanti a tutto. 
Diciamo così: ci han cacciato, non è bello, però non era più forza sette, era un po' (poco) diminuito. Il mio enorme stupore è stato vedere Nicholas avvicinarsi alla nostra scaletta e chiedere:" e ora dove andiamo Alèxia?" Bah, ho detto, a Maltezana, ma non lì proprio, accanto


e dopo un'oretta di flutti e spruzzi, il molo si è ritrovato tutto lì, a far baldoria


era destino che dovessimo passare in rada almeno una notte, in questa meravigliosa isola!
Alèxia
Kiriako




domenica 20 luglio 2014

l'accoglienza:"l'avvolgente abbraccio di una antica, elegante signora" Astipalaia. blognovela in 2 puntate. prima puntata.


Due tizi arrivano ad un certo punto di una navigazione e dicono:" beh, oggi qui, domani là; c'è il fortunale in previsione? No, ecchissenefrega, son stanco e tu amoremio? Sisi tesoromio, facciamo uno stop, approvo. È normale in una crociera che, almeno è previsto, deve durare qualche mese, come anche è normale nella vita che, si spera, duri un po' di più. Ad un certo punto, ubriaca di emozioni, paesaggi, avvenimenti, incontri, e tutt'eccose, ti vien voglia di piantare le tende, i tendalini, i lenzuoli che hai in dotazione, fare cuccia, insomma, e farti coccolare dal profumo della terra. In fondo siam marinai di campagna, noi. E a volte si può essere molto fortunati se, in concomitanza di questa vogliolina campestre che si insinua dentro e alla fine ti pervade fino ad essere insistente, la prua incrocia il profilo di un'isola che si chiama Astipalaia, che, pur avendo le sembianze note di una farfalla, c'è, esiste e non svanisce quando ti avvicini. Non è un'utopia, per fortuna.


Astipalaia è bellissima (si, una novità, ho forse mai detto di un posto che ho visitato quest'anno, che era brutto??), 





tu ti trovi nel porto, vai alla spiaggetta a farti un bagno.... e lei ti avvolge, ti avviluppa tutto nelle sue spire. Si ma guarda che il T. Rex è un po' legnosetto, non ti conviene, Asti. Mirella, Mamma, non sembra il commissario Montalbano in pensione e con i capelli????
 Carino però, quasi quasi lo sposo!




Giá, la minuscola spiaggetta, davanti al molo. La Grecia è stracolma di spiagge splendide, e questa obbiettivamente è un po' anonima, tutti sassi grigi,  stretta e corta. Il mare è comunque limpidissimo, e poi c'è un'atmosfera...... greca, che altro. pulitissima e frequentata da festanti famiglie, tutte greche, e bambini, e ragazzi. c'è allegria spontanea, gioia, e molta educazione, anche nella pesca. Brravo Brravo,  dicono gli amici al ragazzino che in 1 metro d'acqua ha preso un polpo, così, magari perchè si è perdutamente innamorato del suo piede. Allora il tempo di pavoneggiarsi un po' con i più piccini e con le mamme ( lui era molto incavolato e spruzzava nuvole nere) e poi via, in acqua, sei piccolo e fortunato, è ancora presto, non ti si mangia.













La Chora, il castello, non le descrivo neanche, le immagini parlano da sole, e scegliiere quelle più significative, per me ovviamente, è stata un'impresa.


beh, una veduta dal castello ci stava

Ovviamente il tutto in solitudine perchè il T. Rex, con la scusa che c'erano 30 nodi, è rimasto in barca.
ma allora che cosa le abbiamo messe a fare due ancore??? e poi a destra ci abbiamo Nicholas che ha buttato giù 80 metri di catena (ad averne, anche noi), a sinistra i due gommonautici greci morbidissimi, di che cosa ti preoccupi.??? e poi ci porta su il bus, mica si va a piedi??? - ho azzardato io

si ma devo pulire per i nipotini- aha allora....

Lei (cioè io) lo strozzerà, se ne andrà con un altro???? il seguito nella seconda (e per fortuna ultima) puntata










giovedì 17 luglio 2014

Le piccole.... seducenti come bignoline alla crema


Non sono golosa e questo è un dato di fatto. Ma i bigné alla crema, quelli piccoli piccoli, per esempio, come fa una pasticceria di Montespertoli, me ne mangerei uno dietro l'altro, fino a scoppiare. Queste isole a sud di Naxos, che chiamano le piccole cicladi, mi hanno fatto lo stesso effetto. prenderne più che si può, sbafarle, insomma.


frammenti di Sardegna sparigliati nell'Egeo, la Sardegna di Capo Malfatano, Capo Zafferano, Kia, intendo, quella per me più bella in assoluto, ma anche dell'arcipelago della Maddalena, per i miei gusti (nautici) ormai da scansare come la peste bubbonica.




queste foto sono state scattate a Kufonissi, l'unico posto in cui mi é stato concesso scendere a terra con la macchina fotografica, quindi non a nuoto, dal mio amato Tirannosaurus Rex a cui fa fatica gonfiare il gommino, e io non ce la faccio perchè anche per me è faticoso e poi sono una donna e poi forse anche a me non importava poi così tanto, mi bastava riempirmi gli occhi di quello che potevo vedere standomene seduta in barca.


Questi sono invece scorci di Iraklia e Skinousa, che me le son viste così, o girandogli intorno, oppure raggiungendo le spiagge a nuoto ( si ma scalza dove vai?? mica lontano)




Comunque non siamo in Sardegna, bensì in Grecia, come possono testimoniare queste immagini, semre Koufonisi (sono a terra!!) sembra di essere ritornati in un'Italia insulare di trenta anni fa, forse anche più, e a me che sono nostalgica, piace.


alla manovra di attracco nel porticciolo di kufonissi, il ragazzo agli ormeggi, prima di prendermi la cima, si è affrettato a dirmi: "signora, questo porto è a pagamento" e io gli ho risposto ne ne, lo so. 17 euro con corpo morto, acqua e luce e il meltemi di poppa,  vaglielo a spiegare in Sardegna, aiutooo un 50 piedi sta ormeggiando accanto ad Acquacheta, corroo




Il turismo è comunque arrivato anche qui ed almeno tre traghetti veloci e catamarani enormi al giorno scaricano un monte di gente, soprattutto ragazzi. Infatti nel paese è tutto un fiorir di nuove costruzioni, per accogliere questi sciami gioiosi, sarà bene? Sarà male? Non esagerate, per favore, si può vivere dignitosamente anche se invece di cinque appartamenti se ne affittano soltanto due, non sciupate questa bellissima isola, che poi alla fine anche i turisti diventano meno


ecco a Skinoussa ho visto una cosa che neanche in Sardegna avevo mai visto, in trent'anni di onorata carriera, essai che lì, almeno una volta, si davan da fare in questo senso. Una baia, una villa con vista mare e nave privata (attraccata alla boa), proprio sotto! e loro in casa, e la nave illuminata a festa con sopra solo due marinai. In certi momenti mi viene proprio da pensare che un po' di redistribuzione globale della ricchezza ci vorrebbe. Mi indigno a pensare che si preferisce stare nella villa e andare sulla nave solo per farsi scarrozzare sulle moto d'acqua. Possedere troppo no fa godere quasi più nulla, così la penso



ma anche a questa bellezza dobbiamo dire arrivederci e piano piano allontanarci, facendo quasi finta di nulla, se ci si comincia a fermare troppo si diventa pigri e questo, in barca non è quasi mai consentito, e poi tutto sommato, si va incontro ad altre bellezze

ventolino arzillo da Nord, finalmente, dopo l'accenno di temporale(!) di ieri, si vola via, verso sudest, come i gabbiani, ma questo è difficile farlo, loro sono più bravi.