venerdì 19 giugno 2015

Leros. Domenico Mikanovios


Questo è il secondo anno che siamo di base a Leros. Dopo, non si sa. I programmi, oramai, sono delle pie illusioni. Di per certo, rimarremo in questo mare, che, pur con le sue asperità, offre qualcosa che altrove, in questi ultimi anni, non abbiamo trovato, e, che ci piace.

Leros è un'isola del Dodecanneso, sconosciuta ai più. Ai turisti di terra, intendo. Chi va per mare, la conosce sicuramente. Ma, anche loro, a volte, i naviganti, se vi capitano per la prima volta, senza viverla, almeno qualche giorno, rischiano di prendere un abbaglio. "Accidenti, sono arrivato a Tirrenia! " Ha esclamato il mio amico Claudio, mentre la barca si avvicinava a Lakki, ed i palazzoni Bianchi, di tipico stile fascista, svettavano sopra i pini, le tamerici, gli olivi. Insomma, erano cospicui e dicevano, si, hai centrato il Way Point, spengi quel gps, fai come si facevaunavolta e non sprecare batterie inutilmente.

Da vicino, poi, questi palazzi appaiono abbandonati, fatiscenti. O meglio, gli occhi vedono, per primi, quelli abbandonati, fatiscenti. Chissá perchè, gli occhi, ci vogliono male. O bene. Forse, in Grecia, nell'Egeo remoto, vorrebbero solo farci vedere casine bianche e blu, e chiesette, arroccate sui monti, sedie multicolori, tovaglie a quadretti, ninnoli e parei di seta che sventolano in aria, nelle botteghine. Il blu del cielo, lo smeraldo del mare, il bianco dei sassi e delle poche spiagge. Leros anche no. è verde, di alberi e di campi. qualche sedia colorata, i parei (pochi) in vetrine riparate, indossati da manichini. Come da noi È vivo. Abitato tutto l'anno da molte persone, e questo, si percepisce, vivendoci qualche giorno. Ti accorgi che quel palazzo bruttissimo è una scuola vociante di adolescenti. Quell'altro è una galleria d'arte. Quell'altro ancora, la sede di mostre fotografiche. quell'altro.... un centro commerciale, no, non come lo intendiamo noi, ma una sfilza di negozietti dove vendono tutto. Alcuni accessori per la casa, altri, ferramenta, altri, arie condizionate, altri computer, altri, stereo e Autoradio. Altri.....non è possibile, una clinica odontoiatrica, a Leros, e pare funzioni anche bene, per cose complicate, così mi hanno detto Cettina ed Enzo, una sera, sulla barca di Piera e Loris (loris lo conoscevamo 25 anni fa, per lavoro, e per regate a bocca d'Arno, come è piccolo il mondo). Tiro un sospiro di sollievo. Il dente molto malato, che non avevo fatto in tempo a curare in Italia,  mi sta concedendo una gradita tregua. Forse proprio perchè ha saputo che anche qui esiste qualcuno che può intervenire su di lui, senza estrarlo. Dente, tiè. Ti sistemo io, e ti sistema Leros.

Arrivo dal T., un mercoledì notte. Distrutta. Dalle cose dell'Ovest. Dormo due giorni interi, cullata dal din  din familiare del lazy jack sull'albero. Poi, però, cominciano i lavori. A Leros si sta per lavorare, mica per poltrire.


Abbiamo trovato, in paese, una catena italiana, in acciaio galvanizzato, con tanto di certificazione. La marca, è di quelle note. Che bellezza, possiamo sostituire la nostra, ormai tutta rugginosa e, soprattutto CORTA. No, altri due giorni e due notti nelle cicladi, con 55 nodi di vento, alla ruota con rocce o altre barche sempre lì, incombenti, a girare come una trottola sempre a sentire uno scossone e poi STUMP prima a mano destra e poi a mano mancina, non ce li vorrei più passare. Anche se poi, si fa l'abitudine a tutto e la stanchezza prende il sopravvento. Le lezioni servono. Le voci delle esperienze passate vanno ascoltate. Le orecchie, in Acquacheta, son sempre dritte, come quelle dei cani.
100 metri son pesanti, però, soprattutto se non te li possono scaricare davanti alla barca. Si lanciano messaggeri, si fanno pochi metri alla volta. passo passo. Peccato che così da 100 son diventati 500, prendendoli a piccole dosi.


Meno male che a cena non devo cucinare e lavare i piatti. Rosa e Manolis ci accolgono a braccia aperte, e, come sempre, ci trattano come figli. Una volta si paga (pochi euro) e una volta no. La conversazione è, rigorosamente, con loro, in greco, non sanno neanche una parola di inglese, e forse conoscono quattro vocaboli in italiano. Faticoso, ma anche di grande soddisfazione. Annoto tutti i nuovi vocaboli imparati sull'ipad, con la traduzione. Mi piace più che consultare il dizionario.
DOMENICO MIKANOVIOS esclama manolis vedendoci arrivare con lo scooter, lui, non abituato a vederci così attrezzati. Merito del motore fuoribordo ormai morto e la distanza che separa l'ormeggio di Acquacheta, proprio sotto al fanale verde d'entrata, dalla taverna di Rosa e Manolis. Al T. non garba camminare, cede alla tentazione di un motorino a noleggio, e diventa così un Biker, un Mikanovios, appunto.


Dueparole sulla Kritikos Taverna sento il dovere di esprimerle, per gratitudine, per affetto, e anche perché penso di fornire un'utile informazione a tutti coloro che sbarcano a Leros. 
La taverna si trova proprio di fronte all'entrata del marina di Evros. Rosa e Manolis, fino all'anno scorso, facevano solo polli arrosto, e cuocevano due uova ai pescatori che d'inverno, tengono le loro barchine lì davanti. Una taverna invernale, quindi, ricavata nel garage di casa con tanto di pavimenti di graniglia e arredamento anni 50. Poi, per dare una mano ai figli, hanno costruito un fuori, estivo. Che non riescono a valorizzare. Non si sanno far vedere. Ho detto: " rosa, qui vi conoscono solo per il pollo, per il kotopoulos, fai delle foto ai piatti che cucini, ed esponile fuori, grandi, con i prezzi accanto".


che so, minestra di fagioli, fasolakia, e polpo in agrodolce


Moussakà saporitissima e leggerissima, e polpette di zucchine


insalata dell'orto, verde , marouli, appunto, con olive e cipolle, sempre dell'orto, condita con salsa di olio di creta, mostarda e lime, dell'orto anche quello. E tante altre cose, che, se uno entra un minimo in confidenza, può anche andare a controllare in cucina, scoperchiando le pentole. Certo, bisogna affidarsi a quello che ha cucinato lei, quel giorno, e buttare da una parte lo scarno, stereotipato menù, ma funziona sempre.
Se qualcuno vi capita, faccia pure il nostro nome, le pentole potranno essere scoperchiate senza indugio.


La generosità di queste persone è enorme. Chiediamo di comprare dell' olio dei loro olivi di creta, e dobbiamo inventarci teatri metafisici per pagarlo. tutte le sere, il mikanovios porta in barca un presente, quando il basilico, quando l'aglio, quando il formaggio caprino (e lì, c'è stato veramente da combattere).
Insomma. Amici. 


Fare cambusa a Leros è un godimento, specie se si è mikanovios. Salendo un po' nelle stradine esistono negozi di frutta e verdura levantini, pieni di colori e di ogni ben di Dio. Mancano solo gli specchi a raddoppiare la scena, e ti sembra di essere a Tunisi, oppure a Creta. Eppoi quest'anno ha fatto la sua bella entrata un negozietto che macina un caffè per la Moka, profumato e squisito, e vende vino bianco biologico molto buono. 
I lavori son terminati, non saremo mai perfetti, ci sarà sempre qualcosa che non è per il giusto verso.
Gigi e Nicla, tornati da Amorgos, ci aspettano ad Arcanghelos. Il piede marino ancora si deve riprendere, lottiamo in rada per armare le vele, e si va.


Ha ragione Francesca quando definisce, questo grande luogo, questa combinazione di sassi, vento, cielo e mare, quartiere Egeo. Tutti insieme e poi ognuno a casa sua, e per la sua strada, per ritrovarsi, poi, prima o poi. Stupendo.


e suonare il violino con il proscutto, in rada, l'ho visto fare solo qui



Ad Arcanghelos.





giovedì 11 giugno 2015

È DIVERSO

i






Quest'anno é diverso. Sono capitate tante cose e, quasi nessuna, gradevole.
quest'anno è diverso. Sono diversa io, mi sento vecchia, loffia e cagionevole, ma ho scoperto che, se voglio, trovo da qualche parte energie e lucidità per affrontare le situazioni peggiori, non credevo, e mi congratulo da sola.
Partire é stato diverso, però non tantissimo. È stata una evoluzione degli anni precedenti, una tendenza in aumento, delle ansie, per quello che si lascia, preoccupandosi di lasciarlo al meglio, e per quello che si ritroverà, al ritorno, sapendo che , su questo, non si può fare nulla, se non evitare di partire. Fuori discussione. Diverso sì, ma non esageriamo.
Persino l'arrivo in Grecia é stato diverso. Il volo per Kos non era gremito, anche se la compagnia è passata da due ad una partenza settimanale e l'autobus per il porto era vuoto. Anche la città era vuota, pochissime biciclette, pochissime gambe al vento; all'approdo nel porto vecchio, due gullit e tre barche a vela, interi tratti vacanti. 
Ma diversissima è apparsa la folla in attesa del traghetto, quello che va ad Atene, facendo tappa in varie isole del Dodecanneso e chissà quali altre. Valigie colorate, pantaloncini corti, tuniche a fiori, sandali ornati da finte pietre preziose, pelli bianchissime o scottate dal sole, capelli biondi giovani  o bianchi, maturi, voci anglosassoni oppure vichinghe sono stati completamente sostituiti. Al loro posto pelli scure, ma non sempre. sguardi comunque scuri, severi, anche se con il sorriso sulle labbra, spesso riparati da enormi occhiali da sole. pantaloncini a fiori, jeans al polpaccio, tute da ginnastica. Scarpe da ginnastica. sempre. Poche donne, metà velate e metà no. Se ci sono le donne ci sono anche i bambini, riccioli scuri, riccioli chiari, ma sempre riccioli. amatissimi, coccolatissimi, fotografatissimi. Dalle mamme, dai babbi, dagli zii, dai nonni. Pochissime le valigie, pochi gli zaini, molte borse e fagotti di tela e plastica. non sono turchi, non sono greci, non sono zingari. Sono felici. Ridono per un nonnulla e fotografano tutto con i telefonini: le mura di Kos, i traghetti in arrivo, l'andirivieni di motrici che caricano a bordo i containers enormi, e manovrano come delle cinquecento, vicinissime tra loro senza mai sfiorarsi, la costa Turca, sisi, è turchia, no, non Marmaris, è Bodrum, thank you. Il tramonto, il mare.
Acquacheta non è diversa. Lei no. scendo la scaletta, ammiro i disegni del T. che, invece di far lavori nell'attesa, con la scusa che era in drydock con ll'acqua e corrente lontane, ha dato spazio alla sua vena artistica, tesa ad esprimere tutto il sentimento di mancanza. questa sì che è una bella accoglienza. 





Sono a casa, e mi passa anche il mal di denti. Sisi, qualche problemuccio esiste.  il motorino del tender è morto, chissà quando arriveranno i pezzi di ricambio. Vabbè per quello che si usa. ah, anche il telecomando del salpaancore è morto, se è un contatto e si ripara bene, sennò va bene lo stesso. poi il teak, le vele, i tendalini. È stata una entusiasmante sensazione, addormentarsi  con il familiare e dolce  tin tin che fa il lazyjack picchiando sull'albero, e svegliarsi a giorno fatto, senza interruzioni. E poi, la mattina dopo, gli abbracci di Manolis e di Rosa, e il vino, e la feta, insistendo per pagare. I lavori ??Avrio, insieme, cominciando dal più semplice. questa bandiera un se po' vedé.




martedì 16 settembre 2014

Agathonisi. Son cose serie, finiscila di far poesia




È questo ciò che mi ha detto Domenico, appena ho cominciato a leggergli la bozza di quanto avevo scritto. Si perchè il blog, di solito, glielo leggo dopo averlo pubblicato, ma questa volta avevo bisogno di un censore, e lui è molto severo. quindi, ricomincio d'accapo, dal titolo, poesia poca, non c'è niente da esser poetici, però qualcosa l'ho, l'abbiamo vista, quindi la dovevo scrivere.



Ad Agathonisi, il porto è un non porto. È un molo di cemento dove attracca il traghetto e dove risiede l'ormeggio della Guardia Costiera. Poi c'è un cosiddetto "ormeggio degli yachts" dove pochi si azzardano ad accostare, perché bassissimo di fondale, e quando arriviamo noi, infatti, non c'è nessuno.


Sono tutti fitti alla ruota davanti alla spiaggia, altri, a grappoli di terze file, sono accostati all'ormeggio del traghetto, perché, si urla dalla banchina, tanto fino alla mattina dopo, alle undici, non arriverà. L'ormeggio della Guardia Costiera è vacante. 
Non ci va di andare in terza fila, non ci passa neanche per la testa di andare ad occupare lo spazio della Guardia Costiera, quindi buttiamo un'ancora nel gruppo, attenti a non accavallarci con le altre catene.



Gli abitanti di Agathonisi, son gente tosta, pescatori pastori/ ristoratori.
poche stanze in affitto, tante capre.
E a Yorgo (George, come ha chiamato la sua taverna, non mi piaceva, l'ho chiamato così e lui ne è stato felice) abbiamo chiesto, aspettandoci una risposta, che poi si è rivelata completamente errata:" e durante l'inverno dove andate, Samos, Atene?"
Un sorriso malinconico, e poi :" No, dovrei andare ad Atene, per curarmi i denti, ma non posso. Qui ci sono le mie capre, che d'estate sono libere, trovano da mangiare. Ma l'inverno? Non possono stare senza le nostre cure. E qui mi zitto, e dovrò zittirmi molto, in queste due intense giornate.

Intanto the Harbour Master, molto educato, veramente, ma secondo me anche un po' a digiuno di ormeggi alla ruota, ci aveva fatto levare l'ancora e metterla un po' più in là, perchè, secondo lui, eravamo un po' troppo vicini alla banchina della Guardia Costiera. Ciò poteva anche essere, ma perchè non ce lo aveva detto prima, quando, anzi, penso malignamente io, vedendo una donna al timone al secondo tentativo di ancoraggio, aveva chiesto, premuroso:" avete problemi????" nooo, assolutamente, abbiamo rifatto la manovra per lasciare libero il passaggio alla motovedetta"

No, non vi preoccupate, qui va bene, basta che stiate attenti nei prossimi cinque minuti, arriva un piccolo ferry. Stiamo attenti, e dopo i cinque minuti greci il Ferry arriva, non quello di linea ovviamente, e va ad ormeggiarsi da tutt'altra parte. Arki ci aveva abituato a questo tipo di manovre, il Ferry piccolo ormeggia dove gli torna comodo, anche in seconda fila, a volte.
Eppoi dopo due ore, non andava più bene, il nostro ormeggio, dopo il Ferry intendo. Nessun problema.

Insomma, ci spostiamo di nuovo per lasciare acqua alla motovedetta, ceniamo molto degnamente da Yorgo, e presto, ce ne andiamo a dormire. 

La mattina seguente, ci alziamo intorno alle otto, avevamo programmato un giro per questa isola, molto affascinante, nonchè una sosta in un diverso rifugio, senza strade e senza case, e, dopo il caffè, mettiamo il naso fuori. 

L'Harbour Master, augurando a tutte le barche all'ancora un buon giorno, invita gli equipaggi ad andarsene, perchè sta arrivando il Vero Ferry. Beh, con congruo anticipo, penso tutta imbambolata, mentre Domenico afferra il binocolo e mi dice, con tono grave:" Sta arrivando la motovedetta. È carica di cose, cioè, sembran cose, da quanto sono tante e ammassate, ma sono persone". Ed è un attimo, la motovedetta con i suoi baffi a prua, attracca con agilità, non disturbiamo affatto, e, tra le voci a toni alti dei militari, sbarca una quantità abnorme di persone. Non ho scattato fotografie, per pudore. Non sono un reporter e non ho il dovere di documentare. 

Mi dà un enorme dolore assistere, impotente, a queste vicende, dal mio yacht, anche se è solo di dieci metri.

Ce lo avevano detto:" Agathonisi é diventato un posto adatto agli sbarchi. Li mollano lungo le coste turche, e li mettono a bordo di canottini da bambini, quando tira il Meltemi, così è il vento, a condurli in Europa. E poi gli lasciano, sul canottino, dei coltelli affilati, non per uccidere, no, almeno, non è quello il primo scopo, bensì per squarciare la loro imbarcazione di fortuna, quando una qualsiasi altra imbarcazione passa loro accanto. A quel punto sono da considerarsi a tutti gli effetti, naufraghi, e se li lasci in mare poi, a parte il fatto che diventi perseguibile per legge, ma questa è la cosa minore, ti rimangono vita naturaldurante sulla coscienza, se non li prendi a bordo."

E canottini affondati sugli scogli, ne abbiamo visti, nella rada di Poros.

Vengono dalla Siria, dall'Afganistan, da paesi in guerra.
E tu non puoi fare nulla, se ci provi c'è caso che ti infili nei guai. 
anni fa, quando si andava a passare le vacanze veleggiando alle Egadi, si arrivava fino a Pantelleria, ma Lampedusa, Linosa, no, il pensiero, ascoltando, a quei tempi, il canale vhf 16   ed i lanci quotidiani di May Day, tutti provenienti dal tratto di mare che separa la Libia da Lampedusa, era:" ma se scopriamo di esser vicini, che si fa???? È ovvio si salvano, si trainano. 

O provatevi a trainare, con una barca a vela, un'imbarcazione stracolma di persone disperate, assetate ed affamate, che ad ogni onda rischia di rovesciarsi, e quindi bisogna andare ad 1 nodo all'ora. Oppure. Pensate di stare accanto all'imbarcazione, e, chiamando le varie guardie costiere, mentre le aspetti, cercare di rifocillare tutti, acqua e cibo, difendendosi da coloro che tentano di salire a bordo, magari ci son bambini piccoli, e che fai, non li fai salire????? E non fai salire la mamma? E non fai salire il babbo, ma allora cominciano a voler salire tutti ed è un casino. E poi le Guardie Costiere, allertate, che non si fidano, leticano tra di loro, ti fanno il terzo grado, e poi decidono tra di loro chi deve intervenire, arrivano, e ti rifanno il terzo grado e poi devi seguirli fino al porto dove per tre giorni almeno, ti ricontrollano tutto e ti rifanno il terzo grado, mica perchè son cattivi, ovvio, ma questa è la prassi e tu potresti essere identificato come un pericoloso mercante di uomini.
Mi verrebbe di aggiungere altre cose, su questo argomento, ma ho paura di strafare. Quindi mi zitto












 






sabato 13 settembre 2014

Arki, si torna e poi si ritorna, ma questa volta è per volare a casa






È un post, questo, scritto a singhiozzo, perchè nel frattempo sono successe cose, più importanti, che mi hanno distratto. Però Arki se lo merita tutto, questo racconto, e quindi, a singhiozzo, procedo.

"Tutta coscia o mezza coscia o solo gamba?" la domanda c'entra poco con Arki, ma si adatta, in un certo qual modo, alla mia giornata del primo giorno di scrittura, quando, a Samos, abbiamo deciso di non entrare in porto ma starsene due giorni all'ancora a prendersi questo meltemi, e di andare a fare rifornimenti con il tender, perchè tanto il T. è sotto sale e di acqua se ne consuma pochissima. Trattasi infatti di una espressione, che mi fa piacere ricordare, grazie a questo girovagare per la Grecia che mi fa affiorare un sacco di bel vissuto, e che si adatta a tutte le volte che devi andare a fare la spesa in gommino, e non ti senti, per decenza , di andare in costume da bagno, e, se come è questo il caso, di meteo meraviglioso, ma freschino, con meltemi arzillo, neanche in shorts.
Qualche anno fa, una Signora, mia carissima amica, nonchè collega di lavoro, nonchè Segretario dell'Autorità di Bacino del Fiume Magra di cui ero, con enorme piacere, membro del Comitato Tecnico, organizzò un interessantissimo workshop su quello che si era fatto, e quello che ancora si sarebbe potuto fare, per mantenere la naturalità di quello splendido fiume, senza nuocere alla sicurezza degli abitati che nel frattempo, scevri di qualsiasi preoccupazione, occupavano con scuole, asili, supermercati, e quant'altro, le sue affascinanti, ma vulnerabilissime sponde. Nel programma del workshop erano previste, e come si poteva pensare diversamente, escursioni sul fiume, laddove i meandri si facevano interessanti, e, conseguentemente interessante, il trasporto solido fabbricato dal fiume. Si raccomandava, agli aspiranti partecipanti, di munirsi con uno stivale "a tutta coscia" sicuramente perchè, per poter osservare meglio il lavoro del fiume sui sedimenti e sul trasporto, in generale, si doveva traversarlo, tutto o quasi. Ecco, su quel termine" tuttacoscia", che per i pescatori di fiume deve essere parte del linguaggio consueto, con la Mia Amica ci siamo fatte delle sane risate, perchè, mi confidò, non era stata lei ovviamente a volerlo inserire nella Brochure del workshop, essendo lei a digiuno di tipologie di stivali, ma ne era stata consigliata dagli Addetti ai Lavori. Allora, nel gommino, a fare la spesa con meltemi arzillo, e freschino, ci vai con un pantalone a "mezzacoscia", che fa le pieghe se lo tiri un po' più su, ma torna che è una meraviglia, e poi, scesa, te lo ritiri giù e ritorna anche meglio. fai la tua figura e non ti ammolli. Detto questo, perchè a Pitagorion ci siamo fermati con l' obiettivo provviste,  andiamo oltre, cioè indietro di qualche giorno.

(ecco, questa foto la dedico a Samos, grande, fertile, storica e, a parer mio nauticamente non affascinante. Ma come non avere un ricordo degli scogli di Kiriakos? Domenico, il Mio Amore??)


Progetti, non ne esistono, meglio così, si progetta tanto, d'inverno.
Diciamo che si va un po' a Nord, hai visto mai che incontriamo i nostri amici olandesi che scendono. Tanto a Nord, però, no, perchè l'estate sta finendo, e a Nord la probabilità di piogge è più elevata, ne faremo la scorta, tornati in Toscana, quindi, solo un po' più a nord. A Nord di Lipsi c'è la splendida Arki, con i suoi isolotti. Nel, si fa per dire, porto di Arki, Port Augusta, l'anno scorso, a ottobre, ci abbiamo passato una settimana e forse qualche giorno in più a causa di una burrasca da Sud, e, a seguire immediatamente, una peggiore burrasca da Nord, accompagata da un gelo polare tale da lasciare esterefatti i sette abitanti dell'isola che si gardavano tra loro stupefatti, infagottati nei piumini da sci (!) e protetti da cappellini di lana, questi, senz'altro, più marinareschi.
In quei giorni l'abbiamo amato, questo rifugio, e girato a piedi (io) in lungo ed in largo. Ma Acquacheta era rimasta ormeggiata lì, ben salda sulla sua ancora e cime assicurate al moletto, non ci eravamo spostati, per mare. E pensare che dalla cima delle aride colline si vedeva un mondo incantato, fatto di insenature profonde, corridoi tra gli isolotti, meandri di mare turchese spazzato dal vento. Da tornarci, sicuramente ed esplorare. quindi, quest'anno, si va e si esplora. Prima esplorazione, Marathi, toponimo delle case che punteggiano la costa Est dell'omonima isola, accostata ad Arki. Decisamente un luogo di villeggiatura, 





e dunque, da luogo di villeggiatura la trattiamo, ovvero, si scende a terra una sola sera e poi la sera dopo, alla boa, cena in casa, intima, tanto, per quello che ci hanno fatto spendere alla taverna, bellissima, scicchissima e alternativissima, due sere alla boa c'entrano. Nessuno protesta, in Turchia ci avrebbero accoppato. Si perchè noi abbiamo acchiappato una boa molto distante dalla terraferma, quasi sulla punta, ed é molto piacevole starsene qui, mentre soffia, di giorno e di notte, e a pochi metri da noi qualcuno ha tracciato una riga precisissima che separa il canale, pieno di papere, spumeggianti, da questa baia tranquilla, e, per quello che ci riguarda, silenziosissima ed amena.
E poi si torna ad Arki, la Nostra Arki. 




E sono veramente luoghi incantati, gli ormeggi che offre l'isola di Arki, a Sud, tra gli isolotti che le si appiccicano addosso. Thaiti, l'abbiamo ribattezzata quel dedalo di anfratti, da quando ce l'ha suggerito il miglior Ammiraglio che conosco, l'anno scorso, quando il vento faceva nebbioline su quelle coste che rimiravamo da lontano, infagottati nei nostri piles, e dove era sconsigliabile, allora, ormeggiare. Thaiti, punto, dice tutto, non c'è bisogno di descrivere oltre. E la giornata, in calma di vento, che abbiamo passato lì, e la nottata, altrettanto affine, ce lo hanno fatto godere, questo ormeggio esotico.







E poi Arki è un'isola generosa, per i marinai, offre numerosi ripari, pur così minuscola: Porto Stretto, con la sua confortante laguna, melmosa, nel fondo, ma per questo rassicurante. Qui, lo dicono anche quei bellissimi sassi multicolori,  Il Meltemi perde, però è una, anzi sono due baie biforcute, esposte ai venti da sud.

Ed infine c'è Port Augusta, entri lì e sei in una botte di ferro


Anche senza tender ti vai a fare due passi e sei in questo paradiso


E puoi guardare, tranquillo, l'effetto che fa, là fuori. Geometrie perfette



noi amiamo port Augusta, sopra ogni cosa, di Arki, è lui il piccolissimo, ma allo stesso tempo enorme cuore di questa isola


Port Augusta è un porto senza diga, perchè di dighe non ha bisogno, è la terra, il promontorio a Sud che si sovrappone più che abbondantemente con la lingua di terra a Nord, a far da difesa dai venti da SudOvest che d'inverno si abbattono impetuosi.
E, per quello che riguarda l'estate, anche il forza 9 del Meltemi si regge con l'adeguata tranquillità, arriva qui smorzatissimo, e trova le barche a porgerli la schiena, sul moletto, unica infrastruttura di questo porto, un moletto costruito bene, e intorno al quale si svolge tutta la vita dell'isola.


Perchè, di vita, in quest'isola, ce n'è. E non è tutto turismo, anzi, stanze in affitto, poche, e per persone che si devono sorbire un po' di aerei e più di un traghetto, persone che amano il silenzio, le capre e le passeggiate tra le pietre.


Arriva da Patmos un traghettino, non giornaliero, negli orari non ci ho capito nulla, ma quando arriva lo fa anche tre volte al giorno. I suoi ritmi devono essere dettati, oltre che dalle condizioni meteo, anche dalle richieste dell'isola. cibo, gasolio, qualche turista da trasportare, e, accidenti, anche il pane!!!!! Ad Arki non si fa il pane, almeno, se lo si fa in casa non si cede a terzi, incredibile! Quando arriva il ferry lo si capisce dal movimento, sul molo, che lo precede di pochi minuti: camioncini, motorette, carrelli, muletti, qualche valigia, qualche zaino e cappello di paglia.


Ad Arki c'è comunque la scuola, una maestra, tre bambini, e per arrivarci, un sentiero pietroso e spinoso, con, parcheggiata, una macchina in mezzo. "I nostri bambini sono dei guerrieri Ninja, saltano, volano, a scuola arrivano comunque" Dice Trypas, che credo, sia l'Autorità dell'isola. Conduce una delle due Taverne dell'isola, pesca, fa la legna, porta la spazzatura in discarica, si occupa anche di intrattenere rapporti con chi deve manutenere la centrale elettrica, mista, gasolio e pannelli solari, ed il dissalatore, ad Arki c'è infatti anche un acquedotto, moooolto greco. E comunque comoda, l'acquedotto greco, noi eravamo a corto di acqua, e, con poca fatica, siamo andati con le taniche alla fontana in piazza, cioè lì, a due passi dalla barca.
E ad Arki non c'è port Authority, non ci sono divise. Ci sono i suoi abitanti, Autorevoli. Trypas, Yorgo, e il babbo di Nicholas. Sono loro, la port Authority.


Ad Arki son tutti pescatori (e pastori). Quest'anno è terminata una piccola costruzione, che avevamo vista cominciare lo scorso autunno, e pensavamo fosse a destinazione turistica. Invece no, le case turistiche gli bastano, ad Arki, quelle che ci sono, ed il moletto per le dieci, dodici barche, e le insenature naturali, sono sufficienti a sfamare dignitosamente tutta la (ridotta) popolazione. Per ora l'isola rimane .... lei.
La costruzione la usano tutti, gli abitanti che vanno a pescare, chi va, chi viene, chi resta, chi porta le reti, chi appoggia i piombi e la muta, chi li va a riprendere, entrano.....


..... ed escono accompagnati dai fidi aiutanti, lei poi.... e mi riferisco a chi dei due possiede quattro zampe,.. è un pezzetto d'amore che lo seguirebbe in capo al mondo, a Lui, orsissimo, ingrugnatissimo, e gelosissimo (di lei), toccato con mano!


Trypas è sicuramente un tipo ingegnoso, che ha fatto una scelta di vita " alla meno" e che ha saputo valorizzare questo luogo



E comunque anche la Taverna di Nicholas ha dato atmosfera a questa isola. Qui si radunano i pescatori, ma, sono affrettata, non è vero, non ci sono fazioni. Le due taverne convivono, ed i pescatori vanno lì e là, e anche noi, non abbiamo preferenze, devono lavorar tutti.

Ad Arki abbiamo fatto due soste. La prima, per un saluto veloce, tutti arzilli, in rotta verso Nord. La seconda, inaspettata, in affrettata ritirata verso Leros. L'umore non è dei più gagliardi, il ritorno non era programmato, così presto, , si deve tornare a casa e questa, una sosta "forzata" per il Meltemi. C'è fretta, ma non così spinta, non merita rischiare. Eppure, questa isola, ha avuto il dono, per qualche giorno, di placare tutte le ansie. Arki, sei splendida.



















lunedì 8 settembre 2014

Ritrovarsi




Vivere il mare è bellissimo, non lo si deve considerare una villeggiatura, sarebbe riduttivo.
Vivere il mare é sapersi adattare ad ogni situazione, visitare luoghi belli e meno belli, prendersi la pioggia, gli schizzi, le buriane. Trovarsi tutti salati ed appendere tutti gli abiti fradici al sole. Pescare, per chi ne ha la passione, cucinare tutti piegati facendo attenzione che le pentole non si ribaltino. Vivere fuori e vivere dentro, in spazi piccolissimi, ma, chissà come mai, comodissimi, i tuoi spazi, conosciuti centimetro per centimetro.Vivere il mare è avere caldo ed avere freddo, e avere sempre un rifugio dove potersi difendere, dal caldo e dal freddo.
Vivere il mare è una lezione, un apprendimento permanente, che ti fa rimanere giovane, nel fisico e nella mente, e che ti fa apprezzare tante cose.
Vivere il mare è ritrovarsi, dopo essersi incontrati, un anno prima, essersi piaciuti, non è così frequente, a colpo d'occhio, aver passato due giorni insieme, aver condiviso, in questi due giorni, buriane, spedate di ancora, essersi dati una mano, nel difendersi dagli attacchi dei manfani turchi, non con sciabole, ormai no, ma solo catamarani di lusso, impazziti, essersi tirati su a vicenda, dopo, con un aperitivo, una foto, una risata insieme.


Certo che c'avete una barca ragazzi....... non la si può non notare. E anche stavolta, Jaro, qualcuno è venuto sulla tua poppa incuriosito, e anche un po' affascinato, le scuse per l'invadenza e la domanda pronta  :" ma è un prototipo questo, vero?"
Siete veramente ganzi, avete insieme fatto di tutto e di più, solcato i mari del mondo sportivamente e poi vi siete disegnati la Vostra barca, e poi l'avete anche realizzata!!!! E siete contenti, e vi ci trovate bene, e continuate ad andare di qua e di là nell'Egeo, si, perchè anche a voi l'Egeo vi ha stregato. Non è mica da tutti veder realizzati i propri progetti. É una grande soddisfazione.


Quest'anno, a Patmos jaro era piena di bambini, piccoli ragnetti, bellissimi, perchè di zampe, di gambe, cioè, sembrava ne avessero otto ciascuno, e non due, scorazzavano da poppa a prua, si arrampicavano sui timoni, sugli strumenti, ridevano contenti. Ammiraglio, che pazienza, che brava sei, ferma e dolce, una nonna stupenda, oltre che una gran donna di mare, essai che ti ho visto un po' provata! Ma i bambini ad un certo punto vanno a dormire, e con loro, e più contenti di loro, i genitori, e allora si scappa un attimo, a remi su acquacheta, perchè lì si può parlare a voce alta e ridere, non si sveglia nessuno.
Due giorni magnifici insieme, beh, si, non è stato proprio casuale questo incontro, ci siamo cercati, ci siamo voluti, e con tutta la tecnologia a disposizione, e mail, watsapp, messaggi..... ci siamo semplicemente telefonati. Mi è piaciuto anche questo, del nostro ritrovarci.


Dopo patmos si torna a Lipsi, nella nostra scoperta di quest'anno, la spiaggia dorata, perchè i bambini vogliono nuotare nell'acqua turchese, e anche i grandi. Il Motoryacht è ancora là, accidenti, dopo tre giorni, rimorchiatori e motovedetta intorno, sembra un'impresa difficile. La falla deve essere stata riparata in emergenza, è più dritto, i motori delle navi rombano, ma lui rimane fermo, alla traina. Il rimorchiatore è piccolo, tutto ad un certo punto tace, ne chiameranno, poi, un'altro, più grande e meglio attrezzato.



Nel pigro pomeriggio, mentre i maschi, piccolissimi, piccoli e grandi  dormono, le ragazze, piccolissime, piccole e grandi se ne vanno a fare una passeggiata, chissà se troviamo un po' di fichi.

E Costas, di fichi, ce ne fa trovare, e anche vino, biologico, lui che da piccolo è emigrato in America e poi, con le figlie grandi, è ritornato a Lipsi, ha messo su una fattoria e vuole imparare dai Toscani a fare il vino biodinamico, ma a Gambassi, naturalmente, e pensare che da casa mia Gambassi si vede proprio bene, lì lì difronte, come è piccolo il mondo


Quella di Costas è proprio una bella fattoria, non manca niente



E dopo la passeggiata, via, l'Ammiraglio che tiene ai bimbi, decreta un sud, per stanotte, se si balla, anche poco, i bimbi si svegliano, si va a Leros, ma non a Parheni, accanto, bene, così visitiamo un altro posto. E Leros è sempre più una scoperta.



Anche per questa volta, ciao, Jaro, ci ritroveremo, faremo in modo. le amicizie, in mare, sono profonde.