lunedì 20 luglio 2015

attese


Ci siamo buttati di là, e subito c'è stato da attendere, ci sarebbe stato anche prima, ma noi cocciuti, paghiamo con undici ore di bolina per fare trentaquattro miglia.



poi c'è Paros, la bella, elegante,  accecante Naussa
mettiamo il naso dentro al porto, vuoto, e ci cacciano via. Motivo:" so se ho posti disponibili solo dopo le sei. Stand by. " Immaginiamo che questa espressione, nel caso specifico, significhi buttare l'ancora a picco corto fuori dal porto, ripeto, vuoto, insieme ad altre tre barche che stanbyano pure loro. Capisco le prenotazioni. No, non le capisco, specialmente in Grecia, però ci posso arrivare. Ma cosa vuol dire, lo so dopo le sei, che son le cinque e mezzo, Speri che ti prenoti ancora qualcuno, in quest'ora??? magari qualcuno di trenta metri che ti ordina le aragoste?
Si butta l'ancora, consapevoli che le sei possono diventare le dieci della mattina dopo. Hanno imparato a prendere le prenotazioni, ma, sicuramente, il greco che è in loro non ha imparato che l'ora consta di sessanta minuti. Non uno in più. Accetto l'ora greca, con spensieratezza, perchè fa parte del sistema, che, complessivamente, amo molto, altrimenti non sarei qui. Ma il sistema non prevede lo stand by, e questo urta. Alle sei, non si muove foglia, comincia, invece, a muoversi il mare. Era previsto, la finestra comincia a chiudersi. Arrivano altre barche, a standbyare, e noi, togliamo il disturbo, cediamo, con piacere, il nostro posto, anche se abbiamo poca acqua, ed il nostro motore si mette in moto con lentezza, a freddo, un consiglio meccanico ci farebbe comodo. Ma si, c'è il rimessaggio sulla baia della punta, chiama, chiama, si va lì, che con questa previsione, dovremmo stare bene.



La baia è affollata, ce lo ricordavamo. Nella chiesetta si celebra un matrimonio. folla in mare, folla in terra. Inoltre ci sono motoscafini velocissimi che trainano sciatori nautici più o meno esperti, e bambini su strani aggeggi che sembrano  le zattere di sicurezza delle imbarcazioni. Il vrooooooom vroooooom dei motori e le urla, di gioia di paura, di avvertimento, la fanno da padrone. Non è proprio il nostro ambiente, siamo scappati da posti così, in Tirreno.
Cerchiamo di ormeggiare davanti al carnayo, ma una fila di piccole boe ci insospettisce. Ci sistemiamo appena fuori. La fila di boe si rivela la rampa di lancio degli acquatici, i motoscafisti si arrabbiano, non possono più far fare evoluzioni ai loro clienti. Uno di loro, in perfetto inglese, si inventa persino che esiste, in corrispondenza delle boe, un cavo sottomarino, ad un metro e mezzo di profondità, e quindi oltrepassarlo, è pericolosissimo.
Ride Yorgo al telefono, ma ti pare, variamo le navi qui, togli l'ancora, vieni, vieni avanti, così, sei passata? Hai visto cavi nell'acqua???  prendi la boa rossa. Domattina arriviamo, alle nove. Alle undici e mezzo - ora greca, ma, noi, si era tranquilli. - arrivano, a remi, con un gommone sgonfio. Yorgo&Yorgo, Stupendi. Mi hanno riappacificato con l'intorno, no, non è ancora cambiato tutto, ho pensato. Controllano il motore, per un'ora circa, dicono, la compressione è un po' fiacca, le nostre barche son tutte così, state tranquilli, fatelo revisionare questo inverno. Non vogliono nulla, regalo loro due fix gelate, se le berranno alla salute nostra e di Acquacheta, dicono, sisi, arriva brutto, potete stare alla boa quanto volete.
 E alla boa si sta benissimo. Siamo a pochi metri dalla spiaggettina, si può gonfiare il tender, andare a remi e chiamare un taxi per la spesa, siamo ridossati, i motoscafi passano lontano, oltre le boe, non arrivano rumore ed ondine, l'acqua è limpidissima e quasi calda, 

C'è Salvatore,  che vara la barca, lo fotografiamo, si ormeggia accanto, deve lavorare, dopo molti mesi. 
passiamo l'attesa della finestra, benissimo.


Ci sentiamo persino utili, con il nostro tenderino a remi, a far da taxi a Salvatore e Daniela, che lo hanno rotto, e lo devono far riparare, prima di cominciare la navigazione. Peccato che un dieci cavalli non si possa mettere sul nostro bombardino. Lo affonderebbe. E allora si va di pagaia, oppure di teleferica.
Per un'attesa così, metterei la firma. Quello che conta è avere tempo, e non avere appuntamenti. Eppure uno, noi, ce lo abbiamo, con un genoa pesante, nuovo.  
appena molla l'ululato e rimane solo il fischio, beninteso, continuo notte e giorno, leviamo l'ancora e salutiamo. Canale tra paros e Naxos e dritti a kufonissi. Lì potremo far acqua finalmente.


ci arriviamo rapidamente, vento in poppa, ma ha ricominciato ad ululare, quest'anno sembra non si voglia rinfrescare un attimo l'ugola, luilì.  son trentacinque nodi, il porto, ad un'occhiata fugace, pare pieno, se posti disponibili ci fossero, sarebbero con il vento al traverso. Il porto è stretto, ci siamo già stati, e c'è da acchiappare una trappa. Con trentacinque al traverso. Non ci pare cosa, preferiamo non far danni ed ormeggiarci in rada, tra i pescherecci, ancora una volta quasi a secco di acqua.
E tra i pescherecci si balla la rumba. Tutta la notte. Il mattino seguente, è peggio. Caro, dobbiamo inventarci qualcosa per l'acqua. Salvi ci ha regalato dieci litri, e ce ne avrebbe regalati di più, se noi, se tu, non avessi fatto il vergognoso.
sotto sale, che ti fa bene. Ordina lui..... a me, che sono l'admiral, e questi ordini mi paiono non pertinenti. Sto zitta e penso.
intanto, il nostro ormeggio tra i pescherecci, comincia a vacillare. Abbiamo cinquanta metri di catena e gironzoliamo troppo. Alle nove, dopo il caffè, decidiamo di spostarci, più fuori, dove si balla di più, ma perlomeno non rischiamo un urto contro ad un peschereccio.
Non è semplice togliere e rimettere l'ancora con quaranta nodi di vento in mezzo ad una moltitudine di barche. Però si fa, vincendo la fatica.
Noooo qui non va bene, urla il capitano di una barca turistica, e ha ragione, siamo nello spazio di manovra dei ferry, e qui, in questo sputo di isola, ne passano almeno quattro al giorno, tutti, di dimensioni ragguardevoli. e si ritira su. Meno male che hanno inventato i salpaancore. Sarebbe stato diverso. O forse no. quando ancora non li avevano inventati, qui, i pochi turisti, li portava il pescatore.
finalmente tranquilli, si fa per dire, l'ululato seguita, si tiran su le capottine per non rimbecillire. Si pranza si fa il caffè.
Avevo deciso di pensare molto, quel giorno, per mantenere il mio ruolo di Admiral, al quale tengo assai.
E soprattutto, di stare molto attenta.
Domedomedomedome...... è andato via un grosso motoryacht dal porto!
Domedomedomedme. sono venticinque, ora, forse venti, non sotto raffica.
Domedomedomedome, tira su, ti porto io.
e ci incamminiamo verso quelle splendide prigioni, che mi vergogno un po' ad usare questo termine, perchè blasfemo, perchè Silvio Pellico si arrabbierebbe, e ne avrebbe ben donde, ma significa semplicemente che ti intrappolano. Sono meravigliose

martedì 14 luglio 2015

Finestre

Quest'anno ho avuto dei dubbi, sul continuare, o meno, il blog. Prima il campeggio, in posti visti e rivisti. "che sugo c'è" direbbero dalle mie parti, a riderscrivere, rimostrare immagini, infondo, tra loro, sempre simili. Però qualcosa, ne è uscito fuori. Magari più introspettivo, legato alle sensazioni del momento, perchè, alla fine, tutti gli anni è diverso. D'altra parte non sono un reporter, non devo documentare, non devo e basta, soprattutto.
poi, vinciamo l'indolenza, tipica dei luoghi e delle atmosfere accattivanti, e decidiamo di andar di là. Nel nostro mare 50 miglia fanno ridere, se ne faceva duecento in un botto, senza batter ciglio. Bastava organizzarsi, cara, il primo turno lo fai tu, sisi, caro, son ben sveglia, e così, a correre, anche nelle ore diurne. Il male di incontrarsi per una mezzoretta, ogni tanto, fare un caffè insieme, berlo, a turno, ogni tre ore. La solitudine delle calme piatte, dell'umido notturno, un libro, un po' di musica, tanto, si sta insieme sempre, quelle ore intime son preziose. Si, ogni tanto, le flotte di pescherecci, le lampare, la mamma grossa e i piccolini intorno, che a momenti non capisci nulla, percheè lei è ferma, magari con le luci di navigazione accese, ed intorno, lucine impazzite che vanno a destra e a sinistra. Radio accesa, pronti a sentire grida di attenzione. Finito lì.
 qui, è un pochino diverso.
duecento miglia di fila, in due, non le fai. Se ti vuoi bene. ne puoi fare quaranta, e son giaà troppe, se devi risalire, perchè diventano ottanta. Non c'è umido, no, ma ci sono altre cose. Si chiamano onde. 
Quindi, se devi andare di là, ti occorre una finestra. Di almeno due giorni. uno e mezzo, và. Ti prendi una botta a partire, di qualche ora, ed una ad arrivare, ma nel mezzo ti sei riposato, e magari riesci anche a fare una sosta, cenare, per esempio, ridere insieme, e accucciolarsi, in due nella cabina, comodi, e magari, riesci pure a farti un giro in Fb.
Approfittiamo quindi della prima finestra disponibile, e attraversiamo





Levita è un semaforo. È come un rifugio alpino, quello che necessita per spezzare un tragitto. Ed infatti, l'ho trovato sempre  gremito. Claudio, Con Monica, che era a Patmos e deve andare a Mikonos, quindi progetta una giusta rotta verso Ikaria, cambia idea all'ultimo minuto, senza dircelo, e quindi li vediamo arrivare nella famosa baia del pecoraio, urlando allegramente, Alessandraaa Domenicoooo. E pensare, che quando avevo visto arrivare quella barca lì ho pensato, ma guarda che bella, piccola, compatta, elegante, marina, come piace a me. 


la baia di levita è un bunker. Sicurissima. Solo un po' di onda fastidiosa, anche se non pericolosa, quando è Ovest teso. Ecco, abbiamo l'Ovest teso. Le finestre, anche quando si aprono, non è detto che si faccia un po' di fatica, ad aprirle. Controvento. 
Che belle queste sorprese. C'è l'ondina, e per incontrarci, e cenare insieme, bisogna gonfiare, e poi remare. Nessuno possiede il motore. Il pigro T. fa anche questo, per la compagnia di Claudio e Monica, e fa bene. Lo vedo veramente contento.


la tappa successiva è Denussa. Saltiamo Amorgos per evitare i suoi effetti rimbalzanti. Dice che è nord ma è falso. È quasi Ovest, il vento viene proprio dalla direzione della nostra meta. E non è affatto poco. La finestra è aperta, ma le persiane sbattono.
Nel giro di mezzora, tra le sette e trenta della mattina alle otto, Levita si svuota. Partono tutti, rimane solo Adventure, pigra. Quelli che vanno ad est issano i fiocchi e, sparati, si allontanano.
Quelli che vanno ad Ovest, tornano indietro.
Oioioi, penso io
Oioioio, dice ad alta voce il T, mentre issiamo la randa, sotto raffiche a venticinque nodi, con l' isola a ripararci dall'onda grossa.
Forza e coraggio, facciamo un bordo fuori, allontaniamoci da quel diavolo di Amorgos, che ci devia l'onda e ci aumenta il vento.
Ore, ore, ore. Ed Amorgos sempre lì. Incombente. E pure lunga. Troppo per i miei gusti.
undici ore di bolina con l'onda alta ed incrociata, non sono il massimo, nella vita. Tutto per percorrere trentaquattro miglia. Ci grazia alla fine, l'ultima ora. Caliamo tutto ed andiamo ad ormeggiarci in questa baia incantevole, dove siamo soli.
Mi sa che Claudio è rimasto a Levita, gufa il T.
Ma noooo, son sicura che arriva.
Eccolo, no, non è lui.
Ohh, è questo, no, non è lui. 
Siamo già in tre. 
Sisi, questo è lui. Al tramonto. Nella tranquillità più assoluta. Il vento, non parla.
Il mare è piatto. La prima volta in più di venti giorni.
La finestra c'era. Qualche burlone l'aveva spostata di alcuni metri. Perfidi architetti!





























venerdì 10 luglio 2015

campeggiatori




Quest'anno, è cominciata così. S'è detto, abbiamo un sacco di tempo davanti a noi. Questo era vero. Ma tutto è relativo. παντα ρει, dicevano, da queste parti, ed anche il nostro tempo scorre veloce. Poi. Sarà perché sono tre anni chi navighiamo in queste acque, sarà perché abbiamo un anno in più, io, me ne sento addosso sette, in più, ma dice che la cosa poi si stabilizza, sarà perché abbiamo, cercandoci, ritrovato i nostri amici olandesi con i quali, due anni fa, abbiamo passato giornate autunnali indimenticabili, in questa luce surreale, insomma, per venti giorni abbiamo campeggiato. Dimenticavo un particolare. Lui, il Meltemi, in Dodecanneso ha deciso, a Giugno, che doveva farsi sentire, perché lo scorso anno, no, ne aveva avuta poca voglia. Bisogna garantire la presenza, questo ha soffiato , con forza, nelle nostre orecchie, pensando forse che eravamo sordi. Ho provato a rispondergli, a Lui:" si, il T. forse, un pochino, ma io ci sento benissimo, non insistere per favore. " Ma Lui voleva assicurarsi che tutti avessero capito, compreso il T. e forse anche qualcun altro perché qui, a giugno, a bordo, anzi ai vari bordi, l'età media è altina, ed i timpani non sono propriamente elastici.
Insomma. Leros, Arcanghelos, Lipsi plati yalos, Arki, lipsi ancora, ma al porto, Lipsi ancora ma koklaura, Leros Lakki, Leros Xerocampos. Con il T. guardiamo le rotte dell'anno scorso. Nello stesso tempo avevamo percorso il 90 per cento delle Cicladi ed inserito almeno 35 nuovi Way Points. Il T. scuote la testa, un po' avvilito, forse pensa di non avere più l'età.
Provo a consolarlo, apportando motivazioni:
" Tesoro, Lui non ci ha dato un momento di tregua".
Scuote la testa.
"tesoro, c'erano gli amici che dovevano tirare su la barca il primo luglio, e con questo vento non volevano allontanarsi troppo dalla zona"
Scuote la testa.
"tesoro, dovevamo aspettare quel pezzo del fuoribordo"
Scuote la testa , per inciso il pezzo non è ancora arrivato.
"tesoro, avevamo mezzo fissato con il velaio di Bodrum, per i primi di luglio"
Scuote la testa, anche se, alla fin fine, questo campeggiare è tornato utile perchè il velaio, a bordo, è venuto veramente, e ci ha preso le misure per un fiocco con i fiocchi.
"tesoro, ma ti eri quasi maciullato un dito. Dovevamo andare all'ospedale, e poi, non lo muovevi, e a me la randa, chi me la tira su??? Dove è il mio meraviglioso prodiere???"
Questa volta, non scuote la testa, finalmente, cominciavo anche a preoccuparmi, ma ammette: " beh, sei stata brava, io, all'ospedale non ci volevo andare, invece, mi hai fregato con un trucchetto dei tuoi, e hai avuto ragione. In effetti, questo riposo, mi ha fatto bene, dopo l'intervento della bella dottoressa mora e forse anche un po' baffuta, ma rapida, efficace e pure spiritosa.
Bene, superato lo sforzo di convincere, ed autoconvincersi, che in fondo ce la potessimo  ancora fare, ci siamo goduti queste belle, pigre giornate, accompagnate da un'unica costante, l'ululare del vento, notte e giorno. Incontri voluti, incontri improvvisati. Alla banchina comunale di Leros sono venuti ad accoglierci in otto. Raffaello, Mario, Ingrid, Hans, la Rosanna, Franco e Teti, e poi la Nicla, che ha detto:" bah, e ho visto arrivare una barca dove si vociava e si faceva casino, e mi son detta, quella è l'Alessandra". Accoglienza stupenda, in Italia non mi era mai capitato. Come non mi era mai capitato di fare tavolate di dieci, dodici, quattordici  persone, tutte in barca, tutte vicine, dove si parla inglese, greco ed italiano. Sarà che siamo stati sempre un po' orsi, sarà che non abbiamo mai frequentato associazioni o club nautici, sarà che stiamo cambiando, ma qui, siamo proprio come a casa. Non l'Italia. La casa, quella nostra, dove si invitano le persone che ci piacciono, e dove tutti sono a loro agio.
A Xerocampos, eravamo soli.



Noi, le papere, e tante barche intorno.
Campeggiavano tutti.
Beh, non siamo gli unici, si è consolato il T. osservando come il supermaramao - noi lo si chiama amorevolmente così - e lo swann rispettivamente ormeggiati alla nostra destra e sinistra, praticamente non avessero equipaggio a bordo, dal momento che lo stesso passava le intere giornate transitando dal lettino sulla spiaggia alla sedia del tavolino sotto la pergola della taverna. 
A bordo di Acquacheta, confrontando le situazioni, ci siamo sentiti dei pionieri. Basta poco per sollevare il morale. Beh, alla taverna siamo andati anche noi, un paio di volte, perchè lui, l'oste, non voleva assolutamente farci pagare l'ormeggio, e noi a dire, ma, 
non abbiamo il tender, c'è vento, lui, non può remare, e qui mi sono vergognata, perchè avrei potuto remare io ma il T. non si fidava, insomma, è finita che bastava fare un fischio e dal moletto partiva una barchina a prenderci. Che lusso. Quasi imbarazzante. 
Il giorno del Referendum, sotto alla pergola, c'era una grande festa. musiche, canti e sirtaki a sfare, ballato sui tavoli. Osservavamo questo dal nostro palco sul mare, attaccato alla boa, e ci siamo detti: quando andiamo a cena, chiediamo aggiornamenti, dovrebbero già sapere qualcosa.
Non sapevano nulla, evitavano proprio la domanda. Abbiamo quindi smesso subito, di domandare. La festa, era altra cosa, e non c'entrava nulla, con gli accadimenti politici.
dopo quattro giorni, l'ululato si è affievolito. Appena appena. Ci ha chiamato Claudio, sto andando a Patmos, poi vado a Mikonos, venite?
Si, basta fare i campeggiatori. Torniamo navigatori.

mercoledì 24 giugno 2015

ad Arki sempre un gran riflullo

ò

Risiamo qua, in questa isola che per noi, non ha più segreti, Avendola girata in lungo ed in largo, per mare e per terra (terra, io) svariate volte. Ci vuol poco, essendo, quest'isola, piccolissima. non scatto, né pubblico, per questo motivo, panorami. Già fatto. E mi sono stufata. Da plati gialos, Lipsi, a qui, son forse cinque miglia. Che faticaaaaaaaa. Si, vabbè, ci son venti nodi sul muso, un duro lavoro, comunque. Arriviamo, quindi, distrutti, e pure infreddoliti. Sono le 11,30 del mattino, l'ora migliore per ormeggiare in questo "angusto" oppure "Augusto" (che è lo stesso) riparo. Tutto calcolato. Ci dovrebbe essere posto a sfare. I calcoli, a volte, dovrebbero essere gettati nella pattumiera. 
never know....  molo pieno. Un solo posto vacante, non malissimo, si riesce a buttare l'ancora sulla sabbia, e le rocce, la catena, le sfiora appena. Noi siamo due barche, però.
" ma porca miseria, son diventati tutti campeggiatori, quest'anno????" esclama il T.  "proprio ora, che volevo essere un po' campeggiatore anche io, questo navigare, navigare, navigare, manco fossi Ulisse. Il quale, peraltro, era più giovane di me, quando ha smesso."

Caro, noi siam piccini. In qualche modo..... Fai ormeggiare Hans, Ci guadagnamo una cena.
Il T. è d'accordissimo, e Aeolus ormeggia, non senza urlarci, attraverso la voce dell'Admiral Ingrid che, nel frattempo, mollava catena "non vi abbandoneremo!!" E mentre l'admiral ci lanciava segnali fraterni, il T. confabulava con il pescatore in arrivo, nel frattempo le raffiche spazzavano l'acqua e la barca girottolava in quasi autonomia; si, quel pescatore con il berretto in testa ed i capelli lunghi, e la microscopica cagnolina sempre al seguito - che ama più di una fidanzata- Along Side, where the ferry comes!!!!

Il T. adora gli ormeggi all'inglese, specialmente se il vento ti tiene discosto dalla banchina di cemento, le cime son pronte e mi preparo a mezza barca, pronta a saltare, cioè, sto per saltare, non senza essermi assicurata che:
a) la cima sulla bitta va bene
b)passa sotto alle draglie e non fa giri strani
c) ho indosso le scarpe

" ma tu sei Alessandra!, Alessandra Pei!"
sorrido, quasi in trance dalla sorpresa,  perchè questa proprio non me la aspettavo da un distinto signore a piedi scalzi sul bitorzoluto cemento del pontile, e.... perdo l'attimo, mentre il T. mi urla le cose più terribili.

"siiiii, son io."  correndo a prua, per fortuna che c'ho le scarpe, a gettare la cima a quel signore che mi conosce, ma, io no, non lo conosco, e mi sento molto in colpa.

mentre lui tira  - menomale - ed io recupero, conversiamo a tratti, Si, non ci conosciamo, ma hai scambiato qualche parola in internet con mia moglie e lei  ti ha riconosciuto dalla fotografia.
Il vantaggio di possedere riccioli naturali. E, di essere occhialuta. Segni inconfondibili. W. le donne, e la loro attenzione. brava Rosanna!!!
Rosanna, Franco e Teti, la cagnolina che mi ha fatto quasi piangere dalla nostalgia, sono un meraviglioso trio. Non aggiungo altro.
beh, forse qualcosina.... le immagini parlano da sole, doveva essere un aperitivo, ed invece era un calesse pieno di ben di Dio. La Rosanna sa fare un sacco di cose, non solo il marinaio. Mi sa che ho incontrato un altro, vero admiral.


mentre sistemiamo meglio l'ormeggio, arriva Tripas, a braccia aperte. Indossa un cappello nuovo, un panama, direi, che gli conferisce un'aria seria ed autorevole; si, dice, ormai sono nonno, indicando un paperottolo biondo, in braccio ad una signora, sotto alla pergola della sua taverna. Lui è mezzo Greco e mezzo Tedesco, dice orgoglioso, ammiccando al grano dei capelli. Poi Son baci ed abbracci sul molo.
Domattina alle 11 e 30 arriva il Ferry, dovete andare via, o spostarvi, se qualcuno libera il suo ormeggio. Oppure vi potete mettere accanto alla mia barca, là, sul moletto di fronte. Poi, alle due e mezzo ritorna, per poi andarsene, definitivamente, nella giornata.
Penso a queste  ore 11,30 greche, che si dilatano nel tempo, al Ferry, che, gli anni scorsi faceva numeri in seconda fila con il comandante che trasportava sacchi di patate saltellando da un'imbarcazione all'altra. Penso poi che noi siamo piccoli, il Ferry è sì, sportivo, ma forse si scuorna un po' ad accostare a noi, e lo capisco. Penso anche che il tempo di permanenza del ferry sul molo consiste al massimo in cinque minuti, in fondo è un postale che scarica merci e i turisti di terra, con le valige,  sono pochissimi o nulli. con il T. ci guardiamo in faccia e all'unisono comunichiamo a Tripas:" Non ti preoccupare, alle 11 accendiamo il motore, così abbiamo anche vino fresco per l'aperitivo, ed alleggeriamo l'ormeggio. Appena si vede comparire il Ferry ci allontaniamo, aspettiamo qua fuori, e appena se ne va torniamo. Ripetiamo tutto alle due e mezzo, nessun problema



Il ferry arriva alle 11, ma era tutto calcolato. Si va, si girottola in mezzo al fiuuuuuu fiuuuuuu del vento, e si ritorna. Ad accoglierci, una folla. Le nostre manovre allietano le  immobili ore del mattino,  costituiscono un diversivo per la comunità sparuta di barche. Ci ormeggiano gli altri. Noi, non facciamo nulla. Tripas dice. Vi ho messo un po' più avanti perchè ora arriva una barca turistica, ad ormeggiarsi dietro a voi. Questo vuol dire che non dovremo uscire di nuovo fuori, alle due e mezzo. Il ferry si ormeggerà a lato della barca turistica


E così è stato.
La barca turistica va via ed arriva Nicholas. Son di nuovo baci ed abbracci sul molo. E tutti a vedere la nuova bambina di Nicholas, mezza Greca e mezza polacca, e a bere un bicchier di vino.
Che altro raccontare, di questi noiosissimi due giorni passati in questo buco solitario, senza acqua e senza energia. Pensare che bisogna inventarsi dei lavori, per non soccombere al tedio e alla pigrizia. Persino piccoli problemi altrui diventano l'occasione per passare qualche momento, muovendo le mani e tenendo in esercizio il cervello. 
E così tra uno sbadiglio ed una dormitina, Franco e Carlo, hanno rimesso a posto la frizione del nostro salpaancore. 


Qua, non ci sono discoteche, animazioni. Solo un po' di sedie colorate. A movimentare le serate, anzi, le nottate, topi che si introducono in barca, saltandoci dentro da piccoli pertugi lasciati aperti, inavvertitamente. Pof! fa il topo che precipita sul pagliolato. La caccia grossa al topo è lo sport in voga quest'anno, ad Arki, altro che kitesurf. Non veniteci, assolutamente, è di una noia mortale. Poi devi spostarti, arrangiarti, Ma, infine,  senza corrente, senza acqua........ no, una vera tortura. 
Porca miseria, che mi succede??? Cosa è questa strana sensazione che provo? Sto trasformandomi nell'incredibile Hulk?????? 
Nasoooooo, smetti di crescereeeeee, poi non posso più mostrare il mio elegante profilo sinistroooooo.








venerdì 19 giugno 2015

Leros. Domenico Mikanovios


Questo è il secondo anno che siamo di base a Leros. Dopo, non si sa. I programmi, oramai, sono delle pie illusioni. Di per certo, rimarremo in questo mare, che, pur con le sue asperità, offre qualcosa che altrove, in questi ultimi anni, non abbiamo trovato, e, che ci piace.

Leros è un'isola del Dodecanneso, sconosciuta ai più. Ai turisti di terra, intendo. Chi va per mare, la conosce sicuramente. Ma, anche loro, a volte, i naviganti, se vi capitano per la prima volta, senza viverla, almeno qualche giorno, rischiano di prendere un abbaglio. "Accidenti, sono arrivato a Tirrenia! " Ha esclamato il mio amico Claudio, mentre la barca si avvicinava a Lakki, ed i palazzoni Bianchi, di tipico stile fascista, svettavano sopra i pini, le tamerici, gli olivi. Insomma, erano cospicui e dicevano, si, hai centrato il Way Point, spengi quel gps, fai come si facevaunavolta e non sprecare batterie inutilmente.

Da vicino, poi, questi palazzi appaiono abbandonati, fatiscenti. O meglio, gli occhi vedono, per primi, quelli abbandonati, fatiscenti. Chissá perchè, gli occhi, ci vogliono male. O bene. Forse, in Grecia, nell'Egeo remoto, vorrebbero solo farci vedere casine bianche e blu, e chiesette, arroccate sui monti, sedie multicolori, tovaglie a quadretti, ninnoli e parei di seta che sventolano in aria, nelle botteghine. Il blu del cielo, lo smeraldo del mare, il bianco dei sassi e delle poche spiagge. Leros anche no. è verde, di alberi e di campi. qualche sedia colorata, i parei (pochi) in vetrine riparate, indossati da manichini. Come da noi È vivo. Abitato tutto l'anno da molte persone, e questo, si percepisce, vivendoci qualche giorno. Ti accorgi che quel palazzo bruttissimo è una scuola vociante di adolescenti. Quell'altro è una galleria d'arte. Quell'altro ancora, la sede di mostre fotografiche. quell'altro.... un centro commerciale, no, non come lo intendiamo noi, ma una sfilza di negozietti dove vendono tutto. Alcuni accessori per la casa, altri, ferramenta, altri, arie condizionate, altri computer, altri, stereo e Autoradio. Altri.....non è possibile, una clinica odontoiatrica, a Leros, e pare funzioni anche bene, per cose complicate, così mi hanno detto Cettina ed Enzo, una sera, sulla barca di Piera e Loris (loris lo conoscevamo 25 anni fa, per lavoro, e per regate a bocca d'Arno, come è piccolo il mondo). Tiro un sospiro di sollievo. Il dente molto malato, che non avevo fatto in tempo a curare in Italia,  mi sta concedendo una gradita tregua. Forse proprio perchè ha saputo che anche qui esiste qualcuno che può intervenire su di lui, senza estrarlo. Dente, tiè. Ti sistemo io, e ti sistema Leros.

Arrivo dal T., un mercoledì notte. Distrutta. Dalle cose dell'Ovest. Dormo due giorni interi, cullata dal din  din familiare del lazy jack sull'albero. Poi, però, cominciano i lavori. A Leros si sta per lavorare, mica per poltrire.


Abbiamo trovato, in paese, una catena italiana, in acciaio galvanizzato, con tanto di certificazione. La marca, è di quelle note. Che bellezza, possiamo sostituire la nostra, ormai tutta rugginosa e, soprattutto CORTA. No, altri due giorni e due notti nelle cicladi, con 55 nodi di vento, alla ruota con rocce o altre barche sempre lì, incombenti, a girare come una trottola sempre a sentire uno scossone e poi STUMP prima a mano destra e poi a mano mancina, non ce li vorrei più passare. Anche se poi, si fa l'abitudine a tutto e la stanchezza prende il sopravvento. Le lezioni servono. Le voci delle esperienze passate vanno ascoltate. Le orecchie, in Acquacheta, son sempre dritte, come quelle dei cani.
100 metri son pesanti, però, soprattutto se non te li possono scaricare davanti alla barca. Si lanciano messaggeri, si fanno pochi metri alla volta. passo passo. Peccato che così da 100 son diventati 500, prendendoli a piccole dosi.


Meno male che a cena non devo cucinare e lavare i piatti. Rosa e Manolis ci accolgono a braccia aperte, e, come sempre, ci trattano come figli. Una volta si paga (pochi euro) e una volta no. La conversazione è, rigorosamente, con loro, in greco, non sanno neanche una parola di inglese, e forse conoscono quattro vocaboli in italiano. Faticoso, ma anche di grande soddisfazione. Annoto tutti i nuovi vocaboli imparati sull'ipad, con la traduzione. Mi piace più che consultare il dizionario.
DOMENICO MIKANOVIOS esclama manolis vedendoci arrivare con lo scooter, lui, non abituato a vederci così attrezzati. Merito del motore fuoribordo ormai morto e la distanza che separa l'ormeggio di Acquacheta, proprio sotto al fanale verde d'entrata, dalla taverna di Rosa e Manolis. Al T. non garba camminare, cede alla tentazione di un motorino a noleggio, e diventa così un Biker, un Mikanovios, appunto.


Dueparole sulla Kritikos Taverna sento il dovere di esprimerle, per gratitudine, per affetto, e anche perché penso di fornire un'utile informazione a tutti coloro che sbarcano a Leros. 
La taverna si trova proprio di fronte all'entrata del marina di Evros. Rosa e Manolis, fino all'anno scorso, facevano solo polli arrosto, e cuocevano due uova ai pescatori che d'inverno, tengono le loro barchine lì davanti. Una taverna invernale, quindi, ricavata nel garage di casa con tanto di pavimenti di graniglia e arredamento anni 50. Poi, per dare una mano ai figli, hanno costruito un fuori, estivo. Che non riescono a valorizzare. Non si sanno far vedere. Ho detto: " rosa, qui vi conoscono solo per il pollo, per il kotopoulos, fai delle foto ai piatti che cucini, ed esponile fuori, grandi, con i prezzi accanto".


che so, minestra di fagioli, fasolakia, e polpo in agrodolce


Moussakà saporitissima e leggerissima, e polpette di zucchine


insalata dell'orto, verde , marouli, appunto, con olive e cipolle, sempre dell'orto, condita con salsa di olio di creta, mostarda e lime, dell'orto anche quello. E tante altre cose, che, se uno entra un minimo in confidenza, può anche andare a controllare in cucina, scoperchiando le pentole. Certo, bisogna affidarsi a quello che ha cucinato lei, quel giorno, e buttare da una parte lo scarno, stereotipato menù, ma funziona sempre.
Se qualcuno vi capita, faccia pure il nostro nome, le pentole potranno essere scoperchiate senza indugio.


La generosità di queste persone è enorme. Chiediamo di comprare dell' olio dei loro olivi di creta, e dobbiamo inventarci teatri metafisici per pagarlo. tutte le sere, il mikanovios porta in barca un presente, quando il basilico, quando l'aglio, quando il formaggio caprino (e lì, c'è stato veramente da combattere).
Insomma. Amici. 


Fare cambusa a Leros è un godimento, specie se si è mikanovios. Salendo un po' nelle stradine esistono negozi di frutta e verdura levantini, pieni di colori e di ogni ben di Dio. Mancano solo gli specchi a raddoppiare la scena, e ti sembra di essere a Tunisi, oppure a Creta. Eppoi quest'anno ha fatto la sua bella entrata un negozietto che macina un caffè per la Moka, profumato e squisito, e vende vino bianco biologico molto buono. 
I lavori son terminati, non saremo mai perfetti, ci sarà sempre qualcosa che non è per il giusto verso.
Gigi e Nicla, tornati da Amorgos, ci aspettano ad Arcanghelos. Il piede marino ancora si deve riprendere, lottiamo in rada per armare le vele, e si va.


Ha ragione Francesca quando definisce, questo grande luogo, questa combinazione di sassi, vento, cielo e mare, quartiere Egeo. Tutti insieme e poi ognuno a casa sua, e per la sua strada, per ritrovarsi, poi, prima o poi. Stupendo.


e suonare il violino con il proscutto, in rada, l'ho visto fare solo qui



Ad Arcanghelos.





giovedì 11 giugno 2015

È DIVERSO

i






Quest'anno é diverso. Sono capitate tante cose e, quasi nessuna, gradevole.
quest'anno è diverso. Sono diversa io, mi sento vecchia, loffia e cagionevole, ma ho scoperto che, se voglio, trovo da qualche parte energie e lucidità per affrontare le situazioni peggiori, non credevo, e mi congratulo da sola.
Partire é stato diverso, però non tantissimo. È stata una evoluzione degli anni precedenti, una tendenza in aumento, delle ansie, per quello che si lascia, preoccupandosi di lasciarlo al meglio, e per quello che si ritroverà, al ritorno, sapendo che , su questo, non si può fare nulla, se non evitare di partire. Fuori discussione. Diverso sì, ma non esageriamo.
Persino l'arrivo in Grecia é stato diverso. Il volo per Kos non era gremito, anche se la compagnia è passata da due ad una partenza settimanale e l'autobus per il porto era vuoto. Anche la città era vuota, pochissime biciclette, pochissime gambe al vento; all'approdo nel porto vecchio, due gullit e tre barche a vela, interi tratti vacanti. 
Ma diversissima è apparsa la folla in attesa del traghetto, quello che va ad Atene, facendo tappa in varie isole del Dodecanneso e chissà quali altre. Valigie colorate, pantaloncini corti, tuniche a fiori, sandali ornati da finte pietre preziose, pelli bianchissime o scottate dal sole, capelli biondi giovani  o bianchi, maturi, voci anglosassoni oppure vichinghe sono stati completamente sostituiti. Al loro posto pelli scure, ma non sempre. sguardi comunque scuri, severi, anche se con il sorriso sulle labbra, spesso riparati da enormi occhiali da sole. pantaloncini a fiori, jeans al polpaccio, tute da ginnastica. Scarpe da ginnastica. sempre. Poche donne, metà velate e metà no. Se ci sono le donne ci sono anche i bambini, riccioli scuri, riccioli chiari, ma sempre riccioli. amatissimi, coccolatissimi, fotografatissimi. Dalle mamme, dai babbi, dagli zii, dai nonni. Pochissime le valigie, pochi gli zaini, molte borse e fagotti di tela e plastica. non sono turchi, non sono greci, non sono zingari. Sono felici. Ridono per un nonnulla e fotografano tutto con i telefonini: le mura di Kos, i traghetti in arrivo, l'andirivieni di motrici che caricano a bordo i containers enormi, e manovrano come delle cinquecento, vicinissime tra loro senza mai sfiorarsi, la costa Turca, sisi, è turchia, no, non Marmaris, è Bodrum, thank you. Il tramonto, il mare.
Acquacheta non è diversa. Lei no. scendo la scaletta, ammiro i disegni del T. che, invece di far lavori nell'attesa, con la scusa che era in drydock con ll'acqua e corrente lontane, ha dato spazio alla sua vena artistica, tesa ad esprimere tutto il sentimento di mancanza. questa sì che è una bella accoglienza. 





Sono a casa, e mi passa anche il mal di denti. Sisi, qualche problemuccio esiste.  il motorino del tender è morto, chissà quando arriveranno i pezzi di ricambio. Vabbè per quello che si usa. ah, anche il telecomando del salpaancore è morto, se è un contatto e si ripara bene, sennò va bene lo stesso. poi il teak, le vele, i tendalini. È stata una entusiasmante sensazione, addormentarsi  con il familiare e dolce  tin tin che fa il lazyjack picchiando sull'albero, e svegliarsi a giorno fatto, senza interruzioni. E poi, la mattina dopo, gli abbracci di Manolis e di Rosa, e il vino, e la feta, insistendo per pagare. I lavori ??Avrio, insieme, cominciando dal più semplice. questa bandiera un se po' vedé.




martedì 16 settembre 2014

Agathonisi. Son cose serie, finiscila di far poesia




È questo ciò che mi ha detto Domenico, appena ho cominciato a leggergli la bozza di quanto avevo scritto. Si perchè il blog, di solito, glielo leggo dopo averlo pubblicato, ma questa volta avevo bisogno di un censore, e lui è molto severo. quindi, ricomincio d'accapo, dal titolo, poesia poca, non c'è niente da esser poetici, però qualcosa l'ho, l'abbiamo vista, quindi la dovevo scrivere.



Ad Agathonisi, il porto è un non porto. È un molo di cemento dove attracca il traghetto e dove risiede l'ormeggio della Guardia Costiera. Poi c'è un cosiddetto "ormeggio degli yachts" dove pochi si azzardano ad accostare, perché bassissimo di fondale, e quando arriviamo noi, infatti, non c'è nessuno.


Sono tutti fitti alla ruota davanti alla spiaggia, altri, a grappoli di terze file, sono accostati all'ormeggio del traghetto, perché, si urla dalla banchina, tanto fino alla mattina dopo, alle undici, non arriverà. L'ormeggio della Guardia Costiera è vacante. 
Non ci va di andare in terza fila, non ci passa neanche per la testa di andare ad occupare lo spazio della Guardia Costiera, quindi buttiamo un'ancora nel gruppo, attenti a non accavallarci con le altre catene.



Gli abitanti di Agathonisi, son gente tosta, pescatori pastori/ ristoratori.
poche stanze in affitto, tante capre.
E a Yorgo (George, come ha chiamato la sua taverna, non mi piaceva, l'ho chiamato così e lui ne è stato felice) abbiamo chiesto, aspettandoci una risposta, che poi si è rivelata completamente errata:" e durante l'inverno dove andate, Samos, Atene?"
Un sorriso malinconico, e poi :" No, dovrei andare ad Atene, per curarmi i denti, ma non posso. Qui ci sono le mie capre, che d'estate sono libere, trovano da mangiare. Ma l'inverno? Non possono stare senza le nostre cure. E qui mi zitto, e dovrò zittirmi molto, in queste due intense giornate.

Intanto the Harbour Master, molto educato, veramente, ma secondo me anche un po' a digiuno di ormeggi alla ruota, ci aveva fatto levare l'ancora e metterla un po' più in là, perchè, secondo lui, eravamo un po' troppo vicini alla banchina della Guardia Costiera. Ciò poteva anche essere, ma perchè non ce lo aveva detto prima, quando, anzi, penso malignamente io, vedendo una donna al timone al secondo tentativo di ancoraggio, aveva chiesto, premuroso:" avete problemi????" nooo, assolutamente, abbiamo rifatto la manovra per lasciare libero il passaggio alla motovedetta"

No, non vi preoccupate, qui va bene, basta che stiate attenti nei prossimi cinque minuti, arriva un piccolo ferry. Stiamo attenti, e dopo i cinque minuti greci il Ferry arriva, non quello di linea ovviamente, e va ad ormeggiarsi da tutt'altra parte. Arki ci aveva abituato a questo tipo di manovre, il Ferry piccolo ormeggia dove gli torna comodo, anche in seconda fila, a volte.
Eppoi dopo due ore, non andava più bene, il nostro ormeggio, dopo il Ferry intendo. Nessun problema.

Insomma, ci spostiamo di nuovo per lasciare acqua alla motovedetta, ceniamo molto degnamente da Yorgo, e presto, ce ne andiamo a dormire. 

La mattina seguente, ci alziamo intorno alle otto, avevamo programmato un giro per questa isola, molto affascinante, nonchè una sosta in un diverso rifugio, senza strade e senza case, e, dopo il caffè, mettiamo il naso fuori. 

L'Harbour Master, augurando a tutte le barche all'ancora un buon giorno, invita gli equipaggi ad andarsene, perchè sta arrivando il Vero Ferry. Beh, con congruo anticipo, penso tutta imbambolata, mentre Domenico afferra il binocolo e mi dice, con tono grave:" Sta arrivando la motovedetta. È carica di cose, cioè, sembran cose, da quanto sono tante e ammassate, ma sono persone". Ed è un attimo, la motovedetta con i suoi baffi a prua, attracca con agilità, non disturbiamo affatto, e, tra le voci a toni alti dei militari, sbarca una quantità abnorme di persone. Non ho scattato fotografie, per pudore. Non sono un reporter e non ho il dovere di documentare. 

Mi dà un enorme dolore assistere, impotente, a queste vicende, dal mio yacht, anche se è solo di dieci metri.

Ce lo avevano detto:" Agathonisi é diventato un posto adatto agli sbarchi. Li mollano lungo le coste turche, e li mettono a bordo di canottini da bambini, quando tira il Meltemi, così è il vento, a condurli in Europa. E poi gli lasciano, sul canottino, dei coltelli affilati, non per uccidere, no, almeno, non è quello il primo scopo, bensì per squarciare la loro imbarcazione di fortuna, quando una qualsiasi altra imbarcazione passa loro accanto. A quel punto sono da considerarsi a tutti gli effetti, naufraghi, e se li lasci in mare poi, a parte il fatto che diventi perseguibile per legge, ma questa è la cosa minore, ti rimangono vita naturaldurante sulla coscienza, se non li prendi a bordo."

E canottini affondati sugli scogli, ne abbiamo visti, nella rada di Poros.

Vengono dalla Siria, dall'Afganistan, da paesi in guerra.
E tu non puoi fare nulla, se ci provi c'è caso che ti infili nei guai. 
anni fa, quando si andava a passare le vacanze veleggiando alle Egadi, si arrivava fino a Pantelleria, ma Lampedusa, Linosa, no, il pensiero, ascoltando, a quei tempi, il canale vhf 16   ed i lanci quotidiani di May Day, tutti provenienti dal tratto di mare che separa la Libia da Lampedusa, era:" ma se scopriamo di esser vicini, che si fa???? È ovvio si salvano, si trainano. 

O provatevi a trainare, con una barca a vela, un'imbarcazione stracolma di persone disperate, assetate ed affamate, che ad ogni onda rischia di rovesciarsi, e quindi bisogna andare ad 1 nodo all'ora. Oppure. Pensate di stare accanto all'imbarcazione, e, chiamando le varie guardie costiere, mentre le aspetti, cercare di rifocillare tutti, acqua e cibo, difendendosi da coloro che tentano di salire a bordo, magari ci son bambini piccoli, e che fai, non li fai salire????? E non fai salire la mamma? E non fai salire il babbo, ma allora cominciano a voler salire tutti ed è un casino. E poi le Guardie Costiere, allertate, che non si fidano, leticano tra di loro, ti fanno il terzo grado, e poi decidono tra di loro chi deve intervenire, arrivano, e ti rifanno il terzo grado e poi devi seguirli fino al porto dove per tre giorni almeno, ti ricontrollano tutto e ti rifanno il terzo grado, mica perchè son cattivi, ovvio, ma questa è la prassi e tu potresti essere identificato come un pericoloso mercante di uomini.
Mi verrebbe di aggiungere altre cose, su questo argomento, ma ho paura di strafare. Quindi mi zitto